Archive for August, 2009

Star Trek (XI)

Thursday, August 27th, 2009 by

E’ passato un mesetto dall’anniversario dell’Apollo 11 (un piccolo passo per un uomo, space the final frontier, etc…) ed è passato abbastanza tempo da averlo digerito per bene, quindi parliamo un pò del nuovo Star Trek.

Diciamo la verità: Star Trek soffriva da tempo di stanchezza. E’ innegabile anche dai fan più ciechi, dopo il quasi-flop di Enterprise e il mancato successo di Nemesis, che pure non era tanto male.
Dunque, arrivati all’undicesimo film, che ci fosse bisogno di un pò d’ossigeno – o un polmone d’acciaio, a seconda di come la si vede – non ci piove: la questione è come farlo senza violentare svariati decenni di lavoro creativo, un immenso e complesso universo alternativo e senza sfornare l’ennesima megapuntatona che piglia solo i fan (che, per dire, a me sta anche bene, ma insomma…). Ricominciando a guardare avanti insomma e a indicare la strada come Star Trek ha sempre fatto fin da quando, in pieni anni ’60, piazzò una donna africana e un russo sul ponte di comando.

La soluzione di J. J. Abrams – nonostante legittimi dubbi su di lui – è di prendere il toro per le corna, e buttare tutto all’aria. Lo fa con una certa arroganza, ma anche con l’aria di chi sa dove mettere le mani. E il risultato, anche se può lasciare a volte perplesso, generalmente funziona. Grazie anche a quello che è da sempre uno dei cavalli di battaglia della serie, riesce a mettere insieme uno storia solida e consistente, senza essere autoreferenziale, e a innovare, senza distruggere. Date le premesse, questo è un buon risultato. Rispettare la tradizione, e lo spirito, non era per nulla un risultato scontato.

Ma è anche un buon film? USS Enterprise new bridge
Beh, dipende. Dal punto di vista di un trekker ci sono chicche incredibili e succose (i cannoni fotonici! l’espulsione del nucleo curvatura!) e cose orride da venire voglia di strapparsi gli occhi (che-minchia-sono-quelle-robe-da-power-rangers e perchè cazzo la sala motori sembra una fottuta latteria?). Senza contare inesplicabili quanto fastidiosi omaggi citazioni riferimenti a Guerre Stellari che sembrano proprio buttati lì tanto per. Capisco che tutto ciò possa lasciare indifferente lo spettatore “normale”, ma il fattore eye-candy (masturbazione visiva per trekker) è indiscutibilmente abbastanza elevato. Certo si sconta un pò il problema di ogni prequel di fantascienza: come mostrare una tecnologia meno avanzata di quella che si poteva far vedere negli anni ’90 (detto ciò la nuova plancia dell’Enterprise è bellissima oltre ogni dire).

Se la storia è un pò debole – e circonvoluta quel tanto che basta per forzare i paradossi e spingere l’intera baracca in un’altra direzione – la vera forza e il fascino di Undici sta nei personaggi e nelle loro relazioni, nel vedere come nascono e si sviluppano. Il livello di recitazione veramente ottimo (ad eccezione forse di Simon Pegg e Zoe Saldana, più per colpa degli sceneggiatori, che gli hanno assegnato parti troppo comiche o troppo decorative, che per colpa loro) riprende i modi di fare e dire dei leggendari attori della Serie Originale, senza trasformarli in imitazioni o macchiette. Questo è davvero un film corale, e il punto non sono paradossi temporali, astronavi, alieni e battaglie, ma persone che si trovano, si scoprono, lottano con sè stessi, con i loro fantasmi e con gli altri per diventare gli amici inseparabili di una vita.
Che poi è quello che Star Trek ha sempre saputo fare meglio.

Ah. E un paio di standing ovation al vecchio Leonard non gliele vogliamo fare?
Spock

What is necessary is never unwise

Inglouriuos Basterds

Monday, August 24th, 2009 by

Come e’ gia’ capitato per alcuni miei precedenti post questa non sara’ una recensione vera e propria, quanto un consiglio spassionato. La recensione di questo film richiederebbe infatti ore di meditazione, di ricerca dei dettagli, richiederebbe una seconda visione del film stesso, richiederebbe la (ri)visione degli altri precedenti film dello stesso regista e anche la visione di tutti i film a cui e’ ispirato, quindi accettate il consiglio e fidatevi: andate a vedere Inglouriuos Basterds.
Tarantino ha fatto un film degno del successo di botteghino che sta avendo, almeno qui un UK. Un film in cui ci sono talmente tante citazioni musicali e cinematografiche che spero di andare a rivederlo per riuscire a coglierle. E’ nel suo stile violento e splatter per certi versi, comico e grottesco per altri, se non vi sono piaciuti Pulp Fiction e Kill Bill evitate ovviamente, diversamente che ci fate ancora li? Filate al cinema.
Qualcuno ha detto che il film e’ troppo lungo, io proprio non me ne sono accorta, troppo intenso. Consiglierei la visione in lingua originale perche’ Tarantino, tra l’altro, ha compiuto un miracolo su Brad Pitt, l’attore recita con un temibile accento del Tennessee, tanto difficile e pesante che la recensione della BBC suggerisce che potevano sottotitolare anche la sua parte! Infatti tutti i caratteri del film che non sono americani non sono tradotti ma sottotitolati (come quasi sempre in UK), per cui i nazisti parlano in tedesco, i francesi in francese … e quando Pitt deve fingersi italiano la sua parlata e’ meravigliosa! Non so davvero come potranno tradurre questo film, mi dispiace, meta’ della bellezza sta nel linguaggio certe volte. Converrete poi che gli ordini di un kapo nazista sentiti in lingua tedesca hanno tutto un altro suono, meta’ della paura che fanno deriva dalla durezza della lingua tedesca … una malattia della gola piu’ che una lingua.
Dicevo? ah, si, vedetelo in lingua originale se vi riesce.
Fate attenzione ad alcune manie tipiche di Tarantino: piedi di donna, ci sono sempre e sono piedi normali, femminili e visti da vicino, poi le donne di Tarantino, sempre vere, mai troppo giovani, reali insomma, bravo.
Aggiungerei la presenza dell’immancabile mexican standoff e la mania per girare con la telecamera vorticosamente intorno alla scena, da mal di stomaco imminente, la scena si “ferma” proprio un secondo prima che la nausea vi colga, malefico Tarantino!
I colori di certe sue scene sono cosi vivaci da ricordare certe locandine di B-movies degli anni 80, da godersi la scena finale nella regia del cinematografo, luci e colori da fumetto, un indimenticabile tono di rosso.
Infine l’idea che si dovesse lasciare ai nazisti sopravvissuti qualcosa che li rendesse riconoscibili come tali anche una volta tolta la divisa non e’ affatto male, nonostante la crudezza insostenibile del gesto.

Concludo, un po’ come disse Eco dopo aver scritto “Il nome della rosa”: “avevo voglia di assassinare un monaco“, secondo me Tarantino aveva voglia di uccidere un po’ di nazisti, dategli torto.

Lt. Aldo Raine: You probably heard we ain’t in the prisoner-takin’ business; we in the killin’ Nazi business. And cousin, Business is a-boomin’.