Del perché tre ragazze, ovvero le solite: veraMora, rossaRiccia e biondaDentro, si siano fiondate a vedere codesta commedia è superfluo spiegarlo.
Il film è una sbirciatina sul cattivo e spietato mondo della moda, un posto dove una taglia 38 è la norma e una taglia 42 è una grassa. Considerate che io porto una 46 e tirate le conclusioni sul disturbo mentale di cui alcuni stilisti devono soffrire.
Narrasi l’avventura temporanea di un’aspirante giornalista nel suddetto mondo, fatto di coltellate nella schiena, lustrini, scarpe fantastiche, cellulari sempre accesi, impegni mondani e fintissimi sorrisi. Inutile parlare del lieto fine, un poco ovvio e moralista in verità.
Il film è però piacevolissimo, Meryl Streep, Miranda Priestly, è semplicemente perfetta, una vera attrice, una spietata dentro, c’é poco da aggiungere, divina. Ha quel tocco di cinismo nello sguardo che la rende credibilissima nella parte della direttrice geniale, perfezionista e tirannica.
Anne Hathaway, Andy Sachs, che forse ricorderete in Brokeback Mountain, ha occhi incredibilmente grandi che la rendono la vittima sacrificale adeguata per la perfida Miranda, tirannica direttrice del più famoso giornale di moda del pianeta.
Citiamo anche Adrian Greneir, Nate il fidanzato di Andy, per una mera motivazione estetica, capitemi.
Il regista, D. Frankel, ha firmato alcuni episodi di Sex and the city, si nota.
Una commedia molto godibile, fatta di battute al vetriolo, di situazioni al limite del ridicolo, di fantastiche scarpe e accessori invidiabili, di uomini viscidi e donne senza cervello, di uomini disponibili e donne con molto talento. Perfetto per rilassarsi e, se volete ma solo SE proprio volete, pensare un po’.
Per le fashion victim imperdibile la sequenza della mutazione di Andy: da ragazza Grandi Magazzini ad Adepta di Prada in pochi istanti, una scena piacevole.
Adesso sappiate che siete a rischio Spoiler se proseguite la lettura, fatti vostri.
Io ho pensato, ho pensato che sarebbe stato bello vedere Andy proseguire nel campo della moda a lei così inizialmente lontano, ma dove ha saputo trovare la sua via di riscatto e successo. Sarebbe stato un modo divertente per mostrare un po’ meglio che in ogni contesto, per quanto frivolo, il cervello conta. Se poi c’é anche la presenza fisica il tutto è più piacevole.
Sarebbe poi stato più bello, meno romantico, meno angosciante, che Nate-fidanzato rompesse poco le scatole per il lavoro di lei. Alla fine il film se ne esce un po’ con lo stereotipo: se sei donna e hai un lavoro importante e impegnato la tua vita sentimentale fa schifo. Non ci credo.
Inutile dire che sono uscita dal cinema con l’incolmabile sensazione di aver bisogno di scarpe…
Nigel:”Tu hai un bisogno disperato di Chanel!”
Tags: 2006, Anne Hathaway, David Frankel, Meryl Streep, moda, scarpe
Scarpeeeee, di merdaaaaaa, che costanooooo, agli uominiiiiii, milioniiiiii…. e tutto questo lo hanno deciso… vabbè….
A proposito di omosessuali, io citerei anche Stanley Tucci, che qui fa lo stilista gay e che in The Terminal faceva il responsabile dell’aeroporto… in entrambi i casi in modo ecominabile (ovviamente per bravura).
Per il resto sono d’accordo con te, i dialoghi di questo film sono molto sarcastici, ma tutto sommato trovo l’happy end e la parentesi sentimentale un po’ dovute. In fin dei conti molti personaggi e la vicenda stessa erano palesemente esagerati, non si poteva buttarla sul drammatico, e nemmeno fare finta che la protagonista si mettesse ad adorare un lavoro e un mondo che viene sotto sotto sbeffeggiato preso di mira per tutto il film, senza che questa battesse ciglio.
In fin dei conti anche le donne sono esseri umani, nella realtà non può esistere che una (ma per me nemmeno uno) che lavora in quel modo senza avere conseguenze negative sulla ita privata… molti manager e dirigenti anche uomini penso che ne siano la prova vivente…