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The Departed / Babel

November 23rd, 2006 by

Oggi offerta speciale per il Giorno del Ringraziamento: due film al prezzo di uno!

The Departed
Le mie fonti in Estremo Oriente mi dicono che questo è il remake di un film di Hong Kong di qualche anno fa. Fare un remake è sempre un’operazione complicata perchè si rischia l’effetto fotocopia, ma non si diventa uno dei più grandi registi mai esistiti se dopo 40 anni di mestiere non si è imparato a evitare certe trappole. Scorsese mette tutto l’accento sui personaggi piuttosto che sulla storia tirando fuori un thriller poliziesco violento ed esagerato, con un ritmo così veloce e stretto da lasciare senza fiato.
Il motivo per cui Scorsese continua ad affidarsi a Leo Di Caprio sinceramente mi sfugge, anche se bisogna ammettere che è l’unico regista in grado di farlo recitare in modo appena passabile. Ma per dare al giusto ciò che è giusto, diciamo che alla fine dei conti tutto finisce per girare intorno al personaggio di Jack Nicholson. Il vecchio Jack, scatenatissimo come non era dai tempi di Batman, domina la scena, impazza, dilaga, spadroneggia, inarrestabile come una valanga butta vecchie e giovani glorie nell’angolino. Fondamentalmente si diverte un casino e si vede. Un gigante.

In this archdiocese, God don’t run the bingo.

Babel
Spiegare un film come Babel è difficile. Lungo (forse pure troppo) e potente, ti colpisce alla pancia e ti lascia un pò così.
Babel è metafora del mondo? Isolato, interconnesso, contradditorio e stranamente lineare. Soprattutto caotico: una farfalla batte le ali a Tokyo e un uragano investe il Marocco.
Un ragazzina giapponese sordomuta, due giovani pastori sulle montagne dell’Atlante, una coppia di americani in vacanza in Marocco, una colf messicana in una gita proibita insieme ai due bambini a lei affidati. Quattro storie diverse, scollegate ma unite da un filo invisibile, tante lingue diverse, insormontabili barriere culturali, luoghi così differenti che sembrano appartenere a mondi e tempi differenti.
E’ il mondo della comunicazione totale, in cui non si riesce a comunicare. In cui, a volte, ti è più facile stabilire un contatto con chi appartiene a un altro paese e a un’altra cultura e parla un’altra lingua, piuttosto che con chi vive nella tua stessa casa. Siamo tutti soli e isolati, alla ricerca disperata di una qualche contatto, incapaci di comunicare, ma in qualche modo strano qualcosa ci tiene tutti assieme, a Tijuana come a Tokyo come a Tazarine. Forse è la stupidità.

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