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Archive for the ‘avventura’ Category

Capitan Harlock

Monday, January 6th, 2014 by

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Ovvero, due ore di spettacolari battaglie spaziali e di figaggine piratesca come solo il Capitano.
Devo dire che questo restyling a oltre trent’anni dalla nascita è davvero ben fatto: il teschio di prua dell’Arcadia che sbuca dalla nube nera di “dark matter” fa la sua bella scena.. 20100324_harlock_2

Per non parlare della figura di Capitan Harlock: la divisa tutta nera, in pelle e zip, la storica benda sull’occhio, la cicatrice, il volto perennemente in penombra, mai un sorriso, poche parole ed un carisma intramontabile.
La trama potrebbe a tratti scoraggiare il pubblico meno avvezzo alla cinematografia d’animazione nipponica, con alcuni passaggi criptici, ed altri esasperati (le colpe, le espiazioni e le redenzioni si fanno in grande stile), ma la storia di base scorre via lineare. I personaggi, da questo, risultano magari privi di un vero spessore, con cambiamenti di pensiero drastici, che sono più delle “epifanie” (visto che oggi è il 6 gennaio) che non frutto di una lenta maturazione.
Una nota di riguardo è per la qualità dell’animazione, su due fronti: da un lato, il mecha design d’eccellenza, con mezzi futuristici ma verosimili, con elementi funzionali credibili (come le catene sullo scafo dell’Arcadia per lo spostamento dei cannoni), dall’altro la cura maniacale per i dettagli: dall’etichetta gialla con le istruzioni si sicurezza su una bomba “a vibrazioni dimensionali”, alla scritta consumata su una bombola di ossigeno, elementi che conferiscono al disegno un livello di realismo eccezionale.
Sicuramente, due ore ben spese.

Thor: the dark world

Thursday, November 14th, 2013 by

Finalmente siamo andati a vedere questa seconda avventura cinematografica di Thor.
A parte l’esperienza mistica del multisala pieno di imbecilli, raccontata altrove, che dire? Che ci si diverte, forse un poco meno che nel primo film, ma ci si diverte molto ed é sempre un bel vedere. Ce n’é per tutti i gusti: cose che fanno booom, cose che atterrano, che vengono scagliate qua e la con o senza l’intervento del martello di Thor, un bella ricostruzione di Londra, vichinghi che festaggiano … e loro sí che ci sapevano fare. Poi ci sono bei marcantoni, e bellissime donne, Jaimie Alexander, signore e signori:thor-sif-jaimie-alexander
Natalie Portman che schiaffeggia in serie Chris Hemsworth e Tom Hiddleston vale tutto il film. Qui abbiamo un debole per la Portman, da sempre.

Ho sostenuto per anni che Thor non era un supereroe che mi sarebbe piaciuto, sbagliavo, e non é tutto merito del ‘martello’!

Non é il supereroe danneggiato e oscuro che mi intriga solitamente (Batman, sí) ma c’é tutto il fascino delle divinitá vichinghe e il suo travagliato dover scegliere tra l’essere re e …

Menzione speciale per Kit Dennings (2 Broke Girls) che ha una fisicitá e un tempo comico pazzeschi. Sí, é questa qui.

Bella davvero la sigla di coda con i credit, uno stile fumetto-schizzo molto appropriato. Alla Marvel hanno mantenuto la tradizione di un piccolo assaggio delle prossime avventure piazzato dopo i credit, quando la gente che soffre di iperattivitá o vescica debole ormai é uscita dalla sala; a questo giro per esagerare ne hanno messi addirittura due. Ringraziamo.

Se dopo averlo visto vi restano alcune domande qui trovare delle risposte: SPOILER ALERT!

Captain Phillips

Sunday, November 10th, 2013 by

Fatevi un favore, andate a vedere questo film. Altro che Checco Zalone!
Perché dovreste vederlo? perché Tom Hanks, che non é nemmeno tra i miei attori preferiti*, l’ha fatto di nuovo: interpretazione notevole.
La storia é nota, ed é una storia vera: una nave mercantile viene assalita dai pirati al largo delle coste somale. Il rapimento a scopo riscatto non va proprio come nei piani dei somali, la faccenda si complica e … il regista vi tiene in ansia fino a 5 minuti dalla fine. E non é un’ansia cattiva da thriller, é un’ansia empatica, del tipo: ‘E adesso come ne usciamo da sto casino?’ Domanda che si pongono entrambe i capitani, quello americano e quello somalo.

Tom Hanks come detto é grandioso, riesce a farti venire sete, bisogno di fare pipí, bisogno di muoverti, bisogno di aria, e un filo di nausea da mal di mare. I somali che interpretano i pirati sono attori improvvisati e sono bravissimi. Si percepisce l’assoluta disperazione, la motivazione che li spinge: non hanno niente da perdere, ma proprio niente. E lo si capisce fin dalle prime scene.
Tutto questo non li giustifica, e non credo fosse nelle intenzioni del regista di giustificarli, ma il loro punto di vista c’é, ed evita al film di diventare un’aMMericanata.
Guardatelo, non fosse altro per le scene nella seconda parte del film, quando un incrociatore, una portaelicotteri e un cacciabombardiere americani inseguono e circondano una scialuppa di salvataggio … surreale, e simbolica.

Captain Phillips

Captain Richard Phillips: There’s got to be something other than being a fisherman or kidnapping people.
Muse: Maybe in America, Irish, maybe in America.

Dopo il film l’uomo ed io ci siamo fatti una lunga discussione sulle implicazioni e le conseguenze pratiche/legali della pirateria somala moderna. Sulle responsabilitá delle compagnie, sull’idiota clausola che le compagnie di assicurazioni pongono a queste navi: no guardie armate a bordo, a meno che non siano militari veri e proprio (vedi Maró), sulle possibili soluzioni technologiche. C’é da parlare per ore e quando un film ti fa ragionare per ore, secondo me é un buon segno.

* (Imputo parte di questo mio non avere un serio crush per Hanks al suo doppiatore italiano, la sua voce originale ha un timbro che recita da solo … ma questa sono io con le mie fisse sulle voci, lasciatemi perdere.)

Death Proof

Sunday, October 20th, 2013 by

Me l’immagino cosí io quando han chiesto a Kurt Russell se voleva fare un film con Tarantino. Mi immagino gli abbiano detto una cosa tipo:

‘Tu sei un pazzo fulminato con una brutta cicatrice sul viso, insegui ragazze che stanno passando una serata alcolica di puro divertimento tra di loro. Le insegui a bordo di una macchina ‘death proof’ tamarrissima con tanto di teschio disegnato sul cofano e un papero cromato come simbolo. Qualcuno potrebbe farsi male, magari anche tu, ma nel mentre Vanessa Ferlito ti fa una lapdance tipo questa:

Roba da diventare lesbica.
Fossi stata Kurt Russell avrei detto una cosa tipo: ‘Dove firmo?’.

Il resto é puro Tarantino; ci sono un mare di dettagli femminili, piedini al vento, pancini scoperti, gambe lunghissime, capelli selvaggi.
La storia é tutta un riferimento e un omaggio ai B movies che Tarantino adora, un bellissimo omaggio. La fotografia é la sua: spettacolare come sempre; in certi punti la pellicola é fintamente tagliata male, come certi film degli anni 70 appunto.
Kurt Russell é uno strepitoso cattivo. Le ragazze, ‘the girls’ come sono accreditate dei titoli di testa, sono perfette, ce n’é una per tutti i gusti. L’incredibile Rosario Dawson, che ogni volta mi domando da che pianeta sia arrivata, e la stuntwoman Zoe Bell (Uma Thurman in Kill Bill), che nel film interpreta … se stessa!

Tarantino o si odia o si ama, io ho deciso da tempo da che parte stare, Death Proof é l’ennesima piacevole conferma.

Film in volo

Monday, April 25th, 2011 by

In genere non parlo mai dei film che vedo quando viaggio in aereo, in parte perchè spesso sono “modificati” a vario titolo e in parte perchè sento di non poter apprezzare – e giudicare – quello che sto vedendo su uno schermo poco più grande della mia mano. A sto giro mi sono talmente annoiato e scazzato che sento di dover fare un’eccezione e far pagare le conseguenze a qualcun altro 🙂

Cominciamo da The Tourist: non mi aspettavo molto e purtroppo non sono stato deluso. E’ in pratica un tentativo di replicare il successo di Mr. & Mrs. Smith mixandolo con Salt. Il risultato è abbastanza modesto, con una storia inconsistente e confusa; non ha la vena umoristica e scanzonata di Mr. & Mrs. Smith e non ha il ritmo di un film d’azione puro come Salt. Ci sono un paio di buone scene e persino degli spunti interessanti, soprattutto nella prima parte del film, ma poi le cose si sfasciano senza speranza. Depp fa sorridere nella parte dell’imbranato, ma decisamente è sottotono. Incredibilmente, Christian De Sica se la cava abbastanza bene (mai avrei creduto di poterlo scrivere), ma il resto degli attori italiani fa davvero pena – per non parlare dell’Italia da cartolina. Rimane Angelina, che poverina deve tenere tutto su da sola e fa quello che può in mezzo a quel disastro, ma tanto io a lei ci perdono tutto se mi guarda così con quegli occhioni grandi grandi.

Poi, Gulliver’s Travels: non che ci sia molto da dire su questo, se non che è marginalmente meglio che cercare di dormire sugli scomodissimi sedili della United. Come la maggior parte dei film di Jack Black è una onesta cazzata, ma sa di esserlo e non cerca di far credere il contrario. Si regge esclusivamente sulle capacità di clown di Black, e appena la telecamera punta su qualcun altro viene voglia di prendere a testate lo schermo. Ha dei momenti divertenti e una scenografia interessante, ma questo è tutto. Ripensandoci, è un vero peccato che nessuno abbia mai fatto qualcosa di bello con una storia come quella di Gulliver.

Infine TRON: Legacy (in 2D ovviamente, anche se sembrava 1D): diciamo che già il film originale era debole – come trama e personaggi – ma ha acquistato molto giustamente status di film di culto per via dell’uso pioneristico di computer grafica e musica elettronica. Difficile sostenere che questo sequel sia qualcosa di più che un tentativo di accattare i nostalgici. La trama non ha quasi nulla di originale ed è tutto sommato noiosa; gli attori sono abbastanza dimenticabili, incluso Jeff Bridges che fa finta di essere una versione zen di Steve Jobs riuscendo nell’impossibile compito di sembrare ancora più borioso del vero Jobs. Quello che è certo è che TRON: Legacy non è all’avanguardia in fatto di CG come lo era Tron nel 1982, il che è un po’ come perdere il punto stesso del film.

Volevo finire qui, ma appena arrivato mi è capitato di vedere Brazil, la versione originale, non quella tagliata. A dire il vero non so cosa dire di Brazil, a parte il fatto che è bellissimo e geniale. Più passa il tempo e più apprezzo Gilliam come regista e visionario, ma non saprei da dove cominciare a descrivere il suo lavoro. E’ tutta una cosa allucinata, inquietante, immaginifica e grottesca, che in qualche modo lui riesce a far funzionare alla perfezione. Che te ne esci e ti chiedi: “wow, ma come diavolo ha fatto?” a parte usare LSD a manetta, intendo.