Onestamente non c’è nulla in questo film che faccia gridare al capolavoro (non la recitazione dei protagonisti, nè gli effetti speciali, nè tantomeno i dialoghi piuttosto scontati). D’altro canto, però, c’è da dire che non era facile tirare fuori qualcosa di nuovo dal filone già riccamente sfruttato (“l’ombra dello scorpione”, “virus letale”, “28 giorni dopo”, “io sono leggenda” , giusto per dire i primi che mi vengono in mente) dell’epidemia distruttiva.
In questo caso, però, non è tutto il mondo ad essere infettato, ma solo (forse) la cittadina di Ogden Marsh. Di conseguenza, come dice il titolo, la città deve essere messa in quarantena, ed eventualmente…sistemata in maniera radicale.
Se raccontassi altro circa la trama, rischierei di spoilerare troppo, ma credo non sia nemmeno difficile intuire cosa possa succedere. E se dico “Esercito”, l’ossatura del film si compone da sola, vero? E così come telai simili possono sostenere carrozzerie diverse, lo stesso vale per questo film: città infetta, interviene l’esercito…chissà che piega prenderà mai la situazione…
In tutto questo comunque c’è spazio anche per qualche citazione classica (l’arma del delitto che striscia su pavimento e/o parete, lasciando la sua scia di sangue), qualche trovata degna di nota (che non racconto per non bruciare la suspance a chi di voi magari guarderà questo film), e qualche goccia di miele (non so a voi, ma a me il buonismo holliwoodiano ha un po’ sfasciato gli zebedei).
Infine, leggo tra i produttori anche il nome di George Romero. Da un lato la sua firma in calce all’opera spiega molte cose…dall’altro, fa un po’ triste vederlo copiare da sè stesso, e copiare in maniera così approssimativa.
Ah, scopro ora, a cose fatte, che mai giudizio fu più appropriato: questo film è un remake dell’omonimo del ’73 diretto dallo stesso Romero.
Insomma, il giudizio finale al film è una sufficienza presa per il rotto della cuffia, diciamo che è un buon film da vedere senza impegno la domenica sera, giusto per chiudere in relax il weekend e tenere lontana l’idea che domani sarà lunedì.
Ah, piccola nota per il titolo: quello che da noi è “La Città verrà distrutta all’alba”, nella sua versione originale si chiama “The Crazies”. Ma le colpe di questo crimine si perdono nel tempo: anche l’originale del ’73 si intitolava “The Crazies”, ed anche quello fu ribattezzato nello Stivale: “La Città..” eccetera eccetera.
ecco…mi sono appena visto “from paris with love”..
travolta è fantastico!!
travolta che fa il bruce willis è quasi meglio di bruce willis! perchè ha quel tocco in più di sana pazzia…decisamente un film piacevole e divertente!
Stasera mi son guardato Jennifer’s Body sul pc.
Non è che ci sia da fare una gran recensione. A dir la verità, ogni tanto mi chiedevo: “ma perchè lo sto guardando?” poi compariva Megan Fox e mi dicevo “ah, già” (non che la co-protagonista, Amanda Seyfried, sia tanto peggio, comunque..anche se nel film è una specie di Lisa Simpson)
Il film, un horror con bocche pieni di denti (tutti aguzzi) ed abbondanti spargimenti di sangue, è diretto da Karyn Kusama (toh, una donna), già regista di Aeon Flux e scritto da Diablo Cody (toh, un’altra donna).
La trama…beh, non la racconto per non rovinare la sorpresa a chi decidesse di vederlo, ma diciamo che non è nulla di stratosferico. Troppe cose succedono senza un perchè, e senza che nessuno approfondisca come sarebbe normale. Certo, questo rende il racconto più scorrevole, ma anche meno verosimile. Oddio, non che si possa pretendere che un horror con demoni cannibali nelle spoglie di una reginetta del liceo sia verosimile…ma, ecco, almeno un po’ di coerenza, suvvia. Invece lo sceneggiatore preferisce glissare su alcune cose, per non complicarsi troppo la vita. E così abbiamo gli adulti quasi sempre assenti, la polizia che non si sa cosa faccia mentre i ragazzi muoiono sbranati, un professore che vuol essere l’ ADULTO per antonomasia ma resta una macchietta priva di spessore…non ci siamo, non ci siamo. Poi ricompare Megan/Jennifer e….no, scusate di cosa stavo parlando? Mi sono distratto, quindi uso la tattica degli autori del film: butto dentro un altro po’ di Megan Fox, così anche la recensione ne guadagna.
C’è da riconoscere che un po’ di originalità nel soggetto originale c’è..potrei anche dire il perchè, ma rischierei di spoilerare troppo, visto che si capisce dall’inizio il “cosa”, ma il “perchè” viene rivelato alla fine, quindi, non ve lo dico.
Infine, il film guadagna qualche punto extra grazie ai dialoghi: così assurdi e paradossali da diventare volutamente ironici, e perchè no, divertenti. Vi lascio qualche perla, se volete leggerla, ma attenzione: pericolo spoiler!
Needy:”crede che sei ancora vergine, ecco perchè!”
Jennifer:”che cosa? ma se non sono neanche più vergine nell’uscita di servizio..grazie a Roman…e a proposito..un male! il giorno dopo anzichè uscire sono rimasta a casa col culo su un pacco di piselli surgelati!”
Cantante1:”e per stupire Satana possiamo solo sbudellarti, e dissanguarti”
Cantante2″..e poi Dark si metterà la tua faccia!…”
Cantante1″rilassati, questa era solo una battuta..ma tutto il resto succederà, però”
Needy:”anche quando eravamo piccole tu rubavi i miei giocattoli e mi versavi la limonata sul letto”
Jennifer:”..e adesso mi mangio il tuo ragazzo..”
Ieri sera, come ogni lunedì, sono andato a casa del Dante per giocare a D&D.
Mentre aspettavamo che arrivassero tutti, Paola mette su un dvd.
Morale della favola, abbiamo iniziato a giocare DOPO la fine del film, che nel frattempo ci aveva..incuriositi.
Il film in questione è appunto Speed Racer. Film del 2008 dei fratelli Wachowski.
Ispirato al cartone animato giapponese degli anni ’60 noto in italia come “Go! Mach 5″ (o meglio: alla riedizione statunitense che portava lo stesso titolo del film), il lungometraggio narra le avventure di Speed Racer (nome e cognome del protagonista, interpretato da Emile Hirsch), giovane pilota di auto da corsa (che guida, appunto, la “Mach5″).
Senza entrare nel dettaglio della trama, per evitare possibili spoiler (giusto per restare in tema di corse…) diciamo solo che il plot è piuttosto semplice, con qualche tradimento inaspettato ed un paio di colpi di scena prevedibilissimi. Speed vive per correre (beh, con un nome così..) fin da quando era piccolo (divertenti le scene a scuola, sul banco che nella sua fantasia diventa una monoposto), il suo idolo è il fratello Rex, fortissimo pilota professionista che dopo aver tentato invano di opporsi al cartello che controlla i risultati delle corse, ha un tragico incidente che lo toglie di scena.
Della trama non aggiungo altro, passiamo piuttosto alla realizzazione del film, che merita decisamente qualche parola in più. A tratti, per lunghi tratti, la combinazione di dialoghi, scenografie, costumi, azioni…scende precipitevolissimevolmente verso la soglia del ridicolo, e spesso la oltrepassa sconfinando nel grottesco, nel parodistico, per poi risultarne quindi sinceramente comico.
Il design delle vetture è…avvincente (coraggioso persino per un fumetto, ma ricordiamo in quali anni è stato disegnato), ma le scene di corsa sono troppo confusionarie: più che all’originale “Go! Mach 5″, mi faceva spesso pensare alle mitiche “Wacky Races” di Dick Dastardly e Muttley… (“Accidenti! doppio e triplo accidenti!”). Le transizioni tra le scene invece ricordano vagamente il montaggio di Sin City.
Passando ai personaggi: perfetto X Racer, il corridore misterioso, una specie di giustiziere senza paura, amico/rivale di Speed. Delirante il fratellino Spritle (con la scimmia Chim Chim). Ottimo John Goodman nei panni di Pops, il padre di Speed. Onesta la mamma, Susan Sarandon. Piacevole (soprattutto per il pubblico maschile, ma non solo) la fidanzata Trixie, ovvero Christina Ricci. Il personaggio forse meno indovinato è purtroppo proprio Speed Racer/Emile Hirsch, che quando si toglie il casco sembra tanto (troppo) il Ritchie Valens del film “La Bamba”.
E visto che siamo in tema di confronti cinematografici, la fabbrica d’auto del losco multimiliardario ricorda molto quella di cioccolato di Wille Wonka.
Ma quello che colpisce di più è l’uso (l’abuso) del colore.
Negli arredi, nei costumi, nelle scenografie, nei veicoli, nelle luci…
non avevo più visto tanto LSD in un film dai tempi di “Yellow Submarine”.
Psichedelico.
ps: a malincuore, anche il doppiatore, nonostante la grande scuola italiana, in questo caso non mi è sembrato per nulla all’altezza del personaggio. Piuttosto, all’altezza dell’interpretazione di Bale.