La Fabbrica dei Sogni
You only live twice or so it seems. One life for yourself and one for your dreams.
Posted by robsom in arti marziali on day 264 of year 2005 at 558 Swatch Internet Time.
Sono stato tentato di usare il titolo originale di questo film, Wo hu cang long, ma poi nessuno avrebbe capito di che stavo parlando. Il motivo sta sempre nella ostinazione della già citata signorina, che continua a pensare che se un film è parlato in un mandarino semplice si capisce benissimo. C’è da dire che se i nomi dei personaggi fossero uguali nell’audio e nei sottotitoli la vita sarebbe più semplice.
Ad ogni modo, il celebratissimo La Tigre e il Dragone è stata un pò una mezza delusione. E’ un film ben fatto, molto curato nelle luci e nei colori (un trademark di Ang Lee). Gli attori, per quanto difficile mi venga giudicare l’espressività dei cinesi, sono bravi, sia Yun-Fat Chow che Michelle Yeoh, molto maturata come attrice dai tempi di 007, e naturalmente la splendida Zhang Ziyi. L’idea di dare un tocco femminista alla storia è pure abbastanza originale per un film di arti marziali. Il problema sta altrove.
Di solito in film di questo tipo, la storia è solamente un pretesto per mostrare spettacolari scene di combattimento. E, di solito, si tratta di scene al limite della credibilità. In tutti i film è richiesta una certa sospensione della credulità dello spettatore (se ne è già parlato) e, visto che nell’immaginario popolare i maestri di arti marziali hanno capacità quasi sovrumane, nei film di arti marziali la soglia di verosomiglianza è particolarmente bassa. Il problema della Tigre e il Dragone sta nel fatto che questa soglia è praticamente sparita. I combattimenti sono irreali danze nell’aria. Splendidamente coreografati (non per niente è lo stesso coreografo di Matrix), ma assolutamente impossibili. Perlomeno in questo universo. Che volendo potrebbe anche essere visto come una rappresentazione artistica, estetica, del kung-fu, se fosse supportato da una storia che giustificasse la dimensione fantastica, da fiaba di arti marziali. Ma non è così, ed è un pò un peccato.
The things we touch have no permanence. My master would say: there is nothing we can hold onto in this world. Only by letting go can we truly possess what is real.
Posted by robsom in arti marziali on day 256 of year 2005 at 499 Swatch Internet Time.
Ghost Dog: the way of the samurai è un film strano. Un mix bizzarro tra una storia di mafia, una storia di ghetto e una di arti marziali. Potrebbe anche essere un’idea affascinante, un killer impiegato dalla mafia italo-americana che segue il codice d’onore degli antichi samurai. E in effetti è ben fatto, con una musica rappata accattivante e una affascinante fotografia. Ma ne viene fuori un minestrone senza molto senso, un pò Leon, un pò innumerevoli altri film di mafia e di samurai, ma con una storia mal raccontata e personaggi mal caratterizzati (e c’è da dire che Forest Whitaker è anche al suo minimo storico).
Le citazioni dall’Hagakure, il libro di riferimento dell’etica samurai, rimangono la parte più interessante, ma appaiono spesso isolate dal contesto. E’ un peccato perchè come idea aveva un certo potenziale, per esplorare il legame e la tensione tra padrone e servitore, tra fedeltà e morte. Un rapporto complesso, regolato da un codice d’onore antico. E se il signore a cui il samurai ha giurato fedeltà fino alla morte vuole la sua morte? E per quale motivo il samurai dovrebbe arrivare a essere così devoto al suo signore, soprattutto quando questi ne è palesemente indegno? Forse l’onore del signore è importante quanto quello del samurai. E poi, è il codice del samurai che determina la sua vita o il contrario? Il codice diventa un feticcio privo di senso, autoreferenziale, importante di per sè, ma scollegato dal mondo. Oppure no, è l’unica cosa capace di dare un senso alla realtà e alla vita?
It is said that what is called “the spirit of an age” is something to which one cannot return. That this spirit gradually dissipates is due to the world’s coming to an end. In the same way, a single year does not have just spring or summer. A single day, too, is the same. For this reason, although one would like to change today’s world back to the spirit of one hundred years or more ago, it cannot be done. Thus it is important to make the best out of every generation.