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… just as you always said it would be…

March 25th, 2008 by
Monolito

Con agghiacciante tempismo, tre giorni dopo che ho iniziato a leggere “2001: Odissea nello Spazio”, A.C. ha tirato le ali. Facendo i debiti scongiuri per gli autori degli altri libri che ho in coda, ne parliamo qui, e non solo perchè è stato il co-autore di una delle più grandiose opere cinematografiche di tutti i tempi (di cui abbiamo già detto).
Nella prefazione del libro, Clarke racconta che al termine della missione Apollo 13, il capo della NASA, Tom Paine, gli spedì una copia del rapporto della missione su cui aveva annotato: “proprio come tu avevi sempre detto che sarebbe successo, Arthur”. Questo anedotto sintetizza la vita di Clarke: riuscì a ispirare molta gente a fare l’impossibile e predisse il futuro con accuratezza sconcertante. Di profeti il mondo ne ha visti molti, ma ben pochi ne hanno azzeccate così tante.
Clarke era l’ultimo sopravvissuto della Trinità della Fantascienza (il primo ad andarsene è stato Heinlein nel 1988, seguito da Asimov nel 1992). Credeva, come Asimov, che la Fantascienza avesse un ruolo sociale molto importante: One of the biggest roles of science fiction is to prepare people to accept the future without pain and to encourage a flexibility of mind. Politicians should read science fiction, not westerns and detective stories. E aveva (ancora) ragione. Come già abbiamo notato la maggior parte dei dibattiti sui pericoli delle tecnologie più recenti (bio-, nano-, cyber-, etc…) e delle questione ecologiche sono non solo banali e superficiali, ma anche irrimediabilmente superati da decenni di speculazione fantascientifica.
In un certo senso Sir Arthur è stato l’ultimo di un’epoca. Dopo la scomparsa di Isaac, era praticamente rimasto l’unico a credere nella Scienza come unico mezzo per migliorare la condizione umana (e forse, eventualmente, superarla). Un incrollabile ottimismo, in parte giustificato e largamente stemperato da buone dosi di cinismo e humour britannico, che la cultura moderna sembra aver mai perso o abbandonato di fronte agli effetti collaterali, ai rischi e ai danni del progresso. Anche lui si rendeva conto che l’illusione illuminista sulle “magnifiche sorti progressive” dell’umanità è entrata ormai in crisi da parecchio per conto suo, lasciando spazio al ritorno prepotente sulla scena delle grandi religioni organizzate e al dilagare incontrollato di superstizione e irrazionalità, ma si rifiutava orogogliosamente di rinunciare a guardare le stelle e a sognare. E questa è forse la cosa più importante che si è lasciato dietro.
Grazie, Arthur.

I’m sure the extraterrestrials are all over the place. I am surprised and disappointed they haven’t come here already – assuming they haven’t. Maybe they are waiting for the right moment to come. And I hope they are not hungry!

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2 Responses to “… just as you always said it would be…”

  1. schuck says:

    Beh, diciamo che il primo profeta è stato Jules Verne..sembra quasi un’eresia tralasciarlo..ma i tre che hai nominato tu sono più vicini ai nostri tempi e..non si sono ancora realizzate tutte le loro “profezie”. E appena Yash si accorge che non hai parlato di P.Dick… i suoi dilemmi morali sulla coscienza di sé dei replicanti di Blade Runner, ovvero “ma gli androidi sognano pecore elettriche?” saranno di attualità a breve..se già non lo sono. Comunque, ho già in coda “2001 Odissea nello spazio”, avevo giusto intenzione di leggerlo…gli farò fare qualche passo avanti nella mia “reading list”..

  2. robsom says:

    Ok, ma non ho detto che Clarke è stato l’unico profeta o che le ha azzeccate tutte. Verne appartiene al secolo precendete e la sua è, diciamo, fantascienza “honoris causa”. Appartiene a un’epoca in cui c’era ancora la fiducia nelle infinite possibilità del progresso tecnologico non si era ancora scontrata con la realtà. Praticamente le prime mazzate a questa idea arrivano con la I Guerra Mondiale, ma solo dopo la II si sviluppano tanto da farla crollare. E Dick ne è stato uno dei principali “responsabili” (tieni presente che negli anni più bui della Guerra Fredda, persino uno come Asimov aveva visioni piuttosto fosche). Poi che il futuro vada in una direzione piuttosto che in un’altra è da vedere, ma qua siamo tutti piuttosto pessimisti. Mi interessava sottolineare che il modo di vedere le cose di Clarke, pur essendo abbastanza disilluso, lasciava qualche spiraglio aperto. All’inizio di “2001: Odissea nello Spazio”, parlando dell’esplorazione spaziale dice una cosa tipo che finalmente l’umanità ha scoperto qualcosa di più eccitante della guerra. Personalmente non ci spero troppo, ma chissà…