V for Vendetta

November 11th, 2006 by robsom

Remember, remember, In Flanders fields the poppies blow
The Fifth of November,
The Gunpowder Treason and Plot
I know of no reason
Why the Gunpowder Treason
Should ever be forgot

Non ci siamo dimenticati del 5 di Novembre. Ma abbiamo deciso di ricordarlo insieme a un altro giorno che non dovrebbe mai essere dimenticato. Quando vivevo nella perfida Albione andavo in giro a chiedere a quelli che mi capitavano a tiro se quello che festeggiavano durante la Notte dei Falò era l’idea di far saltare per aria il Parlamento oppure il fallimento di questo tentativo. Non posso più mettere in imbarazzo i nativi e farli diventare tutti rossi e quindi quale modo migliore di celebrare che una sesta visione del film che offre una risposta a questa domanda?

A me i fratelli W., lo ammetto, stanno vigorosamente sulle balle: due che sono riusciti a sputtanare in così malo modo un’idea geniale come Matrix andrebbero offerti in sacrificio umano alla Dea del Cinema. Devo però concedere che sotto l’apparenza del blockbuster, tra esplosioni, sparatorie, inseguimenti, effetti specialissimi e combattimenti splendidamente coreografati sono capaci di parlare di filosofia, religione, storia, politica e altri argomenti “pesi” in modo profondo e intelligente. Valeva in Matrix (nonostante lo scempio fatto) vale ancora di più in V. Fare un film su un terrorista anarchico in anni come questi richiede indubbiamente una buona dose di coraggio. Per farlo bene, costringendo a pensare un pubblico mediamente refrattario a farlo, bisogna essere bravi.

Non che l’adattamento di V sia del tutto indolore. Perchè ripulire e correggere il carattere di Evey, perchè le suggestioni romantiche? Perchè, poi, “scostare” la maschera e accennare a cosa c’e’ dietro? Chiedere a un uomo mascherato chi sia è un paradosso. Centrare il personaggio di V su questo paradosso permette di giocare sulla scissione tra l’uomo e l’idea, confondendo il messaggio originale che sono le idee che contano (“Beneath this mask there is more than flesh. Beneath this mask there is an idea, Mr. Creedy, and ideas are bulletproof!”). Voler “umanizzare” un personaggio troppo difficile da gestire mette in difficoltà i presupposti filosofici della sua storia. Tutto sommato, e nonostante Alan Moore l’abbia ripudiata (per motivi che sembrano comunque indipendenti dal film stesso), questa è comunque la cosa migliore che Hollywood abbia sfornato dal 2003 in qua.
Il tema del vendicatore mascherato che si incarica di ristabilire i diritti del popolo oppresso non è certo nuovo (Zorro, Batman, etc…), ma V è un vendicatore molto diverso dagli altri. Teatrale e sopra le righe, folle e mostruosamente razionale, non si preoccupa di mascherare o giustificare le sue azioni con nobili cause. Vuole l’anarchia e la sua vendetta personale. Mostro, pazzo, terrorista o eroe?
A ciascuno il suo: V non chiede di essere visto o giudicato in un certo modo, così come non cerca di imporre le sue idee o la sua agenda.

V for Vendetta è soprattutto un film politico: “People should not be afraid of their governments. Governments should be afraid of their people”. Quello che Moore scrisse negli anni del thatcherismo rampante assume oggi un significato totalmente diverso e molto più inquietante. Il cambio d’atmosfera nel film rispetto al fumetto è molto significativo. Gli aspetti più estremi della distopia di Moore sono stati diluiti e quella che in cui si muove il V del film può essere descritta più come uno stato autoritario che come una dittatura fascista. Una visione meno nera di quella originale, ma anche molto più realistica e più attuale. Un’evoluzione della società in una autocrazia “conservatrice” grazie alla lenta e costante erosione dei diritti civili, della privacy e alla manipolazione dei mezzi di comunicazione è molto più probabile che non la nascita di una vera e propria dittatura nel senso tradizionale del termine. Questo è, in effetti, quello che sta succedendo proprio adesso.
Infatti i riferimenti all’attualità si sprecano: dalla fobia islamica all’influenza aviaria, dagli allarmismi ecologici alle campagne anti-gay, dall’emergenza del terrorismo alla distorsione del linguaggio: in cambio di protezione e sicurezza (fittizie) si chiede di “limitare” o rinunciare ad alcuni diritti Ma è un patto con il diavolo (non a caso i riferimenti a Faust e a MacBeth).
C’è qualcosa di terribilmente sbagliato in questo paese. E in questo mondo. Forse qualcuno ne è più responsabile di altri, ma se cerchiamo il colpevole…
… dobbiamo solo guardare nello specchio.

Solo che a noi non verrà nessuno a salvarci.

Our integrity sells for so little, but it is all we really have. It is the very last inch of us. But within that inch we are free.

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4 Responses to “V for Vendetta”

  1. Yash says:

    Beh sono molto d’accordo con te stavolta, sia sul fatto che questo sia alla fine una delle migliori uscite degli ultimi anni (sicuramente dell’anno scorso), sia che i fratelli Wackowski sono dei buzzurri allucinanti, cinematograficamente parlando, ma che per lo meno stavolta non hanno fatto un pasticcio. Ho ben poco da aggiungere…

    Però su una cosa forse non sono molto d’accordo con te, e l’ho notata recentemente, rivedendo il film a casa di una amica che non lo aveva visto.
    Non sono così convinto che V non cerchi di imporre le sue idee… almeno nel film.
    Che lo faccia per vendetta o perchè vuole l’anarchia, nel film si dà per scontata una cosa importante, che giustifica le sue azioni: si dà per scontato che ci sia una idea giusta ed una sbagliata. Che da una sia derivata l’oppressione, e che dall’altra ne deriverebbe non un bene assoluto (perchè gli intenti non sono quelli), ma comunque una libertà maggiore.
    Data per scontata questa cosa, mi ha impressionato notare (ma forse l’ho notato solo io) come V, per ottenere che la sua idea abbia un seguito, non faccia altro che fare le stesse cose, in scala ovviamente diversa, che ha fatto il Governo oppressivo e il suo cancelliere, quando ha preso il potere.
    (SEGUE SPOILER*****)V inganna la protagonista perchè la vuole plasmare facendole credere che il Governo l’abbia presa e la stia torturando, il Governo ha ingannato i suoi cittadini facendogli credere che ci fossero terroristi o supercattivi da sconfiggere; V regala a tutti una maschera, affinchè tutti possano indossarla ed essere tutti uguali, e in questo modo marciare verso il Parlamento, il Governo oppressivocome tutti i totalitarismi, cerca di plasmare il modo di pensare dei cittadini, affichè smettano di pensare a si affidino ad occhi chiusi alla guida del cancelliere.

    Una idea è sempre una idea. Quando diventa un ideale, il fatto che sia buono o cattivo è solo questione da nulla. O meglio, è quello che fa la differenza, solo che nella vita vera, al contrario che nei film, non è mai così netta la distinzione, amenochè non ci si trovi di fronte ad una dittatura malvagia, sostituita da……. da… uhm, no, non mi viene, nella realtà sono situazioni non verificabili… al massimo ci troviamo della democrazia importata che non funziona… ;)

    Si potrebbe concludere che chiunque potrebbe trasformare una buonissima idea in una oppressione colossale, o peggio usare un ideale per altri scopi… la storia lo dice, e spesso le distopie in letteratura sono nate così.

    Anche la realtà attuale, ben rappresentata nel film, ci racconta di una continua erosione di diritti umani mascherata da buoni propositi, ma con probabili intenti di tutt’altro tipo. Ed è un peccato che nella realtà il Bene e il Male assoluto non esistano, così come non si intravedono idee Buone o Cattive in senso assoluto.

    Non so, ho trovato questo messaggio abbastanza inquietante, anche se assolutamente convincente… solo che forse non era esattamente l’intento del film, e un po’ me lo sono sognato io, non saprei…

    Sicuramente si aggiunge al fatto che stavolta il film di cose da dire ne ha a tonnellate…

  2. robsom says:

    Beh, tieni presente che io comunque interpreto il film anche sulla base del fumetto, dove c’e’ una visione piu’ approfondita della strategia di V (e il rapporto con Evey e’ diverso). Per V l’anarchia e’ il mezzo: distruggere per ricreare. E’ vero che anche il Cancelliere ha usato metodi simili, ma per imporre quello che voleva lui, mentre V lascia agli altri da decidere cosa costruire dopo. Col rischio che decidano di rimanere come sono. V e’ un vero utopista alla fine e crede che gli esseri umani siano sotto sotto meglio di come sembrano. Quindi quello che dici tu e’ vero. Ma il rischio della liberta’ assoluta e’ anche che chi ce l’ha vi rinunci perche’ non sa gestirla.

  3. yash says:

    Sì è assai probabile che il fumetto fosse molto diverso, io ovviamente non l’ho letto…
    Comunque non hai tutti i torti, V in effetti non decide nulla sul dopo, vuole solo distruggere quello che c’è già… però è ovvio che nel film si ponga un certo accento sul fatto che quello che c’è fa schifo, e quello che verrà dopo sarà meglio (probabilmente).
    Da qui ho tratto le considerazioni di cui sopra, ma non pretendo certo che siano quelle giuste… :)

  4. robsom says:

    Certo il giudizio morale sul regime c’e', ci mancherebbe. Io direi piuttosto che la sua e’ una specie di scommessa. Per dire: adesso fa schifo, diamo una bella pulita e vediamo se si riesce a far di meglio. Il “se” e’ importante e nel film viene un po’ tralasciato, ma nel fumetto no.
    Il fumetto non e’ tanto diverso, ma per via di certi dettagli la storia acquista una sfumatura leggermente differente. Certo e’ anche stato scritto con una situazione diversa in mente.

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