A distanza di parecchi mesi dall’uscita in Italia di questo orrido film (avete già capito dove voglio andare a parare), mi è venuta voglia di parlarne. Ho deciso di aspettare, perchè se lo avessi fatto a caldo, avrei solo scritto una sequela di parolacce, e non era il caso.
Lo faccio ora perchè stasera mi sento acido, ed è il momento giusto di parlarne. Questo film merita una stroncatura, perchè violenta e rinnega uno dei libri fondamentali della narrativa di fantascienza/horror americana del secolo scorso. Un libro scritto nel 1954 da Richard Matheson, un brillante scrittore e sceneggiatore che ha ispirato con le sue opere parecchi film. Un libro che ha liberamente ispirato una serie impressionante di film e racconti, a cominciare da “La notte dei morti viventi” in poi. Uno dei libri che, a mio parere, presenta uno dei finali più incalzanti, belli, coinvolgenti, drammatici e riusciti di sempre. Insomma, una pietra miliare di un certo tipo di letteratura.
E’ fatto noto (non sto spoilerando nulla, non temete) che il libro si presenti esattamente nel modo in cui finisce, ovvero che l’ultima frase del libro sia anche quella scritta nel titolo. “Io sono leggenda”.
Quando usci, anche questo aspetto costituiva un fatto nuovo. Così come erano nuove le tematiche presentate dal libro, tematiche molto progressiste e “scomode” sul tema del diverso e dello straniero, del significato di “normalità” ed “anormalità“, di “moralità” ed “amoralità“, di come questi concetti non siano assoluti (come si vuole spesso credere) ma siano profondamente mutevoli e tutto sommato democratici, ovvero di come li decida la maggioranza. E, aggiungerei, di come la morte sia un concetto profondamente ecologico. Sì, proprio ecologico. Questo è uno dei primi libri che esprimono concetti ecologici in modo radicale e in forma di romanzo.
Ci vuole un libro intero per capire il vero significato di quella frase che dà il titolo al libro. Per arrivare a capire che non ha esattamente il significato che ci si aspetta, ma che ne ha uno davvero inaspettato. Ma che dice una cosa vera, innegabilmente vera, e scomoda. Anzi, una cosa evidente ma che per qualche strano motivo si preferisce occultare, per credere a qualcosa di più rassicurante.
Evidentemente proporre certi temi, anche oggi è considerato scomodo da qualcuno, visto che il film non fa altro che proporre un finale RADICALMENTE opposto a quello del libro. Un finale molto rassicurante e conservatore, un finale che fa stare bene, che manda la gente a casa col sorriso invece che con un dubbio, perchè mette tutto di nuovo in un’ottica di normalità. L’eroe è eroe. Il male è il male. La morte in qualche modo si può sconfiggere. Buonanotte e sogni d’oro.
Ovvio che è proprio questo l’elemento di biasimo: il finale radicalmente rovinato. Si va proprio a distruggere il significato di cui si caricava il titolo del romanzo, per proporre qualcosa di opposto. Ma dando lo stesso titolo del romanzo.
Non credo di esagerare: quando ho visto il film c’era poca gente in sala, ma evidentemente c’era qualcuno che aveva letto il libro. Casualmente alcune delle persone presenti, vedendo il finale, se ne sono uscite con improperi di tutti i tipi, da “ma andate a cagare!” a “ma vaffanculo”… (il “ma vaffanculo” l’ho detto io)
In effetti il libro e il film non sono così drasticamente diversi, se non nel finale e negli intenti, e in alcuni dettagli. Il film è perfino realizzato bene, questo è giusto riconoscerlo. Persone che non hanno letto il libro lo hanno trovato senza dubbio piacevole. Effetti speciali buoni, sceneggiatura senza buchi, Will Smith in forma.
La storia è portata avanti con alcune differenze (attenzione, questo link contiene MOLTI SPOILER sia del libro che del film). Cambiano molti nomi dei personaggi e cambia la location (da Los Angeles a New York, considerata più scenografica).
Il motivo per cui, a fronte di una storia liberamente ispirata al romanzo e dagli intenti molto diversi, si sia deciso comunque di dare il titolo del romanzo, è ignoto. Forse c’è stata della malafede dietro, o forse solo ingenuità dettata dal marketing. In ogni caso un brutto motivo, non c’era alcuna necessità di proporre questo film col titolo “io sono leggenda” traendo in inganno tutti i lettori del romanzo. potevano chiamarlo anche “i marmittoni alle grandi manovre“, nessuno avrebbe detto niente…
Per motivi di affezione, vi propongo la storia così come presentata nel romanzo: Rober Neville è l’ultimo uomo rimasto sulla terra. E’ arrivato il classico virus (classico per noi nel 2009, ma nel 1954 era un tema assolutamente nuovo) che ha trasformato tutti gli altri uomini in vampiri/zombie sanguinari, in esseri animaleschi che girano solo di notte uccidendo altri uomini e succhiando il loro sangue, mente di giorno se ne stanno rinchiusi nelle case a dormire.
Tutti tranne lui.
Robert è un uomo semplice, con scarsissime conoscenze e cultura, un operaio che si trova a dover sopravvivere. Un uomo normale che trovandosi in una situazione eccezionale, può fare solo una cosa: finire sull’orlo della pazzia e cercare di attenuare l’incredibile solitudine con l’abuso di alcool.
Infatti è così: di giorno Robert vagola per il mondo abbandonato a se stesso, cercando provviste o strumenti adatti a difendere la casa, o uccidendo tutti i vampiri che trova mentre sono sprofondati nel sonno. Ha scoperto che l’unico modo per ucciderli è di piantare loro un paletto nel petto.
Quando arriva la sera torna a casa, si barrica dentro, e quando sente che la notte sta portando fuori tutte le orride creature, si ubriaca fino a delirare e poi a svenire nel letto. Tutte le sere e tutte le notti. Insomma un personaggio per niente “positivo” e per nulla “politically correct”.
Il libro è scritto quasi in forma di monologo, in cui tutti gli eventi sono di volta in volta filtrati attraverso le sensazioni del protagonista, compresi i deliri in cui sprofonda la notte.
Man mano che i giorni passano, giunge la rassegnazione della situazione e la consapevolezza che l’unico motivo per cui lui potrebbe essere restato sano, è la possibilità di studiare la malattia e il virus e di far guarire tutti gli altri (proprio lui, un eroe controvoglia, del tutto anti-eroe). Così il povero Robert, senza nessuna conoscenza scientifica, inizia a documentarsi dalle basi leggendo libri presi a caso dalla biblioteca del quartiere, fino ad arrivare a costruire, pagina dopo pagina, una ipotesi su come potrebbe essere fatto il virus, e su come potrebbe agire sulle persone colpite.
Il bello e l’originalità del libro è che riesce nell’intento. Alla fine riesce a spiegare tutto in modo quasi scientifico, compresi i tipici comportamenti vampireschi: la paura della luce e dell’aglio, il terrore della croce e degli specchi, e la morte che sopraggiunge solo tramite il paletto di legno conficcato nel cuore.
Tutto questo costituisce sì il topic principale del libro (l’obiettivo impossibile da portare a termine, l’enorme forza di volontà necessaria, l’aspirazione finale di redenzione per tutto il genere umano) ma anche la principale distrazione.
Il romanzo rivela presto i suoi reali obiettivi poco rassicuranti, perchè mentre Robert è sempre più stretto nel suo piccolo mondo, fatto di mura domestiche, alcool, ricordi dolorosi, rimpianti, deliri paranoici, visioni, ricerche scientifiche e questo folle obiettivo da portare a termine… mente lui è perso in tutto questo, il mondo là fuori va avanti e si evolve senza di lui, finchè un brutto giorno…
Un consiglio? Leggetevi il libro. Le ultime dieci pagine si chiudono con un monologo drammaticamente impagabile. Altro che “lui ora è leggenda”. (mi viene il vomitino solo a pensarci.. bleah!)
Se non avete visto il film, leggete il libro e passate oltre. Dimenticatevi che esista questo film. Ci sono film molto più appaganti e sensati.
Se invece avete già visto il film (e probabilmente vi è piaciuto), beh… provateci lo stesso.
So già che il risultato non sarà lo stesso. Conosco gente che ha letto il libro DOPO aver visto il film, e non l’ha trovato particolarmente eccellente. Il libro è rovinato per sempre.
Fosse solo per questo motivo, andrebbero rinchiusi gli autori del film. Perchè con il loro intento, sono riusciti a rovinare il romanzo per sempre, a chi ha visto il film.
Rinchiudiamoli!
Tags: 2007, Francis Lawrence, Richard Matheson, ultimo uomo sulla terra, vampiri, virus, Will Smith
e con questo possiamo anche concludere che Will Smith e’ un po’ il Kevin Costner della fantascienza: da Independence Day a I, Robot etc… trasforma in merda tutto quello che tocca.
Beh, non so se sia colpa sua…
comunque hai colto nel segno, ho rivisto Io robot una decina di giorni fa in tv, e devo dire che il parallelismo è calzante.
Io Robot l’ho visto una sola volta e m’è bastato.
Non regge però il paragone con Kevin Kostner: Will Smith non ha fatto solo merda. A parte che in Io Robot il suo personaggio non era così male, se ben ricordo (anche se il libro era tutt’altra storia), ma il Principe di BelAir ha partecipato anche a S.F. piacevoli, come la serie di MIB. Nulla di eclatante, per carità, ma leggeri e di piacevole visione. Il tipico film che guarderesti per far riposare i neuroni. E..suvvia, non siamo troppo inclementi: anche Indipendece Day non sarà sto capolavoro, ma è guardabile (a questo proposito, memorabile nella sua assurdità il cazzotto in faccia all’alieno, proprio da parte di Will Smith…assurdo, ridicolo, improponibile…ma funny).
Per quanto riguarda il post, interessantissimo, ma ho deciso di leggerne solo metà: non voglioi spoilerarmi il libro, che sembra davvero interessante!! per ora ne ho 7 in lista d’attesa: qualcuno andrà via veloce (Duma Key, di King, o Brisingr, di Paolini), qualche altro richiederà più tempo (I figli di hurin, tolkien), ma mi sa che dovrò aggiungere anche questo titolo al mio elenco!!! Tanto m’hai fatto scappar la voglia di vedere il film, quanto mi hai spinto verso il libro.
Ah, prima o poi leggerò anche qualcosa di androidi e pecore elettriche.
By the way….hollywood ce l’ha per vizio-abitutidine-dovere commerciale, quello di regalare il buon “happy end” agli spettatori…ricordiamo minority report…. cioè, io non ricordo, anche perchè il libro non l’ho letto, ma ricordo il tuo parere disgustato…
Mah, non ho detto che tutto quello che ha fatto Will Smith fa schifo. Ma quello che ha fatto di fantascienza si’. A eccezione di MiB, te lo concendo. Del resto nemmeno Costner le ha sbroccate proprio tutte tutte.
Schuck, se mai vorrai leggere qualcosa di androidi e pecore elettriche, chiedi pure…
Perchè ci sono cose che possono andare bene “per iniziare” e cose assolutamente fuori.
Dopo parecchi libri di Dick, faccio fatica pure io a leggere libri come “un oscuro scrutare” o “le tre stimmate di palmer eldritch”. Se uno è un genio presuppone anche che possa scrivere cose incomprensibili.
Minority report non era un brutto film, lo considero sicuramente meglio de “la guerra dei mondi” che invece aveva un finale così frettoloso sa essere imbarazzzante. Non lo considero nemmeno come “io sono leggenda” perchè questo è assai più grave, il film non attua una modifica da poco ma una modifica RADICALE.
Quello che mi scoccia di Minority Report è che si riferisce ad un racconto di 30-40 pagine che sicuramente da solo non può tenere in piedi un film, ma chi ha scritto il soggetto ha fatto un buon lavoro di bricolage, perchè ha preso qua e là parecchi spunti presi da altri racconti di Dick o da romanzi, e nell’insieme si crea l’atmosfera giusta, scura, pessimista, asfissiante.
Quello che mi fa incazzare è che dopo tutto l’ottimo lavoro che hanno fatto, non trovo un solo motivo decente per cui hanno deciso di cambiare il finale… hanno solo fatto le cose a metà, rovinando un pochino anche l’altra metà…
[...] inquadratura che è la sintesi poetica, distillata e concentrata, di tutto… Tutto quello che “Io sono leggenda” non ha avuto il coraggio di essere, per manifesta imbecillità dei suoi produttori, lo si può [...]