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Riflettere su A.I.

May 3rd, 2009 by

Ieri sera ho rivisto A.I. -Artificial Intelligence- di S. Spielberg, dedicato a S. Kubrick. Com’era accaduto la prima volta mi ha lasciato parecchie domande a cui non é facile trovar risposta.
Una però esula dell’etico e dal personale, quindi la riposto qui: perché questo bel film non é rimasto nei cuori e soprattutto nelle teste delle persone come, per esempio, E.T.? per restare nel campo di Spielberg.
Perché non è divenuto memorabile come avrebbe dovuto?
Perché tocca un argomento difficile quale un robot come surrogato di un figlio, mi si suggerisce. Forse.
Oppure perché non siamo pronti a prenderci la responsabilità di amare una macchina?

Non so rispondere, però é un vero peccato, questo é uno dei migliori film sull’argomento. Peccato anche che Kubrick non abbia potuto partecipare alla realizzazione, sarebbe stato interessante vedere dove ci avrebbe portato il suo genio.

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4 Responses to “Riflettere su A.I.”

  1. Yash says:

    Per me non è restato nel cuore, perchè è un film con poco cuore…
    Non è ispirato, ed è pure un po’ pasticciato.
    Parere personale, ma a me proprio non è piaciuto, eppure i temi trattati sono tra i miei preferiti…
    La prima parte ha un mordente mica da ridere, e si vedono le zampate di Kubrik.
    la seconda…. tralasciamo… giuro che non ce l’ho con Spielberg, però non è il mio regista peferito, nonostante molti film molto azzeccati… ma meno tocca la fantascienza, e meglio è, l’ho già scritto una volta in qualche mail a qualcuno…

  2. Yash says:

    Guarda il caso, lo sto rivedendo ora, lo stanno facendo in tv…

    Beh, io confermo il mio parere anche alla seconda visione. il film è molto molto graffiante nella prima parte, quella più kubrikiana… E’ il film stesso che pone l’accento sul difficile rapporto uomo-macchina, fino a che limite può spingersi, e quale limite non dovrebbe mai superare, ovvero quello dei sentimenti, perchè come dici tu non siamo in grado o non vogliamo amare una macchina, e il film stesso dice il perchè: perchè è superiore a noi, perchè noi moriremo e le machiine resteranno su questa terra e per questo le odiamo, perchè sono perfette… o comunque queste sono le enormi paure che ci suscitano.
    Il film è graffiantissimo a tratti anche nella seconda parte, quando mette in risalto l’abominio che ci suscita il vedere una macchina che è in grado di provare sentimenti…

    Però, che diavolo, ma che minchia c’entra pinocchio, gli alieni, gli incontri ravvicinati, e via dicendo?
    C’è troppa carne al fuoco, c’è pure Manhattan coperta dalle acque degli oceani…. ma niente che venga amalgamato bene con il resto…
    Tutto mi dà l’impressione di essere assembrato male e solo per scimmiottare i vezzi filosofeggianti di kubrick di 2001 odissea nella spazio, o per attenuare i temi forti (forse troppo forti) con il sogno o la pseranza di un sogno, difetto purtroppo tipico della fantascienza di Spielberg…
    E poi non basta fare una acozzaglia di temi forti o di sbandature visionarie, per fare un film visionario…

    boh, non mi piace, dovevano troncarlo a metà, o era meglio farlo finire a kubrick (perchè sul fatto che lo abbia iniziato lui non c’è dubbio)…

  3. Yash says:

    Ecco giusto per fare un esempio….
    (***SPOILER***)
    David entra nella fabbrica dei David, scopre di non essere unico, lo scopre probabilmente PER DAVVERO per la prima volta in vita sua…. ha la consapevolezza di essere finto. In questo momento la distinzione tra vero e finto si confonde, perchè lui invidia gli uomini che sono veri, mentre gli uomini invidiano le macchine perchè sono eterne. Roba da farci un film nel film. O sei vero, o sei eterno…
    il fatto di essere finto è una consapevolezza devastante per David, che lo porta a fare quello che farebbe qualsiasi uomo di fornte ad una consapevolezza del genere: si lascia morire…
    Si butta da un palazzo, e affonda nel mare. Ovviamente non muore, perchè è una macchina. Poi nel fondo del mare arrivano i pesci che lo adagiano sul fondo, dove trova un libro che parla della fata turchina, e poi trova la fata turchina (o meglio una statua), e la supplica di diventare un bambino vero…
    E già qui si potrebbe dire: che c’entra? però c’entra. Perchè la speranza lo porta a stare sul fondo del mare per 2000 anni a pregare la fata turchina di diventare un bambino, e la speranza è una cosa umana…

    E questo è il punto esatto in cui il film dovrebbe finire, per me.
    Invece no, dopo 2000 anni arrivano gli alieni…. lo risvegliano…
    Eh no… questa o qualcuno me la spiega, o resta una schifezza, per me… cosa vuole dirci, che l’eternità è una condanna, o che cosa?
    E poi va avanti, gli alieni lo fanno diventare un bambino, o meglio, gli fanno provare la finzione di essere un bambino, o boh… non si capisce che altro…

    Dai, erano 20 minuti di finale da sforbiciare di brutto… :-PP

  4. robsom says:

    Yash, ne discutemmo alla nausea quando usci’ e in linea generale siamo d’accordo. Si vede Kubrick e si vede Spielberg. E per essere un mix di due registi cosi’ diversi (ma che si ammiravano molto l’un l’altro) non e’ venuto tanto male. C’e’ il fatto che riflette su temi che forse non sono piu’ di moda – quelli di cui parli tu – e anche su temi scomodi, soprattutto per un certo tipo di pensiero dominante (perche’ la gente vuole un figlio, per esempio). Ma io non direi che manca di anima, semmai che c’e’ troppa carne sul fuoco.

    (***SPOILER***)
    I cosi alla fine non sono alieni, ma robot! Dai che si capisce. Sono i mecha che si sono evoluti, che confonde ancora di piu’ il confine tra naturale e artificiale. Io li avrei tagliati, ma non sono del tutto campati per aria. Per me la fine ovvia sarebbe quando l’elicottero rimane intrappolato sott’acqua.