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Archive for March, 2010

Jennifer’s Body

Wednesday, March 24th, 2010 by

Stasera mi son guardato Jennifer’s Body sul pc.
Non è che ci sia da fare una gran recensione. A dir la verità, ogni tanto mi chiedevo: “ma perchè lo sto guardando?” poi compariva Megan Fox e mi dicevo “ah, già” (non che la co-protagonista, Amanda Seyfried, sia tanto peggio, comunque..anche se nel film è una specie di Lisa Simpson)
Il film, un horror con bocche pieni di denti (tutti aguzzi) ed abbondanti spargimenti di sangue, è diretto da Karyn Kusama (toh, una donna), già regista di Aeon Flux e scritto da Diablo Cody (toh, un’altra donna).
La trama…beh, non la racconto per non rovinare la sorpresa a chi decidesse di vederlo, ma diciamo che non è nulla di stratosferico. Troppe cose succedono senza un perchè, e senza che nessuno approfondisca come sarebbe normale. Certo, questo rende il racconto più scorrevole, ma anche meno verosimile. Oddio, non che si possa pretendere che un horror con demoni cannibali nelle spoglie di una reginetta del liceo sia verosimile…ma, ecco, almeno un po’ di coerenza, suvvia. Invece lo sceneggiatore preferisce glissare su alcune cose, per non complicarsi troppo la vita. E così abbiamo gli adulti quasi sempre assenti, la polizia che non si sa cosa faccia mentre i ragazzi muoiono sbranati, un professore che vuol essere l’ ADULTO per antonomasia ma resta una macchietta priva di spessore…non ci siamo, non ci siamo. Poi ricompare Megan/Jennifer e….no, scusate di cosa stavo parlando? Mi sono distratto, quindi uso la tattica degli autori del film: butto dentro un altro po’ di Megan Fox, così anche la recensione ne guadagna.
C’è da riconoscere che un po’ di originalità nel soggetto originale c’è..potrei anche dire il perchè, ma rischierei di spoilerare troppo, visto che si capisce dall’inizio il “cosa”, ma il “perchè” viene rivelato alla fine, quindi, non ve lo dico.
Infine, il film guadagna qualche punto extra grazie ai dialoghi: così assurdi e paradossali da diventare volutamente ironici, e perchè no, divertenti. Vi lascio qualche perla, se volete leggerla, ma attenzione: pericolo spoiler!

Needy:”crede che sei ancora vergine, ecco perchè!”
Jennifer:”che cosa? ma se non sono neanche più vergine nell’uscita di servizio..grazie a Roman…e a proposito..un male! il giorno dopo anzichè uscire sono rimasta a casa col culo su un pacco di piselli surgelati!”

Cantante1:”e per stupire Satana possiamo solo sbudellarti, e dissanguarti”
Cantante2″..e poi Dark si metterà la tua faccia!…”
Cantante1″rilassati, questa era solo una battuta..ma tutto il resto succederà, però”

Needy:”anche quando eravamo piccole tu rubavi i miei giocattoli e mi versavi la limonata sul letto”
Jennifer:”..e adesso mi mangio il tuo ragazzo..”

Goodbye, Mr. Phelps

Monday, March 15th, 2010 by

Your mission, should you decide to accept it, is to […]

The Hurt Locker

Tuesday, March 9th, 2010 by

Mi è capitato di vedere questo film in una sala con audio e video impossibili, quindi non mi sento di darvi una recensione vera e propria dal punto di vista tecnico, ma alcune cose mi sento di scriverle e lo faccio prima della cerimonia degli Oscar, anche se voi le leggerete dopo.

Soggetto del film? Molto brevemente: le azioni di una squadra di artificeri americani in azione in Iraq.
La regista é una donna, Katrhyn Bigelow, ex moglie di un certo Cameron, che pare abbia descritto questo film come “il Platoon sulla guerra in Iraq”, sembra poi che abbia anche incoraggiato la ex moglie che sulla strada ha incontrato molti problemi, soprattutto di distribuzione.
Io vi consiglio di vederlo, a prescindere dall’opinione di Cameron.
Da qualche parte é stata mossa l’obiezione che questo film sia poco femminile, come non si veda che la regista é una donna. Io dico che é tutto il contrario, si vede eccome, solo che invece di darci una visione scioccamente rosa della guerra, invece di farci vedere le lacrime delle vedove, invece di indugiare sul lato buonista dei soldati, invece di dirci cosa é giusto e cosa é sbagliato, invece di sottointendere che se fosse per le donne le guerre non esisterebbero, ci dice da subito che la guerra é una droga. Ci racconta la guerra com’é e basta, senza fronzoli, con così pochi fronzoli che durante il film non si sente musica, non c’é una colonna sonora, credo ci sia un solo sottofondo musicale in tutto il film, in compenso molte le esplosioni.
Non c’é un briciolo di retorica, raro in un film di guerra. In tutti i 131 minuti non si vede che una piccola bandiera americana e una irachena, scelta interessante: il tutto potrebbe svolgersi ovunque nel mondo e non ci sono buoni e cattivi.
Alcune scene mettono addosso un’ansia incredibile, la sensazione di panico e paura profonda, la stessa di un cecchino fermo immobile per ore a cercare di centrare il bersaglio, perché alla fine questo vuol dire sopravvivere.

Le riprese sono quasi documentaristiche, senza commenti, ma molto essenziali e per questo perfette per catapultarvi sul campo, per farvi sentire tutta l’umanità dei soldati ma, lo ripeto, senza retorica. C’é il soldato profondamente colpito dalla guerra, psicologicamente “danneggiato”, c’é quello che segue le regole e cerca di guidare la squadra nel migliore dei modi, c’é il drogato di guerra, quello che rischia tutto, quello che a casa si sente fuori posto, che solo con le mani tra le bombe si sente se stesso. L’umanità, la fragilità di questi uomini, quella cosa che dovrebbe essere sottolineata da lacrime, assenti per fortuna, si sente in moltissime scene, comprese le scazzottate idiote-valvola di sfogo. Si percepisce tutto senza accorgersene, questo é il tocco femminile della regista.

Alla fine se ne esce con qualcosa su cui ragionare e la profonda sensazione che il genere umano sia in grado di fare cose indicibili, come usare un cadavere come involucro per bombe, o rendere impossibile il ripensamento da parte di un attentatore suicida lucchettandogli addosso una camicia esplosiva. Non é una novità: il genere umano fa schifo e la Bigelow é stata brava a raccontarcelo.

Staff Sergeant William James: This box is full of stuff that almost kill me.

UPDATE POST OSCAR
Aggiungo un link interessante che spiega chi e’ la regista, com’e’ nato questo film e i problemi incontrati a cui accennavo. Leggetelo e’ interessante.

Oscar 2010

Sunday, March 7th, 2010 by

Tra poche ore verranno assegnati gli 82esimi Academy Awards. Non abbiamo mai parlato tanto di Oscar su questo blog, abbiamo avuto in passato solo una presa diretta e un commento post-serata. Quindi per variare, quest’anno ne voglio parlare prima.

Queste sono le mie scelte, tra i candidati. Non quelli che penso vinceranno, ma quelli che farei vincere io (che in qualche caso coincideranno, spero).

Miglior Film:
nonostante gli scontati pronostici, non penso – per motivi già spiegati – che Avatar se lo meriti. Io lo darei a The Hurt Locker, uno dei film più intensi e coinvolgenti che abbia mai visto.
Miglior Regista:
vorrei andare per Kathryn Bigelow, anche per il motivo che sarebbe la prima donna a vincere questo premio – e non con un film vaginale – però questo giro va a Quentin. Uno capace di fare qualcosa come Inglorious Basterds dimostra una padronanza dei mezzi e delle tecniche cinematografiche che non ha pari.
Miglior Attore:
nessuna competizione per questo. Jeff Bridges in Crazy Heart è semplicemente grandioso. Non ho avuto tempo di parlare del film (visto solo ieri sera!), ma… bello bello bello.
Miglior Attrice:
qua sono molto indeciso. A dire il vero, se Avatar fosse candidato, darei il premio a Pandora – sì proprio al pianeta, il miglior “personaggio” del film. Comunque, così sulla fiducia, a Meryl Streep, per la sua perfetta imitazione di Julia Child, ma considerate che Julie and Julia è l’unico dei candidati in questa categoria che ho visto.
Miglior Attore Non Protagonista:
anche qui non c’è molto da discutere. Cristoph Waltz sarà anche stato un insignificante attore di fiction austriache (e sticazzi!) fino all’anno scorso, ma in Inglorious Basterds spacca il culo ai passeri.
Miglior Attrice Non Protagonista:
direi Maggie Gyllenhaal. Non ho visto Up in the Air, e sono fortemente prevenuto contro le altre candidate, ma Maggie è veramente brava e tanto carina, anche se in un ruolo non particolarmente impegnativo.
Miglior Sceneggiatura Originale:
decisione difficile. Sono diviso tra darne un altro a Tarantino o premiare i Coen. A Serious Man è indubbiamente il loro film più profondo e maturo (e prima o poi ne dovremo parlare qua) e forse se lo meritano.
Miglior Sceneggiatura Non Originale:
non ho visto nessuno di questi, quindi passo, ma – di pancia – mi farebbe piacere vedere premiato District 9.
Miglior Film Straniero:
passo, sono solo contento che Tornatore non sia nemmeno stato considerato.
Miglior Animazione:
Up, non vedo altri concorrenti credibili.
Migliore Canzone Originale:
sono di parte, perchè mi piace il genere, ma vado per Crazy Heart senza esitazione.
Migliore Colonna Sonora Originale:
passo, mi rifiuto di votare per qualsiasi cosa scritta fatta da James Horner e nemmeno le altre sono memorabili.
I premi “tecnici”:
cioè Direzione Artistica, Fotografia, Suono (Mixing/Editing), Costumi, Trucco, Montaggio. Effetti Speciali. Ho qualche difficoltà a valutare questi, anche perchè non ho visto The Imaginarium of Doctor Parnassus che a occhio sembra un buon competitore di Avatar, District 9 e anche Star Trek. Sospetto (ma avendolo visto in una sala schifosa non posso giurarci) che la fotografia di The Hurt Locker sia meravigliosa. Sono contento che quest’anno i premi verranno distribuiti in gran parte tra film di fantascienza, un genere di solito snobbato dall’Academy.

Tralascio documentari e corti, che non ho visto (che poi, ma perchè non li fanno vedere di più?). Bene, stanotte vedremo che cosa succede. Che poi alla fine daranno tutto a Precious, che fa così tanto politically correct che uno rischia l’overdose solo a guardare il trailer.

Invictus

Monday, March 1st, 2010 by

Ho da dire alcune cose su questo film, inizio con la piu’ importante: andatelo a vedere! Ah, volete qualche motivo in piu’ del mio istinto? Ci provo.
Innazitutto andatelo a vedere perche’ Clint Eastwood raramente sbaglia. Poi perche’ c’e’ Morgan Freeman, lui e’ talmente Nelson Mandela che alla fine del film si fa fatica a distinguerlo dall’originale e non e’ il trucco e’ un’interpretazione perfetta. Infine, per restare sugli interpreti principali, c’e’ Matt Damon. Damon in pantaloncini corti che gioca a rugby … battute a parte, il ragazzo mi piace sempre di piu’ e non sono gli ormoni che parlano, la sua interpretazione e’ davvero buona.

La trama? e’ la storia romanzata di un fatto accaduto veramente. Nel 1995 i campionati mondiali di rugby si tenevano nella Repubblica Sudafricana, nella Rainbow Nation appena nata dopo la liberazione di Nelson Mandela e la sua elezione a Presidente. Nel Sudafrica in cui l’apartheid era da pochissimi anni terminato, il paese in cui le differenze sociali bianchi/neri erano inimmaginabili. La nazione poteva esplodere in una guerra civile, onestamente i neri avevano le loro sante ragioni per essere desiderosi di rivincita, per usare un eufemismo. Non staro’ qui a discutere sulla figura di Mandela, nessuno e’ perfetto e di torti ne sono stati fatti, ma evitare un genocidio non e’ una cosa da poco, mi pare.
Il film racconta come Mandela riusci’ anche attraverso questo campionato di rugby ad avvicinare le due frazioni del suo popolo. E lo racconta in modo esemplare, toccando ogni corda sensibile disponibile, facendovi sentire l’odio profondo maturato in anni di razzismo e al tempo stesso insegnadovi come fare un passo indietro a volte significa in fondo vincere. Toccanti le scene girate sull’isola-campo di prigionia che ha ospitato Nelson Mandela per 27 anni (ventisette!). Solo un uomo eccezionale poteva, una volta fuori da quella minuscola cella, lontano da quelle pietre da spaccare, decidere che non voleva vendetta.
E’ soprattutto un film sullo sport e sulla grande idea di un uomo. Retorico, certo, ma non credo volesse essere una biografia o una celebrazione dell’uomo.

Vogliamo poi parlare della colonna sonora? Eastwood non lo sa e soprattutto non gliene importa niente, ma mi ha fatto un regalo.
Rapida spiegazione: durante la 32sima edizione della Coppa America una delle imbarcazioni era un team sudafricano che si chiamava Shosholoza (la storia e’ interessante e italiana, se vi va qui). Shosholosa e’ una canzone tradizionale sudafricana, originariamente non aveva un carattere positivo, di gioia o vittoria, era un canto di lavoro. Io l’ho sempre trovata piena di energia e all’epoca della Coppa America tifavo per gli africani, per tanti motivi, ma anche solo per simpatia, colore, ingegno, design, coraggio e quella musica trascinante.
Bene, Clint ha pensato di farmi un regalo iniziando e chiudendo il film con questa canzone, divenuta nel tempo inno di gioia.

Aggiungo poi un’altra nota del tutto personale che poco ha a che fare col film o forse si. Il film e’ un bel ritratto dell’Africa, in senso generale, mi ha fatto risentire di quel vento polveroso, i bambini allegri che giocano a tutte le ore nel campetto della scuola o per strada, la loro divisa scolastica perfetta, le ragazze lucide come castagne, profumatissime e con quelle pettinature incredibili, i cani ovunque per strada, la dignita’ di avere poco ma goderselo fino in fondo, l’orgoglio di essere africani.
Colpita anch’io dal mal d’Africa? Non so, ma certo il film mi ha toccato anche questa corda.

Nota di merito al tocco poetico ed evocativo delle immagini di chiusura. Mentre dentro lo stadio si gioca la finale, fuori un bambino nero ascolta la cronaca dalla radio della macchina di due poliziotti bianchi in servizio. Tutta la sequenza di “avvicinamento” tra le due parti e’ simbolica e perfetta, commovente e illuminata.

Spiacente per chi lo vedra’ non in lingua originale, non voglio fare quella che se ne intende, ma una finezza di questo film si perdera’ certamente nella traduzione: l’accento sudafricano! Ammetto di aver fatto fatica a cogliere alcune parole, ma ne valeva la pena.
In molti hanno scritto che il film e’ lungo, sara’ che io ho Kubrick come termine di paragone, ma non ho avuto tempo di notarlo.

Nelson Mandela: Forgiveness liberates the soul. It removes fear. That is why it is such a powerful weapon.


Titoli di testa: non ci sono, sorpresa! Ma ci sono i titoli di coda, che diversamente dal solito meritano perche’ sono una carrellata di foto accoppiate: da una parte l’interprete (Freeman), dall’altra l’originale (Mandela). Scelta intelligente per un film che racconta di una storia vera.