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Archive for the ‘animazione’ Category

Capitan Harlock

Monday, January 6th, 2014 by

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Ovvero, due ore di spettacolari battaglie spaziali e di figaggine piratesca come solo il Capitano.
Devo dire che questo restyling a oltre trent’anni dalla nascita è davvero ben fatto: il teschio di prua dell’Arcadia che sbuca dalla nube nera di “dark matter” fa la sua bella scena.. 20100324_harlock_2

Per non parlare della figura di Capitan Harlock: la divisa tutta nera, in pelle e zip, la storica benda sull’occhio, la cicatrice, il volto perennemente in penombra, mai un sorriso, poche parole ed un carisma intramontabile.
La trama potrebbe a tratti scoraggiare il pubblico meno avvezzo alla cinematografia d’animazione nipponica, con alcuni passaggi criptici, ed altri esasperati (le colpe, le espiazioni e le redenzioni si fanno in grande stile), ma la storia di base scorre via lineare. I personaggi, da questo, risultano magari privi di un vero spessore, con cambiamenti di pensiero drastici, che sono più delle “epifanie” (visto che oggi è il 6 gennaio) che non frutto di una lenta maturazione.
Una nota di riguardo è per la qualità dell’animazione, su due fronti: da un lato, il mecha design d’eccellenza, con mezzi futuristici ma verosimili, con elementi funzionali credibili (come le catene sullo scafo dell’Arcadia per lo spostamento dei cannoni), dall’altro la cura maniacale per i dettagli: dall’etichetta gialla con le istruzioni si sicurezza su una bomba “a vibrazioni dimensionali”, alla scritta consumata su una bombola di ossigeno, elementi che conferiscono al disegno un livello di realismo eccezionale.
Sicuramente, due ore ben spese.

La Sposa Cadavere

Saturday, November 5th, 2005 by

Non è un film per bambini, questo era chiaro a tutti, non a chi giorni fa s’è trascinato il figlio piccolo a vedere questo animato di Tim Burton. Risultato: il figliolo s’è morto di paura, senza motivo.
Erano comunque abbastanza lontani, il film me lo sono goduto in pace, popcorn e coca-cola.
Sulla genialità di Burton s’è detto pochi post fa. Questo è il suo primo animato che vedo, A nightmare before Christmas lo vedrò a giorni, l’impressione per ora è ottima.
Ho la sensazione che T. Burton adori le citazioni cinematografiche, libri ammucchiati disordinatamente su pavimenti, dentro armadi sgangherati e su scale instabili, deve avere una passione anche per le case diroccate e i disegni sghembi. Tutto sommato credo di adorarlo, soprattutto per i libri confusi.
L’idea base del film è interessante, originale, romantica, divertente e infine imbarazzante per chi ci si dovesse ritrovare all’improvviso; provare a immedesimarsi in Victor il vivo trovatosi sposato a una simpatica e carina, ma pur sempre freddina, sposa cadavere. Terrificante.
Figurarsi, ai più fa senso l’idea di un matrimonio con un vivo!
I personaggi sono geniali: vividi e allegri i morti, mentre per contrasto sono i viventi ad essere grigiastri, spenti, tristi e calcolatori perfidi. Non posso commentare le forme dei visi, si dovrebbe analizzarli tutti, ci trovate le forme più strane e tutte perfette.
Personaggio preferito? Uno scheletro ballerino-canterino da musical di Chicago. Victor il vivo doppiato in inglese da Depp è disegnato a sua immagine, innegabile, il feeling tra l’attore e il regista traspare anche da questo.
La grafica e l’animazione nemmeno le si può commentare, strabilanti. Dovendo per forza trovare un neo si dica che i dialoghi trascinano poco la storia nella parte centrale del film, ma la perfezione in fondo è noiosa.

Perchè tornare su quando la gente muore dalla voglia di scendere quaggiù?

Il castello errante di Howl

Tuesday, October 18th, 2005 by

"Più si va avanti negli anni, meno ci si sente in imbarazzo a chiedere favori."

Che ci fa il cinico Yash al cinema a vedere un film di animazione per “bambini”? E che ne so io, mi ci hanno portato, approfittando anche di un ciclo di cineforum dedicato al maestro dell’animazione nipponica Hayao Miyakazi, non ho opposto molta resistenza. Premesso che sono abbastanza ignorante in materia di cinema di animazione (perchè non l’ho mai sopportata, e perchè tale campo è sempre stato dominato dalla Disney, che mai m’è piaciuta), l’ho visto perchè se conferiscono un leone d’oro alla carriera a qualcuno un motivo ci sarà..
Il motivo l’ho capito. Miyazaki è indubbiamente un genio; non ha freni di nessun tipo, ha la genialità di riempire la pellicola di idee stravaganti, personaggi incredibili, situazioni divertenti perfettamente inserite nel mondo di fantasia che egli crea. E di metterci anche un sacco di cuore e poesia.

Ambientato in un improbabile regno in bilico tra la magia del Medioevo e la scienza del XXI secolo, e sull’orlo di una guerra distruttiva col regno vicino (non vengono fatti nomi ma l’ambientazione è tipicamente europea), guerra che vede dispiegare le più potenti ed incredibili macchine volanti mai viste, supportate dalle più potenti magie, racconta la storia di una ragazza, Sophie, che lavora in una cappelleria, ma che un giorno incappa nella più classica delle maledizioni: un incontro con la Strega delle Lande la tramuta in una vecchia piena di acciacchi, e con l’aggiunta perfida di non poter parlare della maledizione con nessuno. Così Sophie parte da sola, verso i monti (forse le Alpi?), in valli sperdute, alla ricerca del potentissimo mago Howl, che viaggia in un particolarissimo castello semovente. Una volta giunta al castello troverà ospitalità accanto al mago, al suo giovanissimo apprendista ed a un simpaticissimo ma pericolosissimo demone del fuoco che sembra essere la chiave di tutte le magie contentute nel castello. Senza poter rivelare la sua vera natura, Sophie cercherà di rendersi utile fino al momento in cui Howl verrà chiamato dal Re, per combattere al suo fianco nella guerra, insieme ad altri potentissimi maghi.
La storia è sicuramente per bambini, ma è anche abbastanza complessa da prestarsi a più livelli di lettura, adattissima ad un pubblico adulto. Il film parla di guerra e pace, di rispetto umano, di vecchiaia e di morte, del male sotterraneo che striscia e che in qualsiasi momento di può impossessare di chiunque, e della debolezza dell’essere umano, che deve sempre combattere tra ciò che reputa essere un suo ideale, e quello che viene dettato dalle circostanze. Ed è proprio questa dualità dell’animo umano che combatte una costante lotta interiore per far prevalere il “buono” sul “cattivo” lo spunto di riflessione più geniale del film. Soprattutto quando “buono” e “cattivo” diventano concetti relativi: si può definire “cattiva” una violenta furia distruttiva, se mirata a far terminare una guerra ancora più violenta? Non è facile dare una risposta.

Le trovate di cui è cosparso il film sono geniali e riempino gli occhi, soprattutto le immense macchine volanti e il castello semovente, elementi che, da quel che mi dicono, sono una costante ossessione di quasi tutti i suoi film. Il tratto del disegno è abbastanza classico ed accurato, a tratti affascinante per la ricchezza di particolari delle scene corali. Un film che non ci si vergogna certo di avere visto, una volta usciti dalla sala, soprattutto se si a la fortuna di vederlo ad una proiezione serale, senza marmocchi tra le scatole, e lo si può gustare in tutte le sue sfumature..
Peccato solo che il finale sia troppo lungo, e che lasci comunque in sospeso molte questioni, senza chiuderle compiutamente. Sembra davvero che il flm si perda un po’ per strada, ma probabilmente l’intento è di lasciare che i dubbi ce li si risolva da sè, meditandoci su.

Una curiosità: in alcune scene appaiono degli scatoloni con delle scritte in italiano, “ciliegie”. Che il film sia ambientato in Italia?