Warning: call_user_func_array() expects parameter 1 to be a valid callback, no array or string given in /home/mhd-01/www.robsom.org/htdocs/lafabbricadeisogni/wp-includes/class-wp-hook.php on line 286

Archive for 2011

Remake!

Wednesday, April 20th, 2011 by

Mi rendo conto che ai 3 uomini scriventi e leggenti questo blog non interessera’ ma ho appena fatto una scoperta sconvolgente.
Ad ottobre uscira’ il remake di Footloose.
Rileggete.
Lo so, lo so, il film non e’ certo un capolavoro di Tarantino, ma ci vogliono anche i filmetti d’evasione e Footloose resta un film icona degli ’80s. Walkman per ascoltare la musica, scaldamuscoli, i Police, la ribellione, le corse di trattori, la musica, la musica santo cielo!
Perche’ l’ennesimo terribile remake/adattamento di film/telefim anni 80? Nessuno ha piu’ idee o nessuno ha piu’ voglia di spendere tre soldi per pagare gli autori? e soprattutto che musica useranno come colonna sonora? paura, terrore, ribrezzo.
Fate un salto su IMDB e guardate la faccia del protagonista, no dai, per favore, ditemi che e’ uno scherzo.
Parlando di soldi facciamo un rapido confronto di cifre, sebbene stimate.
Budget dell’originale:$8,200,000.
Budget previsto per l’osceno remake: $30,000,000.
Che tristezza.

Rusty: He’s from out of town and don’t tell me that doesn’t curl your toes because I know it does.

Imdb Footloose 1984
Imbd Footloose 2011

Sucker Punch

Friday, March 25th, 2011 by


Ho deciso di commentare questo film subito dopo averlo visto, intanto che sono ancora abbastanza stordito da non essere in grado di scrivere troppo.
Questo film fa schifo. Non può essere solo colpa della stanchezza derivante da una settimana di lavoro. Questo film è una immensa esplosione di testicoli prolungata per quasi due ore. Pensavo che nessun regista potesse eguagliare quell’esagitato di Michael Bay, ed invece Snyder lo sorpassa, eccome. Lo supera a destra e gli fa pure il dito medio.

Io avevo già dei sospetti sulla scarsa capacità di questo regista di saper dosare gli ingredienti che fanno un film, capacità che forse gli avrebbe consentito di fare un BEL film, un film di successo, ma mai un capolavoro; lo sospettavo già ai tempi di 300, che era piaciuto anche a me, ma non l’ho mai considerato un capolavoro. Mi sembrava un po’ uno scimmiottamento di Sin City venuto comunque bene, ma comunque un prodotto troppo aderente agli schemi da film d’azione digitale, per essere del tutto innovativo.
La sensazione era stata rinnovata in occasione di Watchmen, che invece era piaciuto a tutti ma a me era sembrato un film fine a se stesso; nonostante non avessi mai visto il fumetto da cui era tratto e nonostante il fumetto fosse un ottimo soggetto da cui trarre un film, il risultato mi aveva lasciato addosso una freddezza un po’ particolare… come se la storia fosse diventata solo una scusa per fare un po’ lo sborone con qualcosa di particolarmente visionario, ma che era entrato in contrasto con qualcosa di freddo e razionale, ovvero la convinzione che bastasse applicare due regole imparate guardando altri film visionari e moltiplicarle per mille, per diventare visionario.

Essere visionari è una caratteristica che si ha, non ce la si può ritagliare addosso. Ecco, Snyder è esattamente questo. Uno che vuole ritagliarsi addosso l’etichetta di visionario, ma c’è da chiedersi quanto lo sia davvero. Non è sufficiente inserire in un film ogni cosa gli sia passata per la testa nel corso degli anni di lavorazione, comprimendo tutto fino allo stadio della deflagrazione, per essere davvero visionari.
Anche i visionari sanno dosare gli ingredienti, ed una torta con 10 chili di zucchero, non è buona solo perché contiene tanto zucchero. O un cocktail non è eccellente solo perché contiene 50 ingredienti alcolici.

Snyder non è certo uno sprovveduto. Ha saputo scegliersi sempre molto bene i soggetti da cui fare film. E il primo fulcro del problema è proprio qui: quello che nei citati film era comunque una garanzia per i contenuti e un eccellente binario entro cui contenere la propria furia creativa, qui viene a mancare. Stavolta la storia non è più tratta da un capolavoro dei fumetti come 300 o Watchmen. Stavolta la storia è tutta farina del sacco del regista, che si ritiene per questo esonerato dall’avere ALMENO un paio di binari su cui far correre il treno.

Il risultato è ipertrofico, eccessivo, esagerato, ossessionante, martellante, estremamente pop; ogni componente di questo film è esattamente così, la trama, la sceneggiatura, i riferimenti ad altri film, la fotografia, i colori, la musica, il montaggio, la recitazione, i costumi, le scenografie. E’ tutto ipertrofico, eccessivo, esagerato, ossessionante, martellante, estremamente pop.

La storia, o meglio quello che ho capito della storia, riguarda una certa Baby Doll (la protagonista si chiama proprio così). Accusata di aver ucciso la sorella, viene fatta chiudere in manicomio dal patrigno. In manicomio dovrà essere lobotomizzata perchè ritenuta pericolosa. Per difendersi da una realtà dura da accettare, Baby se ne inventa altre due, una conseguente all’altra.
In una delle due realtà è una prostituta in un bordello, che ricorda, per stile grafico, il film Moulin Rouge di Baz Lurman (altro film che non ho mai digerito). Nell’altra realtà è una eroina che combatte per la giustizia in un mondo fantastico a suon di katane, arti marziali, bombe iper-esplosive e tutti gli ammenicoli tipici del genere (tra cui gli immancabili slow motion sfrangiaminchia… Matrix sarà anche stato un gran bel film, ma ha ucciso la capacità di immaginare qualcosa di diverso da un rallenty).

Questo è quello che ho capito della trama, che al momento non saprei neanche razionalizzare, per evidenziare i contenuti più importanti. Il tema della fuga dalla realtà è trattato (e coperto) dalla parte del film che più assomiglia ad un videogame. Il tema del doppio, viene moltiplicato per dieci, fino a farla diventare una cosa senza senso.
Un altro spunto interessante poteva essere quello di aver scelto un cast femminile molto gnocchesco, con l’intento di sondare la psicologia femminile per mezzo di una storia di lotta alla sopravvivenza. Peccato che la psicologia finisca morta stecchita dopo la prima sparatoria. E così, mentre Snyder sorpassa Michal Bay facendogli il dito medio, Tarantino gli fa comunque un pippa intergalattica anche solo con un sopracciglio appena sollevato.

Ecco dove sta il secondo grosso problema di questo film: che tutto viene svuotato in questo modo, semplicemente riempiendolo troppo.

Il terzo grosso problema è il montaggio iper-cinetico-finto-visionario. Molti adolescenti, cresciuti ed abituati a vivere bombardati da tonnellate di stimoli istantanei che durano al massimo due minuti (e che per questo non riescono più a seguire un film di due ore e nemmeno sentire una canzone dal loro I-pod fino alla fine) lo troveranno parecchio gradevole. Di fatto ogni inquadratura non dura mai più di 15 secondi senza che venga staccata o non venga contaminata da un montaggio digitale con un’altra inquadratura, dando origine ad un “effetto Matrix” continuato (rallentamento, accelerazione, zoom, movimento stravagante dell’inquadratura, rallentamento, accelerazione, zoom, movimento stravagante…).

Il risultato è così compresso, da provocare l’effetto “bomba che esplode nella testa” dopo pochi minuti. Il film non parla solo di lobotomia… pratica la lobotomia. Con risultati apprezzabili dopo appena otto minuti. Con effetti che perdurano ancora dopo tre ore dalla visione del film. Chi è meno allenato ad opporre resistenza, probabilmente potrà bullarsi con gli amici di aver spento il cervello in trenta secondi netti e riuscirà a riattivarlo solo dopo molti giorni.

Con un paio di film così ogni mese, potremo finalmente diventare il popolo mansueto e scodinzolante, privo di capacità intellettive, che ogni governo vorrebbe avere. Una trovata degna del 1984” di Orwell (il padre di tutti i visionari di sempre).
Se Philip Dick, (altro visionario vertiginoso), fosse ancora in vita, ci avrebbe scritto su un romanzo… avrebbe inventato una storia di alieni provenienti da Alpha Centauri, che usano film del genere per invadere il nostro pianeta. E Carpenter o Terry Gilliam ci avrebbero subito fatto un film.

Vado a dormire. Il sonno della ragione.

Re, Regine e Oscar

Sunday, March 13th, 2011 by

Qualche giorni fa se ne è andata Jane Russel, l’ultima delle pin-up e a me dispiace tanto; recentemente avevo (ri)visto Gli uomini preferiscono le bionde, e Jane era davvero l’unica donna al mondo in grado di tenere testa a Marylin. E questo è più o meno tutto ciò che c’è da dire su di lei.

In realtà volevo parlare degli Oscar di quest’anno, anche se sono abbastanza in ritardo. Ha stravinto (telefonatissimo) Il Discorso del Re. Che è un gran bel film, capiamoci, anche se non saprei se proprio il Miglior Film. Nonostante una serie di grossolane mistificazioni storiche, che se proprio vogliamo fare i pignoli non sono nemmeno il punto della storia, quindi chissenefrega. Non ne abbiamo scritto qua, ma è uno di quei film che agli inglesi vengono da dio, con tutta l’atmosfera e la nebbia, le classi sociali, l’Impero, le cornamuse e “my dear, would you care for a cup of tea?”.
E’ una bella storia, di autostima, crescita e lotta personale, traumi familiari, destini non voluti: che non è detto che solo perchè sei nato principe avrai la vita più facile dei peones. Ed è girata magistralmente, con fantastiche interpretazioni dei tre protagonisti principali. Sul lato negativo, troppo concentrato sulla figura del Re, con poco spazio agli altri personaggi e a momenti, forse per questo motivo, un pò ripetitivo. Che magari era un effetto voluto, va a sapere.

Ma l’unico Oscar che indubbiamente si sarebbe meritato era quello per Attore Non Protagonista ed è l’unico che non gli hanno dato. Okay, io non ho visto The Fighter, e sono pronto a ricredermi sul fatto che sia uno di quei casi in cui il trailer inganna. Ma davvero Christian Bale ha dato un’interpretazione migliore di Geoffrey Rush?

E vogliamo parlare di aver completamente dimenticato True Grit? Fosse anche solo per la fotografia? E’ vero che Jeff Bridges soffre il confronto con l’originale, perchè John Wayne è Il Grinta più di qualunque altro personaggio abbia mai interpretato. Ma Hailee Steinfeld è semplicemente impressionante, ancora di più perchè tanto tanto giovane. In una versione della storia più cruda e matura di quanto fosse quella di Hathaway e Wayne, Hailee riesce a centrare l’equilibrio perfetto (tra bambina vulnerabile e donna forte) per la sua parte assai meglio di chi l’ha preceduta. Forse era troppo giovane per insidiare Natalie e il suo Cigno Nero, ma lei da sola alza il profile di True Grit notevolmente e secondo me questo avrebbe dovuto essere riconosciuto.
Tutto qua.

The American

Saturday, February 12th, 2011 by

Ho appena visto questo film, un thriller senza colonna sonora (???) di cui tanto s’é detto in Italia perché girato in Abruzzo.
Consigliato se soffrite di insonnia o se volete vedere Violante Placido nuda. So che per alcuni potrebbe bastare, ma é davvero tutto qui.

Nichelle

Tuesday, January 18th, 2011 by

Ieri, Martin Luther King Day, il New York Daily News ha riportato un’intervista a Nichelle Nichols in cui l’attrice ricorda uno degli episodi più stupefacenti della mitologia di Star Trek. Di quando, verso la fine degli anni ’60, stufa di un ruolo limitato e delle molestie che doveva subire da parte dello studio, la bellissima Nichelle era sul punto di lasciare il cast e fu King in persona a convincerla a restare.
Non è una storia nuova per i trekker (o per i drogati di wikipedia), ma mi pare importante ricordarla. Alle volte non ci si pensa di quanto sia stato importante il suo personaggio e di quanto sia stata lunga, dura (e così vicina nel tempo) la battaglia per i diritti civili. Quella che a riguardarla adesso sembra semplicemente la gnocca di turno in minigonna (una divisa vagamente sessista, perdipiù), in quegli anni era così rivoluzionaria da scomodare perfino un Martin Luther King.