si, Hellboy, il primo, non quello che è uscito la scorsa estate.
Eggià, sono un po’ in ritardo con la recensione…il fatto è che illo tempore non l’avevo visto, chissà poi perchè, e me lo son trovato casualmente ieri sera su Italia1, così ho pensato di colmare questa lacuna.
E son stato contento d’averla colmata.
Si tratta di uno di quei film che secondo me sono l’ideale per una serata di relax, senza troppo impegno, ma che comunque hanno dei meriti. Nello specifico, i meriti sono una trama interessante ed originale, ricca di spunti (di cui dirò poi, meritano un paragrafo a parte).
Non si può dire che il personaggio principale brilli per originalità: ricalca lo stereotipo dell’eroe solitario e burbero, ma con la battuta pronta (alla “Die Hard”, per intenderci, ma perchè no, anche alla Bud Spencer, accidenti), il supereroe da fumetto appartenente alla categoria dei “reietti” (da Batman a Hulk, dal Corvo agli X-Men) perchè diversi e per certi aspetti addiruttura “oscuri”. Ma è pur sempre uno di quei personaggi sopra le righe, di quelli che è difficile non prendere in simpatia, che colpisce coi cazzotti ma anche con la lingua, con l’ironia tipica del disilluso..ma che continua per la sua strada.
Forse più originalità si può trovare nei personaggi secondari: per i “buoni”, l’uomo/pesce che sa leggere il passato ed il futuro; per i “cattivi”, l’uomo meccanico che ha sabbia al posto del sangue ed una molla a carica al posto del cuore.
L’originalità della trama consiste nell’attingere qua e là, mischiando bene il tutto. Ci sono riferimenti a H.P. Lovecraft: all’inzio del film, una citazione dal “de Vermis Misterii”, immaginario grimorio nato dalla mente di Lovecraft appunto e di Bloch; poi il riferimento a terribili divinità ibernate in tombe di cristallo nello spazio remoto, dalle forme gigantesche e tentacolari che tanto ricordano i Grandi Antichi.
Si pesca poi anche nella Storia con la S maiuscola..o meglio, nelle sue pozze più melmose: si gioca sull’ambiguità della figura di Rasputin, veggente e soprattutto stregone, ma soprattutto (e da qui parte il film, ma non dico troppo per non spoilerare) sui (più che) presunti legami tra Nazismo ed esoterismo (già visti anche nella saga di Indiana Jones, tral ‘altro).
Quello che ne esce è un mix interessante, decisamente fumettesco, senza pretese (che è poi quello che lo rende altamente digeribile), ma filante ed avvincente.
Infine..beh, ci sono stati un paio di momenti nel film in cui mi si è accesa una lampadina: “Cabal!”..ho colto qualche legame con lo splendido film di Clive Barker risalente agli ormai lontani anni ‘80 (lontani, troppo lontani per poter farne una recensione adeguata, ma se mi capitasse di rivederlo, non mancherò, giuro). Rifermimenti casuali ed involontari sicuramente, inevitabili visto la natura simile dei protagonisti.
Non ho parlato degli effetti speciali, lo so, nè della regia (onesta, senza infamia e senza lode), mentre meritano una nota di merito le scenografie: azzeccatissimi gli ambienti che si sviluppano in verticale…verso il basso, chiaro richiamo alle origini demoniache del protagonista, bellissimi nella loro complessità e nell’essere giganteschi; in poche parole: da fumetto.
Giudizio finale: Il film non è certo un capolavoro da Oscar, ma è decisamente piacevole…”guardevole”, direi.
Archive for the ‘fantastico’ Category
Hellboy
Friday, February 20th, 2009 by schuckIl Cavaliere Oscuro
Wednesday, August 27th, 2008 by yashEccomi qui, riapprodato a qusto blog dopo un anno di assenza, potevo esimermi dal riprendere le fila da uno dei film che ultimamente ha fatto parecchio parlare di sé? Vuoi perché secondo alcuni potrebbe battere ogni record di incassi, vuoi perché porta una sfiga pazzesca , vuoi perché c’è un’ombra che lo sovrasta abbastanza inquietante, e non si capisce se lo è davvero, o è solo uno squallido esempio di marketing virale.
Insomma, è un film che ultimamente ha fatto parlare di sè, a torto o a ragione.
Essendone un sequel, ed essendo creato dalle stesse persone e dalla stessa produzione, molti dei commenti già espressi per Batman Begins restano validi: Batman è stato tante cose diverse nella sua storia, questo è giust’appunto un altro capitolo che ne aumenta la varietà.
Piccola premessa: non ho letto il fumetto “The return of Dark Knight” di Miller, da cui il film “dovrebbe” essere tratto. Immagino che comunque, conoscendo un poco Miller, di fama e per esperienza, il film non c’entri molto con le trame ed atmosfere del fumetto.
Detto questo, mi sento di aggiungere solo due cose ai commenti già espressi, una riguardante il regista, ed una riguardante il film.
Il regista: Chris Nolan, è uno che ci sa fare. Ci sa fare all’ennesima potenza quando ha una idea originale e la porta avanti con coerenza e talento fino alla fine.
Sembra che ci sappia fare un po’ meno quando è vincolato da un film che vuole essere di forte richiamo (diciamo pure commerciale, con l’ambizione di essere un Top10). Stavolta fa le cose un po’ meglio rispetto al seppur sufficiente Batman Begins: le atmosfere a tratti sono più scure, come giustamente dovrebbe essere, calca un po’ di più la mano quando serve. Niente a che vedere con Miller, comunque.
Purtroppo siamo ancora a New York, e non a Gotham City. Una New York nei giorni nostri, a combattere contro i terroristi (sic! Onde evitare che uno si faccia idee sbagliate, così viene definito un paio di volte esplicitamente il nuovo Joker!), contro un male oscuro e senza forma, che colpisce senza motivo e senza spiegazione, e a cui non ci si può arrendere.
I tempi segnano le cose, anche i film di Tim Burton sono ormai fuori tempo e lontani anni luce.
Tuttavia, nonostante questo adattamento ai tempi che corrono, mi sento di dire che stavolta ci siamo, finalmente dopo tanti episodi infelici, finalmente un Batman in grado di competere coi primi episodi, che restano comunque quelli più azzeccati.
Peccato che, al di là dei tempi che corrono, anche lo “svolgimento” sia troppo vicino a quello degli anni 2000, ovvero troppo preoccupato a creare spettacolo, che non a creare atmosfera. Gli inseguimenti con Batman a cavallo della BatMoto (dopo l’Hummer corazzato, era difficile fare peggio, ma ci sono riusciti), sono molto spettacolari, probabilmente ricreati al computer in buona parte vista la spettacolarità delle scene, ma sono TROPPO finti e TROPPO inverosimil, sono inutili, servono solo ad appagare le persone che nei tempi della computer graphic, chiedono e petendono che la computer grapich gli mostri cose che nemmeno possono immaginare, e non c’entrano una mazza con Batman: sono anch’essi un segno dei tempi che cambiano.
Le atmosfere, queste sconosciute!, si possono creare in tanti modi. Rimettere Batman a Gotham City senza lasciarsi andare a velleità spettacolari avrebbe di certo facilitato il compito, ma per fortuna ci sono altre scelte di regia che aiutano a “creare atmosfera”, soprattutto quando sottolineano senza mai perdere un colpo tutta la follia e l’alienazione di uno dei suoi protagonisti: il Joker di Heat Ledger.
E qui arriviamo al secondo punto, ovvero al Joker attorno a cui praticamente ruota tutto il film, e che ruba la scena in ogni istante a Batman (oltre al fatto che anche Michael Caine, Morgan Freeman e Gary Oldman lo fanno, per la loro consueta bravura). Bene hanno fatto gli autori a non intitolare il film “Batman – The Dark knight”, perché a conti fatti non sembra essere un film su Batman, bensì su Joker, c’è poco da girarci in giro.
Un Joker che è presente anche quando non c’è, un Joker che non è più un super-criminale da fumetto, ma diventa di tutto e di più… diventa un terrorista, diventa un perfido carnefice macellaio (altro che fumetto), diventa l’essenza del male indecifrabile, diventa un vero e proprio agente del caos mandato sulla terra per farne polvere (e possibilmente divertirsi un sacco nel farlo). Schiacciante è la filosofia che lo guida, semplice ma abominevole:
“Lo sai qual è la cosa bella del CAOS? Che è equo…”
E’ forse la battuta più fulminante del film, e non è uno scherzo: il Joker vuole un mondo che abbia almeno una certezza; un mondo senza disuguaglianze e senza torti, perché il caos non guarda in faccia nessuno e non fa favori a nessuno… è giusto. Viene trasformato in una sorta di giustizia primitiva ingovernabile dagli uomini, ma proprio in quanto tale, più giusta di qualsiasi altra cosa l’uomo possa creare. Questo è sicuramente il punto di forza di tutto il film.
Heat Ledger e Chris Nolan, ciascuno nel proprio ruolo, fanno bene la loro parte. La sensazione sgradevole che approda nella testa dello spettatore, nell’incalzare degli eventi e di una trama che non risparmia colpi di scena, è che l’obiettivo del caos sia stato raggiunto, perchè in um modo o nell’altro vengono sempre a mancare punti fermi. Perfino la macchina da presa spesso “svolazza” in modo inquietante, quando inquadra il Joker (memorabile la scena con Joker appeso a testa in giù, ed inquadrato a rovescio).
A mio parere Heat Ledger può puntare a vincere la sfida tra Joker. La sfida tra Tim Burton e Chris Nolan non è nemmeno ipotizzabile, non c’è storia, ma quella tra i due Joker sì, per me ci sta tutta e se ne può discutere.
Forse da vivo non avrebbero mai dato un oscar a Ledger, come pare vorrebbero fare da morto. Anche questo purtroppo, temo sia marketing…
Il film, comunque, non contiene sono questa tematica di punta. Anzi, forse c’è troppa carne al fuoco, e spesso troppo poco sviluppata.
Ad esempio il tema del “doppio” con l’evoluzione drammatica di Harvey Dent da integerrimo procuratore distrettuale (un baluardo del bene) a rappresentante integrale del male e a sua volta agente del caos al pari di Joker, nel personaggio di Duefacce, forse meritava un film a parte anziché essere “buttato via” con mezz’oretta scarsa di film, come fosse un compitino di scuola infilato in un film che si preoccupa per tutto il tempo di dare risalto a ben altro…
Invece discreto risalto è stato dato al tema della manipolazione dell’opinione pubblica. Il film dice cose già note, ma lo fa bene: spiega come il popolo abbia bisogno di un nemico, possibilmente governabile e che non abbia nulla a che fare col “caos” (troppo equo e troppo sfuggente per piacere a chi comanda) e di qualcuno pronto a combatterlo con prontezza.
Siccome l’eroe deve essere eroe fino in fondo (è pur sempre per tutti i super-eroi una questione di poteri e responsabilità, di cui grande esponente è Spiderman), anche quando non si tratta di apparire come tale, ecco aprirsi il finale azzeccatissimo e amaro, molto amaro. Così amaro che non a tutti è piaciuto, e ha fatto dire a più di una persona che conosco che questo “non è lo stesso Batman di sempre” o che è un “Batman senza palle”. Eppure temo proprio che non sia così, e che essere eroi per davvero voglia dire anche questo. Ma è una cosa difficile da capire nella società dell’apparenza in cui vivamo.
Ce lo diceva Orwell, ce lo ripete Batman. Il nemico a volte non è un nemico, un eroe non sempre sembra un eroe, e ciò che sembra un eroe non è detto che lo sia. Trovo sia giusto essere delusi ed amareggiati per quella che potrebbe essere una verità che non impariamo mai a comprendere, proprio perchè il mondo dei media e chi ci governa continuano a propinarci un’altra verità assoluta, che i nemici sono sempre molto nemici, e gli eroi sono sempre molto eroi.
Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie
Wednesday, February 6th, 2008 by ginIo ve lo dico poi fate quel che volete: non andate a vedere l’ultima impresa cinematografica di D. Hoffman. Mi riferisco a Mr Magorium e la bottega delle meraviglie; lo spot per di Hoffman una famosa marca di caffe’ è più meritevole.
Il film ha due soli pregi, il primo è la sua breve durata il secondo ve lo scrivo tra un attimo.
Trattasi secondo me di caso semplice: buona idea buttata via.
La storia è simpatica: un antico e magico negozio di giocattoli ogni giorno porta un briciolo di follia nella vita dei tanti bambini che lo affollano, vi succedono le cose più straordinarie, libri magici che creano con un battito di pagine il giocattolo cercato, porte che si aprono su stanze sempre diverse, palline rimbalzine dispettose che si nascondono dentro le scatole di altri giocattoli a via dicendo. Un negozio molto curato, in vecchio stile, perfetto per chi vuol fuggire dalle catene di giocattoli tutte uguali in tutto il mondo, tanti colori, tanta allegria e un proprietario folle che vive al piano di sopra in compagnia di una zebra.
Un giorno il negozio inzia a perdere colore, le magie scompaiono o impazziscono, Mr Magorium sta morendo e il suo negozio con lui perchè nessun altro ha il suo stesso tocco magico per tenerlo in vita.
Quale è il problema del film? gli mancano buoni 30 minuti di sceneggiatura, nessuno capisce da dove siano arrivati i personaggi, le loro relazioni, i loro legami come si sono generati, da dove arrivano i poteri di Mr Magorium? La sensazione è quella di essere entrati in sala a pellicola già iniziata.
Una buona occasione sprecata.
Il secondo pregio del film? la scena conclusiva, una dolcissima Natalie Portman che con il suo tocco magico da pianista, danzando tra i giocattoli morti e ingrigiti rianima tutto il negozio delle meraviglie; scena ben girata con romantiche riprese ad altezza pavimento, il movimento di quelle deliziose scarpe fa venire voglia di averne un paio uguali.
Poi ci sarebbe un’altra faccenda ma è questione da trattare in altro blog.
300
Monday, March 26th, 2007 by schuckInnanzi tutto, non aspettatevi un film puramente storico. Di sicuro prende origine da un fatto reale e segue la vicenda storicamente nota, ma la narrazione poco per volta lascia spazio a concessioni fantasiose e fantastiche; invenzioni narrative necessarie per creare una trama cinematograficamente vendibile, ed esagerazioni visive, grottesche e caricaturali, che non sono però fini a sè stesse: i personaggi mostruosi, sproporzionati o deformi, le scalate impossibili e l’esercito smisurato di Serse…le piogge di frecce che oscurano il sole….tutto ha una funzione metaforica che serve a sottolineare dei concetti, i più evidenti dei quali sono la mostruosità del tradimento, e ancor di più la smisurata potenza dell’esercito persiano a fronte dei 300 guerrieri spartani.
Ai puristi della storia verrà da storcere il naso vedendo certi…reparti dell’esercito di Serse; chi invece si reca al cinema consapevole di vedere una storia reale….fumettizzata, accetterà di buon grado queste “libertà”.
Per il resto, direi che è quasi scontato rilevare una fotografia da fumetto. Ogni fotogramma potrebbe stare tra 4 righe bianche su una pagina. I paesaggi sono sempre poco definiti, quello che conta sono i personaggi (o le masse di personaggi: la fiumana persiana o la compatta falange spartana, o…l’ammasso di cadaveri).
Le stesse luci sono fatte ad hoc per rendere l’effetto di china su carta, in certi casi…mi sovviene un controluce, all’inizio della marcia dei 300, quando arrivano ad un villaggio, che è veramente fumettistico, come del resto il lupo (grazie alle proporzioni caricaturali di cui sopra ed alle luci appunto) all’inizio del film.
Passiamo all’uso del colore (un dettaglio che mi colpisce sempre
): anche qui il colore può essere visto con una valenza narrativa: c’è il grigio della notte e dell’attesa….c’è il giallo oro della terra, dei campi di grano di Sparta…e c’è il porpora dei matelli degli spartani…e del sangue in battaglia.
Purtroppo devo riportare anche una nota negativa, e si tratta dei dialoghi, troppo made in usa. Se in certi casi le battute di Leonida fanno sorridere, colpiscono nel segno col loro..umorismo virile e guerriero, e le si possono accettare in virtù dello stile fumettistico e non sotrico del film, in certi casi alcune affermazioni rasentano però il ridicolo, quasi a livelli del mitico “stai sanguinando – no, non ne ho tempo” di Schwarzeneggeriana memoria (dal film: “Predator”). Ed anche i dialoghi pseuodopolitici della moglie e del consigliere Peròne, Pelòne, Teròne, non-ho-capito-il-nòme, sono un po’ troppo impostati…E nel complesso, la cosa più negativa dei dialoghi è il disaccordo tra affermazioni solenni, impostate in maniera quasi teatrale, e battute da action movie. Peccato.
Buona la regia, specialmente nei combattimenti, nei quali sembra di essere presi in prima persona, grazie anche all’uso di un montaggio concitato (come spesso avviene in situazioni simili). Piacevole anche l’alternzana di slow motion e rapide accelerazioni (memorabile e maestoso l’incedere di Leonida tra i persiani….rapido affondo…..slow motion per cattuare l’attimo….veloce ancora avanti…rallenta per fissare l’istante…di grande effetto, bravi).
Le musiche: buone, diciamo…da 7 più: in certi casi enfatizzano bene il momento, si sentono nelle ossa, soprattutto nel crescendo d’adrenalina che precede gli scontri.
Dieci invece alle coreografie di combattimento: dei balletti macabri, una danza mortale ed elegantissima.
Infine, certe immagini, nella loro esagerazione, nel loro dire più di quello che mostrano, sono PURO PIACERE PER GLI OCCHI.
Una delle inquadrature finali sui vincitori ormai sconfitti, ad esempio, sembra un dipinto neoclassico, sembra un quadro di Jacques-Louis David.
credo si sia capito che il mio giudizio finale è più che positivo…certo bisogna tener presente che non è un film puramente storico. Accettato questo dato di fatto, si può sprofondare nella poltroncina, e lasciarsi travolgere dalla potenza delle immagini e farsi infiammare dalla grandezza di Leonida.
E, come dice la locandina del film, “Preparatevi alla GLORIA“.
Torna col tuo scudo..o su di esso.
“Ma spartano (spart’ano) è quando tiri in su il tanga?” (Simone il Campione)
The Prestige
Tuesday, February 6th, 2007 by yashOvvero: stai guardando attentamente? ![]()
L’incipit del film, riportato anche nella locandina, è una dichiarazione d’intenti palese da parte di Chris Nolan, uno degli autori-registi diventato “di culto” in pochissimo tempo negli ultimi anni. Anzi, diventato “di culto” da subito, fin dai tempi della sua prima apparizione dietro la macchina da presa, in combutta col fratello Jonathan Nolan, dietro le penne del soggetto e della sceneggiatura.
Uno dei film d’esordio, il loro, che fin da subito, e negli anni, ha mietuto sempre più fan, e che forse merita che ne parli più approfonditamente qui. Prossimamente.
Dopo una breve parentesi commerciale a cui ha partecipato solo Chris come regista (comunque degna di nota come si può leggere qui), ecco che i due tornano insieme, sempre dividendosi i compiti tra penna e macchina da presa (squadra che vince non si cambia), con la stessa identica voglia di stupire degli esordi, di giocare facendo carte false se necessario, di scombinare le carte del gioco, di ingannare.
Già, perché noi vogliamo essere ingannati, no? Tutto sommato, nella veste di cinefili-spettatori non possiamo negarlo, fa parte del gioco che è la stessa essenza del cinema.
Per dare una risposta apparentemente assurda ad una domanda incalzante, i fratelli Nolan confezionano uno dei film più eleganti, geniali e riusciti che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni, sinuoso, ammaliante, enigmatico al punto giusto. L’argomento è uno dei più adatti allo scopo: il mondo della magia, o meglio dei giochi di prestigio, il cui scopo è appunto quello di ingannare i sensi e la mente degli spettatori.
La storia vede due prestigiatori che si muovono in una Londra di fine ottocento. Essi passano presto da una fortuita quanto infelice collaborazione, ad una sfida dapprima timida, e poi via via sempre più aperta ed incalzante, cattiva, rabbiosa e infine tragica.
Uno (eccezionale Christan Bale, nei panni di Alferd Borden) povero e felice, con famiglia, l’altro (Hugh Jackman, nelle vesti di Robert Angier) ricco ma triste e solo per colpa del primo; uno con un forte senso di sfida innato che lo porta a cacciarsi nei guai, uno più posato ma non per questo meno determinato. Ognuno dei due vive la propria ossessione in modo totale: quella di riuscire a stupire di più, di essere partecipi con la propria intera esistenza al grande spettacolo della magia, di riuscire a carpire i trucchi dell’altro, di riuscire a trovare il gioco perfetto, quello che non potrà mai essere svelato.
Perché la magia si compone di tre parti, come recita un maestosoo Michael Caine nei panni di Cutter, assistente di Angier, all’inizio e alla fine del film, e la parte che fa diventare davvero grande un numero di magia è quella finale… quella della spiegazione che non c’è.
Così mentre Borden inventa un gioco apparentemente inspiegabile e di successo, il “trasporto umano”, Angier cerca di carpirne i segreti, riuscendo infine a riprodurlo e migliorarlo, rendendolo a sua volta ancora più misterioso. La chiave di volta di tutto è rappresentata dal personaggio, storicamente esistito, di Nikola Tesla, scenziato genialoide ed enigmatico interpretato da David Bowie (e chi se non lui?).
Ben presto dal gioco si passa alla vita, all’amore e alla morte. Dal momento in cui ci scappa il morto (uno, due, cento mille, chi può dirlo?), il film diventa una cosa seria, si trasforma in un thriller ammaliante ed enigmatico, quanto di meglio (o di peggio, dipende dai gusti) il cinema può tirare fuori dal cilindro.
Al tutto questo si aggiungono una sceneggiatura volutamente fumosa, che è stata concepita appositamente per occultare (Memento docet) più che per rendere le cose chiare, con salti temporali e buchi così palesi e teatrali da non poter essere altro che voluti. Il filo temporale della vicenda è dettato dalla lettura che ciascuno dei due prestigiatori fa del diario e degli appunti segreti e criptati dell’altro. Una cosa abbastanza difficile da spiegare ma anche da seguire, nel film.
E mentre si avvicina la fine, il film comincia ad apparire per quello che è. Non è una storia, non è un thriller, è semplicemente una specie di gioco di prestigio. Man mano che i due alzano il tiro e la storia si complica, man mano che le loro vite vengono assorbite dalla loro ossessione, ecco che il gioco diventa evidente ai nostri occhi.
Esattamente un gioco in in tre fasi: presentazione, accadimento imprevisto, finale.
Niente alla fine è quello che sembra, e di fatto non c’è un limite invalicabile. Volendo nel grande gioco della magia, ci può entrare anche la morte. Perché nel gioco non c’è mai una fine estrema, ma sempre e solo la fine di un semplice trucco che serve come punto di appoggio per presentarne uno ancora più grande e stupefacente.
“Alfred Borden, lei è stato condannato ad essere appeso per il collo, finchè morte non sopraggiunga. Ha un’ultima dichiarazione da fare?”
“Sì… abracadabra!”
Alla fine, come qualsiasi thriller che si rispetti, i trucchi saranno svelati e le domande avranno una risposta. Non tutte, vista la quantità di domande che si accavallano comunque sui forum e sui blog a tema. Un finale perfetto in ogni caso, con i giusti colpi di scena in sequenza.
Ma noi avremo davvero guardato con attenzione?
Nel momento in cui pensiamo di poter dare una risposta, ecco il vero colpo di scena.
Un colpo di scena che non è nulla di nuovo, già lo raccomandava Hitchcock, perché, diceva, è l’unico modo per non distruggere del tutto la magia e per permette allo spettatore di portarsene a casa un pezzettino.
A quel punto i Nolan si inchinano al loro pubblico, sorridono pensando che ce lo avevano detto fin dall’inizio ma per tutto il tempo abbiamo fatto finta di non saperlo, e poi fanno svanire il loro mondo nel nulla. Un finale così sottilmente geniale non mi capitava di vederlo da parecchio tempo, davvero… Il prestigio è riuscito ed è ovvio che ci piace così.
Lo sapevamo fin dall’inizio, leggendo sulla locandina “Stai guardando attentamente?”.
“Voi avete cercato di capire il trucco, ma non riuscite a trovarlo perchè in realtà non lo avete cercato per davvero. Per tutto il tempo avete fatto finta di guardare, perchè in realtà voi non volete scopirire il segreto, volete essere ingannati…”