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Archive for July, 2005

There’s nothing wrong with the bloody…

Wednesday, July 20th, 2005 by

Kirk: Take us out.
Chekov: Very good, sir.
Scotty: Brought a tear to my eye.
Kirk: Oh, be quiet.

Sono sicuro che anche lassù avrai trovato la tua sala motori, right where I left it, sir! e che in questo momento starai borbottando they don’t make them like they used to e starai cercando the right tool for the right job!

Addio, Scotty, parting is such sweet sorrow. Don’t we hear the chimes at midnight?

Batman Begins

Thursday, July 14th, 2005 by

Batman è un personaggio di cui potrei discutere per ore. Ma cercherò di limitarmi. Tanto per cominciare, non esistono due interpretazioni uguali dell’uomo-pipistrello che è passato con sconvolgente facilità da violento giustiziere della notte a rassicurante supereroe per famiglie, da surreale fumettone pseudo-fantascientifico a icona televisiva pop, per tornare poi alle sue origini di vigilante gotico e infine approdare al Cavaliere Oscuro di Frank Miller. Inutile dire che, per il sottoscritto, Batman è e sarà sempre l’eroe solitario tenebroso, cupo e vendicativo. Tanto ossessionato dai suoi traumi e dalle sue paure da doverli nascondere dietro una maschera.

Perciò la prima cosa positiva di Batman Begins è la scomparsa di Robin e della visione paternalistico-edipica del Batman di Joel Schumacher. Qua si torna alle origini. Letteralmente. A cominciare dal bellissimo logo in metallo grezzo. E qua inizia il bello perchè all’inizio di tutto c’è una questione cruciale per ogni giustiziere che si rispetti. Sì perché è una bella cosa dire di lottare per la giustizia, ma la giustizia è un concetto astratto e tutto sommato relativo. Ciò che fa di una persona un criminale è la legge, ma se ti metti al di sopra della legge, come puoi distinguere l’onesto dal delinquente? Inoltre la legge può essere sbagliata o imperfetta o, a sua volta, ingiusta. Violare una legge sbagliata è da criminali o da eroi? Il paradosso del supereroe poteva essere affrontato solo da un personaggio ambiguo come Batman, uno che è più un vendicatore che un giustiziere. Infatti The Bat Man non combatte per la giustizia, combatte contro i demoni (suoi prima ancora che nostri) e le fobie individuali e collettive di una società malata. E qui la scelta del cattivo e delle sue armi cade a pennello.

Però.
Katie Holmes. Quando faceva la teenager stronza e capricciosa era adorabile, ma come assistente procuratore distrettuale è credibile almeno quanto Bruce Willis nelle vesti di una ballerina classica. E non è neppure lontanamente vicina alle donne fatali attratte dalla complicata e schizofrenica personalità di Batman. Anche considerando che si tratta di un Batman giovane e immaturo proprio non riesco a vederlo dietro una ragazzina, qualcuno gli faccia incontrare una Donna!
Christian Bale se la cava abbastanza bene, ma certo non è aiutato dalla presenza di un gigante come Michael Caine che, nella parte del mitico Alfred, gli ruba la scena anche quando non c’è.
Di questi tempi, è apprezzabile il ricorso minimo alla computer graphics, ma perchè rinunciare alle atmosfere gotiche tradizionali? E sostituire la batmobile con un specie di super Hummer corazzato con gli steroidi? (Sulla batmobile c’è un retroscena divertente. Apparentemente mentre giravano per le strade di Chicago è stata tamponata da un’altra macchina. L’autista, ubriaco, avrebbe detto di esserci andato addosso apposta credendo si trattasse di una astronave aliena!?). In una moderna metropoli uno che va in giro vestito da pipistrello è matto. A Gotham City è quasi normale. Così si sputtana tutta l’atmosfera del film senza un valido motivo. Un pò troppo lungo, soprattutto nel finale, ma ad ogni modo bentornato Cavaliere della Notte!

Curiosità: qualcuno si è divertito a calcolare quanto costerebbe diventare Batman. Siccome quasi tutta la tecnologia usata da Batman è commercialmente disponibile basterebbero appena un paio di milioni di dollari. Ma il patrimonio di Bruce Wayne è stimato a circa 6.3 miliardi di dollari, il che lo farebbe il 28esimo uomo più ricco d’America, subito dietro Rupert Murdoch. Questo spiega probabilmente perchè Bruce Wayne attira gnocca come una calamita.

Bats frighten me. It’s time my enemies share my dread.

Saving Face

Monday, July 11th, 2005 by

Ogni tanto faccio cose che non avrei immaginato di fare. E, di solito, una sorridente signorina ne è responsabile (Gin è pregata di astenersi dal commentare). Andare a vedere un film gay cinese, per metà in mandarino e per metà in inglese (“ma parlano un mandarino molto facile!”), in un cinema semideserto a un’ora di macchina da dove vivo è una di queste cose. Epperò non è mica detto che uno debba sempre pentirsene (indipendentemente dalla signorina intendo). Anzi, Saving Face è stata una piacevole sorpresa.

Una commedia agrodolce tutta al femminile, la storia di due donne in lotta con sè stesse e con la società. E’ anche un interessante spaccato di una comunità cinese, un mondo che a noi sembra spesso incomprensibile, anche se in fondo non è troppo diverso dal nostro. Wil (una bellissima e bravissima Michelle Krusiec) è una trentenne in carriera, scandalosamente single agli occhi della tradizione cinese, che cerca di accettare la sconvolgente scoperta di sentirsi attratta dall’adorabile Vivian. Sua madre fugge di casa, per nascondere il suo vero amore, inaccettabile per la società e la famiglia, e riscopre una vita che ha sempre solo sfiorato. Ma dovrà affrontare il “disonorevole” segreto della figlia, oltre al proprio. Tra tradizione e modernità, solidarietà femminile e scontro generazionale, l’idea è che spesso sono le donne le prime a combattere e a rompere i tabù.
Gli uomini rimangono sullo sfondo, nei loro buffi e goffi tentativi di capire o controllare il mondo segreto delle donne. E uno esce dal cinema con il sospetto che nella vita gli uomini siano davvero solo dei comprimari.

So, when are you gonna have a baby?

War of the Worlds

Saturday, July 2nd, 2005 by

Diciamo subito che ogni paragone con Independence Day è non solo inappropriato, ma anche offensivo. Spielberg è pur sempre Spielberg, e, per citare un critico del New York Times, non sempre fa dei bei film, ma sembra costituzionalmente incapace di fare dei brutti film. Che qua lo si consideri uno dei Grandi non è un mistero. E’ un mistero invece perchè continui masochisticamente ad arruolare Tom Cruise, che oltre ad essere ormai del tutto fuori di boccia, non ha mai imparato a recitare. E uno mica può fare l’idolo delle ragazzine a vita. Oddio, il ragazzo ce la mette tutta davvero e un pò gli riesce, ma non è che debba fare molto altro che avere l’aria terrorizzata. Secondo problema, Dakota Fanning, la bambina più irritante che Hollywood abbia sfornato negli ultimi 20 anni. Una mocciosa di 8 anni con un nome da pornostar che sputa sentenze nelle interviste neanche fosse Greta Garbo. Una che, al terzo strillo, speri che al prossimo le esploda la testa come nei cartoni animati.

La storia, nata come atto d’accusa dell’imperialismo britannico, è inevitabilmente un pò datata (dopotutto ha quei 100 e rotti anni), ma anzichè pasticciare per aggiornarla, Spielberg la trasforma in una grandiosa allegoria delle paure dell’America moderna (che poi è quello che è sempre stata in tutte le sue reincarnazioni moderne, fin dai tempi della mitica trasmissione di Orson Welles). Dubito che War of the Worlds sarebbe stato fatto (o fatto così) prima dell’11 settembre. Spielberg l’ha detto esplicitamente, ha cercato di rappresentare i sentimenti e le angosce di chi è attaccato senza motivo da un nemico incomprensibile, crudele e invidioso. Non si può trattare con questo nemico, non si può combattere contro di lui, si può solo morire, senza neppure sapere perché o cosa vuole. E questo è ottenuto in modo magistrale, tagliando corto sull’introduzione (il nemico arriva e uccide, senza avvertimento, senza provocazione), e facendo immaginare più di quello che fa vedere (le bellissime e agghiaccianti scene dell’aereo, del treno e soprattutto della battaglia). Anche il finale, uguale all’originale di H.G. Wells, ha un significato politico. Siamo deboli, ma vinceremo la guerra perché il nostro sistema è forte, anche se non sembra. Naturalmente il nemico non sta solo fuori, ma anche dentro di noi ed è forse più insidioso. E’ la stessa natura umana, egoista, miope, cattiva, incapace di solidarietà. Non è un tema nuovo, ma è una visione sorprendentemente pessimista per uno come Spielberg.
Però, accidenti, si arriva quasi alla fine quando il film comincia ad andare a pezzi. Troppa fretta, troppa approssimazione, e un inutile lieto fine forzatissimo. Come diceva Angelina Jolie in Mr. & Mrs. Smith, happy endings are just unfinished stories. Peccato.

Curiosità: nella scena dell’incidente aereo (riferimento all’11 settembre?) sembra che sia stato usato un vero 747. A quanto pare ricostruire un aereo schiantato costa più che farlo davvero schiantare a terra. E le valigie verrebbero dall’ufficio oggetti smarriti dell’aeroporto di Los Angeles. Bello sapere che, quando ti perdono i bagagli, in qualche modo poi vengono usati.

This is not a war. This is an extermination!