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Anni 20

Monday, September 5th, 2011 by

Piccoli pezzi di storia del cinema. Ieri la BBC ricordava la tragedia di Roscoe “Fatty” Arbuckle, star del cinema muto, predecessore e ispiratore di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Bob Hope. Fu il primo attore a essere pagato 1 milione di dollari, una cifra pazzesca per l’epoca, e anche il primo a finire coinvolto in uno scandalo di proporzioni epiche che distrusse la sua carriera. Ripensandoci, ne verrebbe probabilmente fuori un bel film. Ci sono tutti gli ingredienti giusti: un attore di successo con la faccia da bambino, un’attricetta bellissima, feste proibite, sesso e alcool, una morte misteriosa, l’assalto dei tabloid e la rivolta del pubblico, giudici morbosi e avvocati senza scrupoli, la riabilitazione e l’insopportabile crudele ironia della vita.

Per puro caso, qualche giorno fa ho scovato sul tubo questa clip di un vecchio film di Buster Keaton. Sono solo 3 minuti e mezzo, ma lasciano a bocca aperta. Consideriamo che era il 1924 e che scene con veicoli sono state girate con la tecnica dello sfondo mobile fino a tempi relativamente recenti. Qua siamo già tecnicamente parecchi decenni avanti e non avevano ancora nemmeno inventato il sonoro!
L’intero film è pieno di effetti speciali che sarebbero notevoli anche ora – a doverli fare senza computer – inclusa un pazzesca scena in cui Keaton entra nel film.

Film in volo

Monday, April 25th, 2011 by

In genere non parlo mai dei film che vedo quando viaggio in aereo, in parte perchè spesso sono “modificati” a vario titolo e in parte perchè sento di non poter apprezzare – e giudicare – quello che sto vedendo su uno schermo poco più grande della mia mano. A sto giro mi sono talmente annoiato e scazzato che sento di dover fare un’eccezione e far pagare le conseguenze a qualcun altro :)

Cominciamo da The Tourist: non mi aspettavo molto e purtroppo non sono stato deluso. E’ in pratica un tentativo di replicare il successo di Mr. & Mrs. Smith mixandolo con Salt. Il risultato è abbastanza modesto, con una storia inconsistente e confusa; non ha la vena umoristica e scanzonata di Mr. & Mrs. Smith e non ha il ritmo di un film d’azione puro come Salt. Ci sono un paio di buone scene e persino degli spunti interessanti, soprattutto nella prima parte del film, ma poi le cose si sfasciano senza speranza. Depp fa sorridere nella parte dell’imbranato, ma decisamente è sottotono. Incredibilmente, Christian De Sica se la cava abbastanza bene (mai avrei creduto di poterlo scrivere), ma il resto degli attori italiani fa davvero pena – per non parlare dell’Italia da cartolina. Rimane Angelina, che poverina deve tenere tutto su da sola e fa quello che può in mezzo a quel disastro, ma tanto io a lei ci perdono tutto se mi guarda così con quegli occhioni grandi grandi.

Poi, Gulliver’s Travels: non che ci sia molto da dire su questo, se non che è marginalmente meglio che cercare di dormire sugli scomodissimi sedili della United. Come la maggior parte dei film di Jack Black è una onesta cazzata, ma sa di esserlo e non cerca di far credere il contrario. Si regge esclusivamente sulle capacità di clown di Black, e appena la telecamera punta su qualcun altro viene voglia di prendere a testate lo schermo. Ha dei momenti divertenti e una scenografia interessante, ma questo è tutto. Ripensandoci, è un vero peccato che nessuno abbia mai fatto qualcosa di bello con una storia come quella di Gulliver.

Infine TRON: Legacy (in 2D ovviamente, anche se sembrava 1D): diciamo che già il film originale era debole – come trama e personaggi – ma ha acquistato molto giustamente status di film di culto per via dell’uso pioneristico di computer grafica e musica elettronica. Difficile sostenere che questo sequel sia qualcosa di più che un tentativo di accattare i nostalgici. La trama non ha quasi nulla di originale ed è tutto sommato noiosa; gli attori sono abbastanza dimenticabili, incluso Jeff Bridges che fa finta di essere una versione zen di Steve Jobs riuscendo nell’impossibile compito di sembrare ancora più borioso del vero Jobs. Quello che è certo è che TRON: Legacy non è all’avanguardia in fatto di CG come lo era Tron nel 1982, il che è un po’ come perdere il punto stesso del film.

Volevo finire qui, ma appena arrivato mi è capitato di vedere Brazil, la versione originale, non quella tagliata. A dire il vero non so cosa dire di Brazil, a parte il fatto che è bellissimo e geniale. Più passa il tempo e più apprezzo Gilliam come regista e visionario, ma non saprei da dove cominciare a descrivere il suo lavoro. E’ tutta una cosa allucinata, inquietante, immaginifica e grottesca, che in qualche modo lui riesce a far funzionare alla perfezione. Che te ne esci e ti chiedi: “wow, ma come diavolo ha fatto?” a parte usare LSD a manetta, intendo.

Re, Regine e Oscar

Sunday, March 13th, 2011 by

Qualche giorni fa se ne è andata Jane Russel, l’ultima delle pin-up e a me dispiace tanto; recentemente avevo (ri)visto Gli uomini preferiscono le bionde, e Jane era davvero l’unica donna al mondo in grado di tenere testa a Marylin. E questo è più o meno tutto ciò che c’è da dire su di lei.

In realtà volevo parlare degli Oscar di quest’anno, anche se sono abbastanza in ritardo. Ha stravinto (telefonatissimo) Il Discorso del Re. Che è un gran bel film, capiamoci, anche se non saprei se proprio il Miglior Film. Nonostante una serie di grossolane mistificazioni storiche, che se proprio vogliamo fare i pignoli non sono nemmeno il punto della storia, quindi chissenefrega. Non ne abbiamo scritto qua, ma è uno di quei film che agli inglesi vengono da dio, con tutta l’atmosfera e la nebbia, le classi sociali, l’Impero, le cornamuse e “my dear, would you care for a cup of tea?”.
E’ una bella storia, di autostima, crescita e lotta personale, traumi familiari, destini non voluti: che non è detto che solo perchè sei nato principe avrai la vita più facile dei peones. Ed è girata magistralmente, con fantastiche interpretazioni dei tre protagonisti principali. Sul lato negativo, troppo concentrato sulla figura del Re, con poco spazio agli altri personaggi e a momenti, forse per questo motivo, un pò ripetitivo. Che magari era un effetto voluto, va a sapere.

Ma l’unico Oscar che indubbiamente si sarebbe meritato era quello per Attore Non Protagonista ed è l’unico che non gli hanno dato. Okay, io non ho visto The Fighter, e sono pronto a ricredermi sul fatto che sia uno di quei casi in cui il trailer inganna. Ma davvero Christian Bale ha dato un’interpretazione migliore di Geoffrey Rush?

E vogliamo parlare di aver completamente dimenticato True Grit? Fosse anche solo per la fotografia? E’ vero che Jeff Bridges soffre il confronto con l’originale, perchè John Wayne è Il Grinta più di qualunque altro personaggio abbia mai interpretato. Ma Hailee Steinfeld è semplicemente impressionante, ancora di più perchè tanto tanto giovane. In una versione della storia più cruda e matura di quanto fosse quella di Hathaway e Wayne, Hailee riesce a centrare l’equilibrio perfetto (tra bambina vulnerabile e donna forte) per la sua parte assai meglio di chi l’ha preceduta. Forse era troppo giovane per insidiare Natalie e il suo Cigno Nero, ma lei da sola alza il profile di True Grit notevolmente e secondo me questo avrebbe dovuto essere riconosciuto.
Tutto qua.

Nichelle

Tuesday, January 18th, 2011 by

Ieri, Martin Luther King Day, il New York Daily News ha riportato un’intervista a Nichelle Nichols in cui l’attrice ricorda uno degli episodi più stupefacenti della mitologia di Star Trek. Di quando, verso la fine degli anni ’60, stufa di un ruolo limitato e delle molestie che doveva subire da parte dello studio, la bellissima Nichelle era sul punto di lasciare il cast e fu King in persona a convincerla a restare.
Non è una storia nuova per i trekker (o per i drogati di wikipedia), ma mi pare importante ricordarla. Alle volte non ci si pensa di quanto sia stato importante il suo personaggio e di quanto sia stata lunga, dura (e così vicina nel tempo) la battaglia per i diritti civili. Quella che a riguardarla adesso sembra semplicemente la gnocca di turno in minigonna (una divisa vagamente sessista, perdipiù), in quegli anni era così rivoluzionaria da scomodare perfino un Martin Luther King.

Machete

Tuesday, December 7th, 2010 by

You just fucked with the wrong Mexican.


Machete viene fuori da Grindhouse – Planet Terror, l’appassionato omaggio ai B-movies della coppia Tarantino-Rodriguez. Con questo curriculum alle spalle, i fuochi d’artificio sono praticamente garantiti.

Rodriguez è uno bravo e con la macchina da presa ci sa fare almeno quanto il suo compare. Ha assemblato un cast stellare che chiaramente si è divertito da matti, una bellissima colonna sonora mex-rock e ci ha perfino buttato dentro una specie di commento (a modo suo, naturalmente) sulla questione ormai critica dell’immigrazione clandestina negli Stati Uniti. Il risultato è un grandioso e spettacolare exploitation movie sotto steroidi.
Ci sono tutte le caratteristiche del genere: violenza, sesso, esplosioni, sparatorie, big fucking guns, infermiere sexy, ragazze che sparano in bikini e corrono sui tacchi a spillo, auto tamarrizzate, improbabili interpretazioni della forza di gravità e di altre leggi fisiche di secondaria importanza.
E’ difficile entrare nei dettagli: è tutto eccessivo, esagerato, sopra le righe, fuori misura, over the top, straborda da tutte le parti. Insomma è un gran casino e un gran divertimento, di quel divertimento sano da bambini che non ce ne è mai abbastanza di una cosa buona.

Mi resta un grave dilemma personale. Io credevo di avere almeno una certezza nella vita. Non era granchè, ma insomma era qualcosa. Adesso però non so più e sono tormentato dai dubbi. Non so scegliere.