Ieri sera, come ogni lunedì, sono andato a casa del Dante per giocare a D&D.
Mentre aspettavamo che arrivassero tutti, Paola mette su un dvd.
Morale della favola, abbiamo iniziato a giocare DOPO la fine del film, che nel frattempo ci aveva..incuriositi.
Il film in questione è appunto Speed Racer. Film del 2008 dei fratelli Wachowski.
Ispirato al cartone animato giapponese degli anni ‘60 noto in italia come “Go! Mach 5″ (o meglio: alla riedizione statunitense che portava lo stesso titolo del film), il lungometraggio narra le avventure di Speed Racer (nome e cognome del protagonista, interpretato da Emile Hirsch), giovane pilota di auto da corsa (che guida, appunto, la “Mach5″).
Senza entrare nel dettaglio della trama, per evitare possibili spoiler (giusto per restare in tema di corse…) diciamo solo che il plot è piuttosto semplice, con qualche tradimento inaspettato ed un paio di colpi di scena prevedibilissimi. Speed vive per correre (beh, con un nome così..) fin da quando era piccolo (divertenti le scene a scuola, sul banco che nella sua fantasia diventa una monoposto), il suo idolo è il fratello Rex, fortissimo pilota professionista che dopo aver tentato invano di opporsi al cartello che controlla i risultati delle corse, ha un tragico incidente che lo toglie di scena.
Della trama non aggiungo altro, passiamo piuttosto alla realizzazione del film, che merita decisamente qualche parola in più. A tratti, per lunghi tratti, la combinazione di dialoghi, scenografie, costumi, azioni…scende precipitevolissimevolmente verso la soglia del ridicolo, e spesso la oltrepassa sconfinando nel grottesco, nel parodistico, per poi risultarne quindi sinceramente comico.
Il design delle vetture è…avvincente (coraggioso persino per un fumetto, ma ricordiamo in quali anni è stato disegnato), ma le scene di corsa sono troppo confusionarie: più che all’originale “Go! Mach 5″, mi faceva spesso pensare alle mitiche “Wacky Races” di Dick Dastardly e Muttley… (“Accidenti! doppio e triplo accidenti!”). Le transizioni tra le scene invece ricordano vagamente il montaggio di Sin City.
Passando ai personaggi: perfetto X Racer, il corridore misterioso, una specie di giustiziere senza paura, amico/rivale di Speed. Delirante il fratellino Spritle (con la scimmia Chim Chim). Ottimo John Goodman nei panni di Pops, il padre di Speed. Onesta la mamma, Susan Sarandon. Piacevole (soprattutto per il pubblico maschile, ma non solo) la fidanzata Trixie, ovvero Christina Ricci. Il personaggio forse meno indovinato è purtroppo proprio Speed Racer/Emile Hirsch, che quando si toglie il casco sembra tanto (troppo) il Ritchie Valens del film “La Bamba”.
E visto che siamo in tema di confronti cinematografici, la fabbrica d’auto del losco multimiliardario ricorda molto quella di cioccolato di Wille Wonka.
Ma quello che colpisce di più è l’uso (l’abuso) del colore.
Negli arredi, nei costumi, nelle scenografie, nei veicoli, nelle luci…
non avevo più visto tanto LSD in un film dai tempi di “Yellow Submarine”.
Psichedelico.
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Speed Racer
Tuesday, January 12th, 2010 by schuckBatman Begins
Monday, October 19th, 2009 by schuckuhm..si…beh……Christian Bale: cazzo c’entra?!!?
ps: a malincuore, anche il doppiatore, nonostante la grande scuola italiana, in questo caso non mi è sembrato per nulla all’altezza del personaggio. Piuttosto, all’altezza dell’interpretazione di Bale.
Dark Floor
Sunday, March 8th, 2009 by schuckO, più comunemente detto, “il film dei Lordi”.
Già, perchè i Lordi, artisti polivalenti, hanno fatto anche un film. Ovviamente, un horror. Ed ovviamente, nel loro stile.
Innanzitutto devo dirvi che se questo post dovesse mettervi voglia di vedere il film (come spero), dovete armarvi di pazienza e cercarlo con qualche programma di P2P. Perchè in Italia non c’è. Magari il Bettino e la Zia possono fare una verifica in qualche videoteca lì in terra d’albione…credo che magari, oltremanica…
Io so solo che per vederlo, ne ho scaricato una versione in inglese (lingua degli attori, nonostante la produzione si finlandese, per la regia di Pete Riski) con sottotitoli in francese.
Il film ha un buon ritmo, scorre via facile anche se non sempre rapidissimo.
I Lordi compaiono pochissimo, si mostrano il minimo indispensabile, senza pronunciare una parola (riccorrono a più singificativi ruggiti o acuti laceratimpani), ma la loro presenza si sente per tutto il film.
L’idea di base è geniale. Economica, se vogliamo (ma non credo che il risparmio fosse uno dei target della produzione, visto l’uso di effetti speciali niente male), ma che soprattutto offre uno spunto interessante: ovvero, il film si svolge tutto all’interno di un ospedale, e tutto con soli SEI attori (salve qualche occhiata all’esterno o qualche momento con un po’ di comparese, ma sono situazioni del tutto incidentali).
Quello che ne risulta è un film claustrofobico e molto videogioco, coi nostri protagonisti che si muovono nei corridoi (ora bui, ora illuminati da lampade balbuzienti) come all’interno di un livello di Quake, o Resident Evil.
E tutto incalza anche sullo spettatore, che si sente costantemente il fiato sul collo.
Perchè il punto forte di questo film è che non punta sul caro vecchio cavallo vincente della paura dell’ignoto, di ciò che non possiamo vedere…e di ciò che non possiamo capire, e spiegare.
Per questo, man mano che il film prosegue, sembra sempre più di assistere ad un episodio di “Ai confini della realtà”, dove non è l’irreale a farla da padrone, ma piuttosto il surreale.
Per carità, le scene da B-movie non mancano, ma sono saggiamente limitate, e lo splatter non un fine, ma un’evoluzione consequenziale di una determinata situazione. Per catturare e spaventare lo spettatore, il film gioca più che altro su tasti dall’effetto comprovato: come dicevo poche righe sopra, ciò che ci spaventa non è l’orrore che vediamo, ma l’ignoto che percepiamo: è quindi il rumore in fondo alla tromba delle scale, l’ombra dietro il vetro, il tonfo dietro l’angolo..
Unica cosa che non so ancora dire se mi sia piaciuto o meno, è il finale.
Di certo piacerebbe a Yash, perchè è molto…Donnie Darko, non so se mi spiego..
non voglio spoilerare, quindi non dico altro…spero solo d’avervi messo curiosità, per confrotare con qualcuno le idee sulla fine del film.
Ora, titoli di coda e, soprattutto LUCI in sala…per favore…..
L’Esorcismo di Emily Rose
Sunday, February 22nd, 2009 by schuckL’Esorcismo di Emily Rose, dunque.
Da dove inizio? dal fatto che mi avevano avvisato, prima di guardarlo?
In effetti mi avevano preparato, dicendomi che “prende” parecchio, ed è vero, anche se ha un picco di suspance che poi sfuma colpevolmente: un crescendo di pathos continuo, che però tocca il suo picco prima della fine, sfruttando poi la curiosità dello spettatore (ma come andrà a finire?!) per tenerlo incollato fino alla fine, anche dopo che la suspance ha raggiunto il suo climax per poi sfumare.
Ma andiamo con ordine. Per prima cosa, la trama (cerco di non spoilerare, tranquilli). Nonostante il tema controverso (il sovrannaturale, le possessioni demoniache), la trama cerca sempre di non sfociare nel surreale, ma si tiene nel limbo del “potrebbe”, sfruttando un meccaninsmo intelligente: molte delle scene della vita della protagonista, narrate in flashback, sono presentate prima nell’ottica di una vera e propria possessione, poi la medesima situazione è rinarrata dal punto di vista medico scientifico.
Scelta narrativa interessante (il film “parla” allo spettatore, dicendo: “amico, non ti racconto una storia di superstizioni vendendotele per assolutamente vere, ma ti parlo del POTREBBE”), ma a tratti forzata, soprattutto quando si tirano fuoi spiegazioni (para)scientifiche più surreali della possessione stessa. E alcune trovate narrative sono, ahime, prevedibili, “telefonate” come un passaggio in orizzontale a metà campo.
Parlando del ritmo, c’è da fare un distinguo: il processo è incalzante (come ci si aspetta che sia), ma tutti gli altri dialoghi al di fuori dall’aula hanno un ritmo lento, che permette allo spettatore di ponderare ogni singola parola. Ma nonostante la lentezza dei dialoghi, il ritmo narrativo complessimo è rapido, per lo meno fino alla scena clou, dopo la quale, come ho detto, si estingue parte del pathos, ma non dell’interesse della trama.
La regia non colpisce particolarmente, ma è comunque ben studiata. Porta a termine il compitino nelle scene di puro dialogo, mentre focalizza abilmente l’attenzione sui dettagli terribili quando la situazione lo richiede.
Non geniale, non originale, ma estremamente efficace l’uso di elementi classici come porte scricchiolanti, rumori nel buio, movimenti inspiegabili. Queste cose, con la loro semplicità vanno a toccare tasti antichi all’interno dello spettatore, facendo venir voglia di fare il segno della croce prima d’andare a letto; ci sono poi scene che ti incollano letteralmente allo schermo: quando arriviamo al famigerato climax emotivo, si è proprio preda della pellicola, lo spettatore stesso è incollato allo schermo, ipnotizzato, incapacitato a distogliere lo sguardo, come se fosse a sua volta “posseduto” dal film.
Per fare capire la situazione, io mi stavo guardando il film sorseggiando un whisky, che contavo di diluire nell’arco dell’ora e cinquanta di film. Dopo la famigerata scena madre, ho preso il bicchiere ed il dito e mezzo rimasto, e…glom, giù in un sorso come acqua fresca.
E ora, mi sa che scendendo la scala per andare a letto, accenderò tutte le luci.
Beh, non per paura del Maligno, ma per evitare di fare le scale di faccia, no? no…..? ok..forse non solo per non rischiar l’osso del collo sui gradini………….
Infine, una cosa che forse non tutti sanno: che cioè, questo film è tratto da una storia vera.
ps: spero di non svegliarmi alle 3.00am……..
buona notte
Hellboy
Friday, February 20th, 2009 by schucksi, Hellboy, il primo, non quello che è uscito la scorsa estate.
Eggià, sono un po’ in ritardo con la recensione…il fatto è che illo tempore non l’avevo visto, chissà poi perchè, e me lo son trovato casualmente ieri sera su Italia1, così ho pensato di colmare questa lacuna.
E son stato contento d’averla colmata.
Si tratta di uno di quei film che secondo me sono l’ideale per una serata di relax, senza troppo impegno, ma che comunque hanno dei meriti. Nello specifico, i meriti sono una trama interessante ed originale, ricca di spunti (di cui dirò poi, meritano un paragrafo a parte).
Non si può dire che il personaggio principale brilli per originalità: ricalca lo stereotipo dell’eroe solitario e burbero, ma con la battuta pronta (alla “Die Hard”, per intenderci, ma perchè no, anche alla Bud Spencer, accidenti), il supereroe da fumetto appartenente alla categoria dei “reietti” (da Batman a Hulk, dal Corvo agli X-Men) perchè diversi e per certi aspetti addiruttura “oscuri”. Ma è pur sempre uno di quei personaggi sopra le righe, di quelli che è difficile non prendere in simpatia, che colpisce coi cazzotti ma anche con la lingua, con l’ironia tipica del disilluso..ma che continua per la sua strada.
Forse più originalità si può trovare nei personaggi secondari: per i “buoni”, l’uomo/pesce che sa leggere il passato ed il futuro; per i “cattivi”, l’uomo meccanico che ha sabbia al posto del sangue ed una molla a carica al posto del cuore.
L’originalità della trama consiste nell’attingere qua e là, mischiando bene il tutto. Ci sono riferimenti a H.P. Lovecraft: all’inzio del film, una citazione dal “de Vermis Misterii”, immaginario grimorio nato dalla mente di Lovecraft appunto e di Bloch; poi il riferimento a terribili divinità ibernate in tombe di cristallo nello spazio remoto, dalle forme gigantesche e tentacolari che tanto ricordano i Grandi Antichi.
Si pesca poi anche nella Storia con la S maiuscola..o meglio, nelle sue pozze più melmose: si gioca sull’ambiguità della figura di Rasputin, veggente e soprattutto stregone, ma soprattutto (e da qui parte il film, ma non dico troppo per non spoilerare) sui (più che) presunti legami tra Nazismo ed esoterismo (già visti anche nella saga di Indiana Jones, tral ‘altro).
Quello che ne esce è un mix interessante, decisamente fumettesco, senza pretese (che è poi quello che lo rende altamente digeribile), ma filante ed avvincente.
Infine..beh, ci sono stati un paio di momenti nel film in cui mi si è accesa una lampadina: “Cabal!”..ho colto qualche legame con lo splendido film di Clive Barker risalente agli ormai lontani anni ‘80 (lontani, troppo lontani per poter farne una recensione adeguata, ma se mi capitasse di rivederlo, non mancherò, giuro). Rifermimenti casuali ed involontari sicuramente, inevitabili visto la natura simile dei protagonisti.
Non ho parlato degli effetti speciali, lo so, nè della regia (onesta, senza infamia e senza lode), mentre meritano una nota di merito le scenografie: azzeccatissimi gli ambienti che si sviluppano in verticale…verso il basso, chiaro richiamo alle origini demoniache del protagonista, bellissimi nella loro complessità e nell’essere giganteschi; in poche parole: da fumetto.
Giudizio finale: Il film non è certo un capolavoro da Oscar, ma è decisamente piacevole…”guardevole”, direi.