Archive for the ‘fantascienza’ Category

Sci-Fi 107

Wednesday, September 2nd, 2009 by

Era il primo settembre del 1902, centosette anni fa, e in Francia debuttava uno dei primi “blockbuster” della storia: Le Voyage dans la Lune di Georges Méliès. Vagamente ispirato al quasi omonimo racconto di Verne, può essere considerato il primo film di fantascienza mai girato.

Un articolo commemorativo di Wired ripercorre la storia di quello che all’epoca fu un successone. Sono passati solo 7 anni dal giorno in cui i fratelli Lumière presentarono il primissimo film e già si intravedono le basi della tecnica cinematografica (compreso l’uso di animazione ed effetti speciali). Eccolo qui, nella sua versione commentata in francese dalla nipote di Méliès *, un autentico tesoro della storia della cinema:

* Il film è stato rimaneggiato più volte ed esiste anche una versione commentata in inglese e una versione “colorata” a cui sono state aggiunte le fotografie da una scena finale tagliata (in pratica, la special edition con i bonus).

Star Trek (XI)

Thursday, August 27th, 2009 by

E’ passato un mesetto dall’anniversario dell’Apollo 11 (un piccolo passo per un uomo, space the final frontier, etc…) ed è passato abbastanza tempo da averlo digerito per bene, quindi parliamo un pò del nuovo Star Trek.

Diciamo la verità: Star Trek soffriva da tempo di stanchezza. E’ innegabile anche dai fan più ciechi, dopo il quasi-flop di Enterprise e il mancato successo di Nemesis, che pure non era tanto male.
Dunque, arrivati all’undicesimo film, che ci fosse bisogno di un pò d’ossigeno – o un polmone d’acciaio, a seconda di come la si vede – non ci piove: la questione è come farlo senza violentare svariati decenni di lavoro creativo, un immenso e complesso universo alternativo e senza sfornare l’ennesima megapuntatona che piglia solo i fan (che, per dire, a me sta anche bene, ma insomma…). Ricominciando a guardare avanti insomma e a indicare la strada come Star Trek ha sempre fatto fin da quando, in pieni anni ’60, piazzò una donna africana e un russo sul ponte di comando.

La soluzione di J. J. Abrams – nonostante legittimi dubbi su di lui – è di prendere il toro per le corna, e buttare tutto all’aria. Lo fa con una certa arroganza, ma anche con l’aria di chi sa dove mettere le mani. E il risultato, anche se può lasciare a volte perplesso, generalmente funziona. Grazie anche a quello che è da sempre uno dei cavalli di battaglia della serie, riesce a mettere insieme uno storia solida e consistente, senza essere autoreferenziale, e a innovare, senza distruggere. Date le premesse, questo è un buon risultato. Rispettare la tradizione, e lo spirito, non era per nulla un risultato scontato.

Ma è anche un buon film? USS Enterprise new bridge
Beh, dipende. Dal punto di vista di un trekker ci sono chicche incredibili e succose (i cannoni fotonici! l’espulsione del nucleo curvatura!) e cose orride da venire voglia di strapparsi gli occhi (che-minchia-sono-quelle-robe-da-power-rangers e perchè cazzo la sala motori sembra una fottuta latteria?). Senza contare inesplicabili quanto fastidiosi omaggi citazioni riferimenti a Guerre Stellari che sembrano proprio buttati lì tanto per. Capisco che tutto ciò possa lasciare indifferente lo spettatore “normale”, ma il fattore eye-candy (masturbazione visiva per trekker) è indiscutibilmente abbastanza elevato. Certo si sconta un pò il problema di ogni prequel di fantascienza: come mostrare una tecnologia meno avanzata di quella che si poteva far vedere negli anni ’90 (detto ciò la nuova plancia dell’Enterprise è bellissima oltre ogni dire).

Se la storia è un pò debole – e circonvoluta quel tanto che basta per forzare i paradossi e spingere l’intera baracca in un’altra direzione – la vera forza e il fascino di Undici sta nei personaggi e nelle loro relazioni, nel vedere come nascono e si sviluppano. Il livello di recitazione veramente ottimo (ad eccezione forse di Simon Pegg e Zoe Saldana, più per colpa degli sceneggiatori, che gli hanno assegnato parti troppo comiche o troppo decorative, che per colpa loro) riprende i modi di fare e dire dei leggendari attori della Serie Originale, senza trasformarli in imitazioni o macchiette. Questo è davvero un film corale, e il punto non sono paradossi temporali, astronavi, alieni e battaglie, ma persone che si trovano, si scoprono, lottano con sè stessi, con i loro fantasmi e con gli altri per diventare gli amici inseparabili di una vita.
Che poi è quello che Star Trek ha sempre saputo fare meglio.

Ah. E un paio di standing ovation al vecchio Leonard non gliele vogliamo fare?
Spock

What is necessary is never unwise

Riflettere su A.I.

Sunday, May 3rd, 2009 by

Ieri sera ho rivisto A.I. -Artificial Intelligence- di S. Spielberg, dedicato a S. Kubrick. Com’era accaduto la prima volta mi ha lasciato parecchie domande a cui non é facile trovar risposta.
Una però esula dell’etico e dal personale, quindi la riposto qui: perché questo bel film non é rimasto nei cuori e soprattutto nelle teste delle persone come, per esempio, E.T.? per restare nel campo di Spielberg.
Perché non è divenuto memorabile come avrebbe dovuto?
Perché tocca un argomento difficile quale un robot come surrogato di un figlio, mi si suggerisce. Forse.
Oppure perché non siamo pronti a prenderci la responsabilità di amare una macchina?

Non so rispondere, però é un vero peccato, questo é uno dei migliori film sull’argomento. Peccato anche che Kubrick non abbia potuto partecipare alla realizzazione, sarebbe stato interessante vedere dove ci avrebbe portato il suo genio.

Hellboy

Friday, February 20th, 2009 by

si, Hellboy, il primo, non quello che è uscito la scorsa estate.
Eggià, sono un po’ in ritardo con la recensione…il fatto è che illo tempore non l’avevo visto, chissà poi perchè, e me lo son trovato casualmente ieri sera su Italia1, così ho pensato di colmare questa lacuna.
E son stato contento d’averla colmata.
Si tratta di uno di quei film che secondo me sono l’ideale per una serata di relax, senza troppo impegno, ma che comunque hanno dei meriti. Nello specifico, i meriti sono una trama interessante ed originale, ricca di spunti (di cui dirò poi, meritano un paragrafo a parte).
Non si può dire che il personaggio principale brilli per originalità: ricalca lo stereotipo dell’eroe solitario e burbero, ma con la battuta pronta (alla “Die Hard”, per intenderci, ma perchè no, anche alla Bud Spencer, accidenti), il supereroe da fumetto appartenente alla categoria dei “reietti” (da Batman a Hulk, dal Corvo agli X-Men) perchè diversi e per certi aspetti addiruttura “oscuri”. Ma è pur sempre uno di quei personaggi sopra le righe, di quelli che è difficile non prendere in simpatia, che colpisce coi cazzotti ma anche con la lingua, con l’ironia tipica del disilluso..ma che continua per la sua strada.
Forse più originalità si può trovare nei personaggi secondari: per i “buoni”, l’uomo/pesce che sa leggere il passato ed il futuro; per i “cattivi”, l’uomo meccanico che ha sabbia al posto del sangue ed una molla a carica al posto del cuore.
L’originalità della trama consiste nell’attingere qua e là, mischiando bene il tutto. Ci sono riferimenti a H.P. Lovecraft: all’inzio del film, una citazione dal “de Vermis Misterii”, immaginario grimorio nato dalla mente di Lovecraft appunto e di Bloch; poi il riferimento a terribili divinità ibernate in tombe di cristallo nello spazio remoto, dalle forme gigantesche e tentacolari che tanto ricordano i Grandi Antichi.
Si pesca poi anche nella Storia con la S maiuscola..o meglio, nelle sue pozze più melmose: si gioca sull’ambiguità della figura di Rasputin, veggente e soprattutto stregone, ma soprattutto (e da qui parte il film, ma non dico troppo per non spoilerare) sui (più che) presunti legami tra Nazismo ed esoterismo (già visti anche nella saga di Indiana Jones, tral ‘altro).
Quello che ne esce è un mix interessante, decisamente fumettesco, senza pretese (che è poi quello che lo rende altamente digeribile), ma filante ed avvincente.
Infine..beh, ci sono stati un paio di momenti nel film in cui mi si è accesa una lampadina: “Cabal!”..ho colto qualche legame con lo splendido film di Clive Barker risalente agli ormai lontani anni ’80 (lontani, troppo lontani per poter farne una recensione adeguata, ma se mi capitasse di rivederlo, non mancherò, giuro). Rifermimenti casuali ed involontari sicuramente, inevitabili visto la natura simile dei protagonisti.
Non ho parlato degli effetti speciali, lo so, nè della regia (onesta, senza infamia e senza lode), mentre meritano una nota di merito le scenografie: azzeccatissimi gli ambienti che si sviluppano in verticale…verso il basso, chiaro richiamo alle origini demoniache del protagonista, bellissimi nella loro complessità e nell’essere giganteschi; in poche parole: da fumetto.
Giudizio finale: Il film non è certo un capolavoro da Oscar, ma è decisamente piacevole…”guardevole”, direi.

Io sono leggenda

Wednesday, February 4th, 2009 by

A distanza di parecchi mesi dall’uscita in Italia di questo orrido film (avete già capito dove voglio andare a parare), mi è venuta voglia di parlarne. Ho deciso di aspettare, perchè se lo avessi fatto a caldo, avrei solo scritto una sequela di parolacce, e non era il caso.
Lo faccio ora perchè stasera mi sento acido, ed è il momento giusto di parlarne. Questo film merita una stroncatura, perchè violenta e rinnega uno dei libri fondamentali della narrativa di fantascienza/horror americana del secolo scorso. Un libro scritto nel 1954 da Richard Matheson, un brillante scrittore e sceneggiatore che ha ispirato con le sue opere parecchi film. Un libro che ha liberamente ispirato una serie impressionante di film e racconti, a cominciare da “La notte dei morti viventi” in poi. Uno dei libri che, a mio parere, presenta uno dei finali più incalzanti, belli, coinvolgenti, drammatici e riusciti di sempre. Insomma, una pietra miliare di un certo tipo di letteratura.
E’ fatto noto (non sto spoilerando nulla, non temete) che il libro si presenti esattamente nel modo in cui finisce, ovvero che l’ultima frase del libro sia anche quella scritta nel titolo. “Io sono leggenda”.
Quando usci, anche questo aspetto costituiva un fatto nuovo. Così come erano nuove le tematiche presentate dal libro, tematiche molto progressiste e “scomode” sul tema del diverso e dello straniero, del significato di “normalità” ed “anormalità“, di moralità” ed “amoralità, di come questi concetti non siano assoluti (come si vuole spesso credere) ma siano profondamente mutevoli e tutto sommato democratici, ovvero di come li decida la maggioranza. E, aggiungerei, di come la morte sia un concetto profondamente ecologico. Sì, proprio ecologico. Questo è uno dei primi libri che esprimono concetti ecologici in modo radicale e in forma di romanzo.
Ci vuole un libro intero per capire il vero significato di quella frase che dà il titolo al libro. Per arrivare a capire che non ha esattamente il significato che ci si aspetta, ma che ne ha uno davvero inaspettato. Ma che dice una cosa vera, innegabilmente vera, e scomoda. Anzi, una cosa evidente ma che per qualche strano motivo si preferisce occultare, per credere a qualcosa di più rassicurante.
Evidentemente proporre certi temi, anche oggi è considerato scomodo da qualcuno, visto che il film non fa altro che proporre un finale RADICALMENTE opposto a quello del libro. Un finale molto rassicurante e conservatore, un finale che fa stare bene, che manda la gente a casa col sorriso invece che con un dubbio, perchè mette tutto di nuovo in un’ottica di normalità. L’eroe è eroe. Il male è il male. La morte in qualche modo si può sconfiggere. Buonanotte e sogni d’oro.

Ovvio che è proprio questo l’elemento di biasimo: il finale radicalmente rovinato. Si va proprio a distruggere il significato di cui si caricava il titolo del romanzo, per proporre qualcosa di opposto. Ma dando lo stesso titolo del romanzo.
Non credo di esagerare: quando ho visto il film c’era poca gente in sala, ma evidentemente c’era qualcuno che aveva letto il libro. Casualmente alcune delle persone presenti, vedendo il finale, se ne sono uscite con improperi di tutti i tipi, da “ma andate a cagare!” a “ma vaffanculo”… (il “ma vaffanculo” l’ho detto io)

In effetti il libro e il film non sono così drasticamente diversi, se non nel finale e negli intenti, e in alcuni dettagli. Il film è perfino realizzato bene, questo è giusto riconoscerlo. Persone che non hanno letto il libro lo hanno trovato senza dubbio piacevole. Effetti speciali buoni, sceneggiatura senza buchi, Will Smith in forma.
La storia è portata avanti con alcune differenze (attenzione, questo link contiene MOLTI SPOILER sia del libro che del film). Cambiano molti nomi dei personaggi e cambia la location (da Los Angeles a New York, considerata più scenografica).
Il motivo per cui, a fronte di una storia liberamente ispirata al romanzo e dagli intenti molto diversi, si sia deciso comunque di dare il titolo del romanzo, è ignoto. Forse c’è stata della malafede dietro, o forse solo ingenuità dettata dal marketing. In ogni caso un brutto motivo, non c’era alcuna necessità di proporre questo film col titolo “io sono leggenda” traendo in inganno tutti i lettori del romanzo. potevano chiamarlo anche “i marmittoni alle grandi manovre“, nessuno avrebbe detto niente…

Per motivi di affezione, vi propongo la storia così come presentata nel romanzo: Rober Neville è l’ultimo uomo rimasto sulla terra. E’ arrivato il classico virus (classico per noi nel 2009, ma nel 1954 era un tema assolutamente nuovo) che ha trasformato tutti gli altri uomini in vampiri/zombie sanguinari, in esseri animaleschi che girano solo di notte uccidendo altri uomini e succhiando il loro sangue, mente di giorno se ne stanno rinchiusi nelle case a dormire.
Tutti tranne lui.
Robert è un uomo semplice, con scarsissime conoscenze e cultura, un operaio che si trova a dover sopravvivere. Un uomo normale che trovandosi in una situazione eccezionale, può fare solo una cosa: finire sull’orlo della pazzia e cercare di attenuare l’incredibile solitudine con l’abuso di alcool.
Infatti è così: di giorno Robert vagola per il mondo abbandonato a se stesso, cercando provviste o strumenti adatti a difendere la casa, o uccidendo tutti i vampiri che trova mentre sono sprofondati nel sonno. Ha scoperto che l’unico modo per ucciderli è di piantare loro un paletto nel petto.
Quando arriva la sera torna a casa, si barrica dentro, e quando sente che la notte sta portando fuori tutte le orride creature, si ubriaca fino a delirare e poi a svenire nel letto. Tutte le sere e tutte le notti. Insomma un personaggio per niente “positivo” e per nulla “politically correct”.
Il libro è scritto quasi in forma di monologo, in cui tutti gli eventi sono di volta in volta filtrati attraverso le sensazioni del protagonista, compresi i deliri in cui sprofonda la notte.
Man mano che i giorni passano, giunge la rassegnazione della situazione e la consapevolezza che l’unico motivo per cui lui potrebbe essere restato sano, è la possibilità di studiare la malattia e il virus e di far guarire tutti gli altri (proprio lui, un eroe controvoglia, del tutto anti-eroe). Così il povero Robert, senza nessuna conoscenza scientifica, inizia a documentarsi dalle basi leggendo libri presi a caso dalla biblioteca del quartiere, fino ad arrivare a costruire, pagina dopo pagina, una ipotesi su come potrebbe essere fatto il virus, e su come potrebbe agire sulle persone colpite.
Il bello e l’originalità del libro è che riesce nell’intento. Alla fine riesce a spiegare tutto in modo quasi scientifico, compresi i tipici comportamenti vampireschi: la paura della luce e dell’aglio, il terrore della croce e degli specchi, e la morte che sopraggiunge solo tramite il paletto di legno conficcato nel cuore.
Tutto questo costituisce sì il topic principale del libro (l’obiettivo impossibile da portare a termine, l’enorme forza di volontà necessaria, l’aspirazione finale di redenzione per tutto il genere umano) ma anche la principale distrazione.
Il romanzo rivela presto i suoi reali obiettivi poco rassicuranti, perchè mentre Robert è sempre più stretto nel suo piccolo mondo, fatto di mura domestiche, alcool, ricordi dolorosi, rimpianti, deliri paranoici, visioni, ricerche scientifiche e questo folle obiettivo da portare a termine… mente lui è perso in tutto questo, il mondo là fuori va avanti e si evolve senza di lui, finchè un brutto giorno…

Un consiglio? Leggetevi il libro. Le ultime dieci pagine si chiudono con un monologo drammaticamente impagabile. Altro che “lui ora è leggenda”. (mi viene il vomitino solo a pensarci.. bleah!)
Se non avete visto il film, leggete il libro e passate oltre. Dimenticatevi che esista questo film. Ci sono film molto più appaganti e sensati.
Se invece avete già visto il film (e probabilmente vi è piaciuto), beh… provateci lo stesso.
So già che il risultato non sarà lo stesso. Conosco gente che ha letto il libro DOPO aver visto il film, e non l’ha trovato particolarmente eccellente. Il libro è rovinato per sempre.
Fosse solo per questo motivo, andrebbero rinchiusi gli autori del film. Perchè con il loro intento, sono riusciti a rovinare il romanzo per sempre, a chi ha visto il film.
Rinchiudiamoli!