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Archive for January, 2007

La ricerca della felicità

Wednesday, January 31st, 2007 by

Dato che sento di non avere moltissimo da dire riguardo al film dirò prima di tutto che mi ci hanno trascinato e, seconda cosa, che dietro di me in sala c’era seduto un sessantacinquenne che ho odiato profondamente. Ha passato tutto, sottolineo tutto, il film a fare commenti ad alta voce, commenti di una banalità assoluta, commenti da telespettatore di Incantesimo, risatine insulse e frequenti anticipi di battute; che se già il film è un filino scontato avere uno che persiste nel doppiare il film a modo suo non è che rende la serata fantastica.
Con questa premessa vi dirò che questo è il mio primo film di Muccino, non me ne vergogno, temo che per un po’ credo sarà pure l’unico.
Concentrando la faccenda che non son molto complicati gli accadimenti: questo è un film sul sogno americano girato da un italiano, mi seguite? La mano italica si vede e non sono certa questo sia un complimento.
La sfortuna che si accanisce contro il nostro eroe è talmente insitente da far venire i nervi; ma il fato non fa tutto da solo, la capacità del giovane Chris Gardner di fare la cosa sbagliata al momento sbagliato è fantozziana per certi versi. Molto americana invece la sua caparbietà, la sua determinazione, la voglia di farcela, di raggiungere il sogno americano.
Will Smith sta diventando un attore di tutto rispetto, oltre a restare un gran bel vedere per gli ormoni.
Da parte mia il consiglio è: aspettate pure di vederlo in dvd o in tv, non è decisamente un capolavoro, direi piuttosto angosciante e depresso, decisamente non il mio genere.

Casino Royale

Saturday, January 27th, 2007 by

L’avevo anticipato in altro blog, lo ribadisco qui: James Bond, famigliarmente da me chiamato James, biondo non può essere, tanto per cominciare.
Inizierò però con quello che del film m’è piaciuto molto: musica innanzitutto. Come sempre la colonna sonora è di tutto rispetto, il tema è lo stesso da anni, ma ogni volta riesce ad essere arrangiato in maniera splendida, Chris Cornell ha fatto un ottimo brano, carico e intenso.
La seconda cosa molto ben fatta è la scena iniziale in bianco e nero, la nascita del nuovo 007, fosse per me dovevano girare tutto il film così.
Terza cosa, per maniaci della grafica, i titoli di testa, che trovate qui, mirini che diventano ruote di roulette, semi della carte da gioco che diventano mine e proiettili, una grande grafica (che si perde nel video di YouTube, bassa qualità, fidatevi). Roba da deviati, perdonatemi.
Veniamo al punto cruciale, Daniel Craig, non posso negare che l’uomo abbia i suoi perchè, tra cui un invidiabile muscolatura, in totale esibizione in una scena parecchio violenta, ha occhi di ghiaccio e freddezza totale, una spia, non dico no, però non è Bond. Gli manca il lato cazzaro di Connery e il lato problematico di Brosnam, non è ironico, non sorride quasi mai, anche se devo concedergli un paio di battute divertenti. E’ una spia meno solare, più dura, decisamente violenta, seppur con un cuore.
Uno come Craig te lo aspetti come il cattivo di un’avventura di Bond in definitiva, un cattivo sempre materassabile, sia chiaro. I soliti informati mi hanno raccontato che questo episodio vuole essere la ri-nascita di Bond, uno 007 con il vero carattere descritto da Fleming nei suoi romanzi, che ammetto di non conoscere, duro e meno esperto dei suoi predecessori su pellicola, infatti per esempio non indossa ancora abiti su misura e non sa decidere se vuole il vodka Martini agitato o mescolato. Forse sono io ad avere ormai una mia versione distorta di James Bond, però è una versione che gradisco.
Concludendo: un buon action movie se volete distrarvi, ma non doubleoseven!

Perchè non vi parlo delle bond girls? perchè se han voglia lo faranno i maschietti del blog, le fanciulle sono notevoli, ma al solito la mia preferita resta lei, fantastica.

Vesper Lynd: Avrò qualche problema con lei, Mr. Bond?
James Bond: No, non si preoccupi, non è il mio tipo.
Vesper Lynd: Intelligente?
James Bond: Single.

An Inconvenient Truth

Friday, January 5th, 2007 by

Due dei più grandi problemi della scienza moderna sono la scarsa capacità di comunicare con il pubblico e la suscettibilità a farsi manipolare dalla politica. Sono due problemi strettamente collegati e potenzialmente molto pericolosi. Hanno creato nodi politico-sociali-scientifici praticamente irresolubili su questioni grandi e piccole (ma di sicuro impatto emotivo) della ricerca scientifica attuale: elettrosmog, uranio impoverito, cellule staminali e biotecnologie, evoluzione biologica e, per l’appunto, cambiamenti climatici. Il tentativo di superare questi problemi, informando in modo corretto e relativamente rigorose il pubblico, e di rompere posizioni che sono ormai diventate trincee ideologiche è quindi molto importante e degno di attenzione.
E qui arriva Mr. Al Gore, senatore ed ex-vicepresidente degli Stati Uniti, bda tempo impegnato su questioni cosidette ambientali, a prendere per le corna una delle questioni più politicizzate degli ultimi 20 anni. Che sia un modo per lanciare un attacco trasversale all’amministrazione Bush non c’è da dubitarne, ma questo non vuol dire che non si possa fare lo stesso un lavoro onesto e bilanciato (d’altra parte per smentire un bugiardo patologico basta non allontanarsi troppo dalla verità :)).

Come testimoniato dagli esperti, Gore se la cava bene e costruisce, da bravo avvocato, un buon caso con solide prove e testimoni attendibili. Inframmezzando la discussione scientifica con elementi della sua vita privata (raccontati con voce pensosa e compresa) e confermando la sua fama di uomo politico più prolisso e letale del mondo dopo Castro e Prodi, riesce quasi a sfuggire alla facile accusa di cercare di sfruttare la polemica per cercare di tornare sulla cima della politica americana. Scivola su alcuni facili colpi a effetto (SARS??? Come on!), ma evita la trappola del catastrofismo e, per essere un politico, dimostra di conoscere la scienza e capire di cosa sta parlando, cosa molto rara.

Se si chiude con una idea molto più chiara e precisa di quello che sta succedendo a questo pianeta, non si può però non vedere che il problema principale è proprio lui, Al Gore. Perchè quest’uomo non è un politico qualunque, ma è uno che per ben otto anni è stato il secondo uomo più potente del pianeta.
E allora, Al, dieci e lode per l’impegno, ma tra il 1993 e il 2001 che stavi facendo?

If we do the right thing, then we are going to create a lot of wealth and we are going to create a lot of jobs, because doing the right thing moves us forward.