Archive for the ‘fantastico’ Category

The Prestige

Tuesday, February 6th, 2007 by

Ovvero: stai guardando attentamente? locandina

L’incipit del film, riportato anche nella locandina, è una dichiarazione d’intenti palese da parte di Chris Nolan, uno degli autori-registi diventato “di culto” in pochissimo tempo negli ultimi anni. Anzi, diventato “di culto” da subito, fin dai tempi della sua prima apparizione dietro la macchina da presa, in combutta col fratello Jonathan Nolan, dietro le penne del soggetto e della sceneggiatura.
Uno dei film d’esordio, il loro, che fin da subito, e negli anni, ha mietuto sempre più fan, e che forse merita che ne parli più approfonditamente qui. Prossimamente.
Dopo una breve parentesi commerciale a cui ha partecipato solo Chris come regista (comunque degna di nota come si può leggere qui), ecco che i due tornano insieme, sempre dividendosi i compiti tra penna e macchina da presa (squadra che vince non si cambia), con la stessa identica voglia di stupire degli esordi, di giocare facendo carte false se necessario, di scombinare le carte del gioco, di ingannare.

Già, perché noi vogliamo essere ingannati, no? Tutto sommato, nella veste di cinefili-spettatori non possiamo negarlo, fa parte del gioco che è la stessa essenza del cinema.

Per dare una risposta apparentemente assurda ad una domanda incalzante, i fratelli Nolan confezionano uno dei film più eleganti, geniali e riusciti che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni, sinuoso, ammaliante, enigmatico al punto giusto. L’argomento è uno dei più adatti allo scopo: il mondo della magia, o meglio dei giochi di prestigio, il cui scopo è appunto quello di ingannare i sensi e la mente degli spettatori.
La storia vede due prestigiatori che si muovono in una Londra di fine ottocento. Essi passano presto da una fortuita quanto infelice collaborazione, ad una sfida dapprima timida, e poi via via sempre più aperta ed incalzante, cattiva, rabbiosa e infine tragica.
Uno (eccezionale Christan Bale, nei panni di Alferd Borden) povero e felice, con famiglia, l’altro (Hugh Jackman, nelle vesti di Robert Angier) ricco ma triste e solo per colpa del primo; uno con un forte senso di sfida innato che lo porta a cacciarsi nei guai, uno più posato ma non per questo meno determinato. Ognuno dei due vive la propria ossessione in modo totale: quella di riuscire a stupire di più, di essere partecipi con la propria intera esistenza al grande spettacolo della magia, di riuscire a carpire i trucchi dell’altro, di riuscire a trovare il gioco perfetto, quello che non potrà mai essere svelato.
Perché la magia si compone di tre parti, come recita un maestosoo Michael Caine nei panni di Cutter, assistente di Angier, all’inizio e alla fine del film, e la parte che fa diventare davvero grande un numero di magia è quella finale… quella della spiegazione che non c’è.
Così mentre Borden inventa un gioco apparentemente inspiegabile e di successo, il “trasporto umano”, Angier cerca di carpirne i segreti, riuscendo infine a riprodurlo e migliorarlo, rendendolo a sua volta ancora più misterioso. La chiave di volta di tutto è rappresentata dal personaggio, storicamente esistito, di Nikola Tesla, scenziato genialoide ed enigmatico interpretato da David Bowie (e chi se non lui?).

Ben presto dal gioco si passa alla vita, all’amore e alla morte. Dal momento in cui ci scappa il morto (uno, due, cento mille, chi può dirlo?), il film diventa una cosa seria, si trasforma in un thriller ammaliante ed enigmatico, quanto di meglio (o di peggio, dipende dai gusti) il cinema può tirare fuori dal cilindro.
Al tutto questo si aggiungono una sceneggiatura volutamente fumosa, che è stata concepita appositamente per occultare (Memento docet) più che per rendere le cose chiare, con salti temporali e buchi così palesi e teatrali da non poter essere altro che voluti. Il filo temporale della vicenda è dettato dalla lettura che ciascuno dei due prestigiatori fa del diario e degli appunti segreti e criptati dell’altro. Una cosa abbastanza difficile da spiegare ma anche da seguire, nel film.

E mentre si avvicina la fine, il film comincia ad apparire per quello che è. Non è una storia, non è un thriller, è semplicemente una specie di gioco di prestigio. Man mano che i due alzano il tiro e la storia si complica, man mano che le loro vite vengono assorbite dalla loro ossessione, ecco che il gioco diventa evidente ai nostri occhi.
Esattamente un gioco in in tre fasi: presentazione, accadimento imprevisto, finale.

Niente alla fine è quello che sembra, e di fatto non c’è un limite invalicabile. Volendo nel grande gioco della magia, ci può entrare anche la morte. Perché nel gioco non c’è mai una fine estrema, ma sempre e solo la fine di un semplice trucco che serve come punto di appoggio per presentarne uno ancora più grande e stupefacente.

“Alfred Borden, lei è stato condannato ad essere appeso per il collo, finchè morte non sopraggiunga. Ha un’ultima dichiarazione da fare?”
“Sì… abracadabra!”

Alla fine, come qualsiasi thriller che si rispetti, i trucchi saranno svelati e le domande avranno una risposta. Non tutte, vista la quantità di domande che si accavallano comunque sui forum e sui blog a tema. Un finale perfetto in ogni caso, con i giusti colpi di scena in sequenza.
Ma noi avremo davvero guardato con attenzione?
Nel momento in cui pensiamo di poter dare una risposta, ecco il vero colpo di scena.
Un colpo di scena che non è nulla di nuovo, già lo raccomandava Hitchcock, perché, diceva, è l’unico modo per non distruggere del tutto la magia e per permette allo spettatore di portarsene a casa un pezzettino.

A quel punto i Nolan si inchinano al loro pubblico, sorridono pensando che ce lo avevano detto fin dall’inizio ma per tutto il tempo abbiamo fatto finta di non saperlo, e poi fanno svanire il loro mondo nel nulla. Un finale così sottilmente geniale non mi capitava di vederlo da parecchio tempo, davvero… Il prestigio è riuscito ed è ovvio che ci piace così.
Lo sapevamo fin dall’inizio, leggendo sulla locandina “Stai guardando attentamente?”.

“Voi avete cercato di capire il trucco, ma non riuscite a trovarlo perchè in realtà non lo avete cercato per davvero. Per tutto il tempo avete fatto finta di guardare, perchè in realtà voi non volete scopirire il segreto, volete essere ingannati…”

Eragon

Monday, December 25th, 2006 by

Eragon: una serie di ottimi motivi per NON ANDARE A VEDERLO!!
Ora, io sarò prevenuto perché ho letto il libro, ma…sarebbe stato carino che l’avessero letto anche il regista e gli sceneggiatori.
Questo film è un oltraggio alle razze dei Nani, dei Draghi e…dei lettori di libri Fantasy. Non so quanti soldi abbiano dato a Christopher Paolini (per chi non lo sapesse, l’autore del libro da cui è tratto il film)per non far causa agli artefici di cotanto scempio ai danni del suo romanzo, bello per gli amanti del genrere, e di piacevole lettura.
Diciamo che l’inizio non è male: il mio primo pensiero, all’incipit del film, è stato: “beh, sembra proprio fedele al libro..”. Quanto mi sbagliavo. Ma parliamo prima degli aspetti essenzialmente cinematografici…diciamo che questo film non vincerà di certo l’oscar per i costumi: io avevo un divano che assomigliava molto al gilet di Eragon, tanto per dirne una. Non vincerà l’oscar nemmeno per le scenografie…il villaggio di Carvahall è praticamente inesistente, non un’inquadratura, in tutto il film, che permetta di immaginarsi il paesello dove la storia ha inizio, solo inquadrature ravvicinate nelle quali si vede al massimo una parete per volta.
Su tutte, terribile il palazzo di Galbatorix (un John Malkovich che passava di lì per caso…): credo si tratti di un monolocale. Infatti il re viene sempre ripreso o sul trono, o in piedi davanti ad esso, e soprattutto sempre dalla stessa prospettiva. Probabilmente i produttori avevano speso tutto il budget per i cachet di Malkovich e Irons (tra l’altro, una delle poche note piacevoli del film è il suo Brom, magari non del tutto fedele al personaggio del libro, ma per lo meno, piacevole) per potersi permettere delle scene degne di sto nome, e ci dobbiamo accontentare di qualche fondale messo là.
Credo che sia appunto la mancanza di fondi che abbia spinto poi ai seguenti tagli: le orecchie di Arya, elfa, non sono a punta (suvvia, bastava un pochino di pongo!! :-) ); gli Urgali, che nel libro sono dei bestioni umanoidi dalla testa di ariete, nel film sono semplicemente una banda di energumeni pelati e incapaci di articolare una frase di senso compiuto: insomma, un club di buttafuori. Ma soprattutto..i NANI!! I Nani, fondatori della città di Tronjheim, amici di Eragon e valorosi combattenti..ecco, nel film, inconcepibilmente, non c’è un nano manco a pagarlo. La razza è stata completamente epurata dal film. Cosa ancora più assurda, uno dei personaggi principali del libro è appunto un nano, Orik. E i giochi politici tra i varden (i ribelli) ed i nani, in cui si trova catapultato Eragon, nel libro hanno un ruolo importantissimo, fondamentale quasi per lo sviluppo della trama. Nel film, tutto questo è castrato.
Infine, credo che anche i Draghi possano risentirsi, vedendo questa pellicola…a parte che non s’è mai visto un drago con le ali PIUMATE…da che mondo (fantasy) è mondo, il drago ha le ali membranose, non “da Pegaso”…il curatore degli effetti speciali doveva aver le idee un po’ confuse..nel libro, Saphira (la dragonessa), è chiamata con l’appellativo “Squame di luce”, non piume di luce..mah. Ma la cosa peggiore è il doppiaggio. Inaccettabile. Sui titoli di coda: “la voce di Saphira è di Ilaria D’Amico”. A dir la verità, non sembrava nemmeno la sua voce: la D’Amico ha una voce profonda, che potrebbe essere indicata per una dragonessa..nel film, invece, voce da telefono erotico con colpevole accento romano: “Sciao….sono Safffira….” . Tra l’altro, cosa atroce: nel libro, è Eragon che DEVE trovare il nome per il suo drago, e c’è tutta una storia dietro…storia che nel film viene puntualmente banalizzata con la dragonessa che si presenta dicendo il suo nome.
Potrei continuare con le pecche di questa pellicola ancora a lungo, ma rischio di rovinare la storia a chi non ha ancora visto il film e nonostante tutto abbia ancora voglia di vederlo (incoscienti!! Meritate davvero che vi bruci il finale!!! :-) ) e a chi non ha ancora letto il libro e voglia vederlo nonostante il film (bravi!! Non fatevi ingannare dalle apparenze!!!)
Ma visto che non ce la faccio a laciar impuniti tutti i torti che gli sceneggiatori hanno fatto al libro, posterò a parte, tra i commenti, molte di queste atrocità. Se non v’importa di bruciarvi il film, se avete già letto il libro, passate pure al primo commento!!
Altrimenti, fate quello che volete: leggete un buon libro, mangiate del buon cibo, bevete del buon alcool, guardate un bel film, ascoltate della buona musica…ma NON ANDATE AL CINEMA A VEDERE “ERAGON”!!!

V for Vendetta

Saturday, November 11th, 2006 by

Remember, remember, In Flanders fields the poppies blow
The Fifth of November,
The Gunpowder Treason and Plot
I know of no reason
Why the Gunpowder Treason
Should ever be forgot

Non ci siamo dimenticati del 5 di Novembre. Ma abbiamo deciso di ricordarlo insieme a un altro giorno che non dovrebbe mai essere dimenticato. Quando vivevo nella perfida Albione andavo in giro a chiedere a quelli che mi capitavano a tiro se quello che festeggiavano durante la Notte dei Falò era l’idea di far saltare per aria il Parlamento oppure il fallimento di questo tentativo. Non posso più mettere in imbarazzo i nativi e farli diventare tutti rossi e quindi quale modo migliore di celebrare che una sesta visione del film che offre una risposta a questa domanda?

A me i fratelli W., lo ammetto, stanno vigorosamente sulle balle: due che sono riusciti a sputtanare in così malo modo un’idea geniale come Matrix andrebbero offerti in sacrificio umano alla Dea del Cinema. Devo però concedere che sotto l’apparenza del blockbuster, tra esplosioni, sparatorie, inseguimenti, effetti specialissimi e combattimenti splendidamente coreografati sono capaci di parlare di filosofia, religione, storia, politica e altri argomenti “pesi” in modo profondo e intelligente. Valeva in Matrix (nonostante lo scempio fatto) vale ancora di più in V. Fare un film su un terrorista anarchico in anni come questi richiede indubbiamente una buona dose di coraggio. Per farlo bene, costringendo a pensare un pubblico mediamente refrattario a farlo, bisogna essere bravi.

Non che l’adattamento di V sia del tutto indolore. Perchè ripulire e correggere il carattere di Evey, perchè le suggestioni romantiche? Perchè, poi, “scostare” la maschera e accennare a cosa c’e’ dietro? Chiedere a un uomo mascherato chi sia è un paradosso. Centrare il personaggio di V su questo paradosso permette di giocare sulla scissione tra l’uomo e l’idea, confondendo il messaggio originale che sono le idee che contano (“Beneath this mask there is more than flesh. Beneath this mask there is an idea, Mr. Creedy, and ideas are bulletproof!”). Voler “umanizzare” un personaggio troppo difficile da gestire mette in difficoltà i presupposti filosofici della sua storia. Tutto sommato, e nonostante Alan Moore l’abbia ripudiata (per motivi che sembrano comunque indipendenti dal film stesso), questa è comunque la cosa migliore che Hollywood abbia sfornato dal 2003 in qua.
Il tema del vendicatore mascherato che si incarica di ristabilire i diritti del popolo oppresso non è certo nuovo (Zorro, Batman, etc…), ma V è un vendicatore molto diverso dagli altri. Teatrale e sopra le righe, folle e mostruosamente razionale, non si preoccupa di mascherare o giustificare le sue azioni con nobili cause. Vuole l’anarchia e la sua vendetta personale. Mostro, pazzo, terrorista o eroe?
A ciascuno il suo: V non chiede di essere visto o giudicato in un certo modo, così come non cerca di imporre le sue idee o la sua agenda.

V for Vendetta è soprattutto un film politico: “People should not be afraid of their governments. Governments should be afraid of their people”. Quello che Moore scrisse negli anni del thatcherismo rampante assume oggi un significato totalmente diverso e molto più inquietante. Il cambio d’atmosfera nel film rispetto al fumetto è molto significativo. Gli aspetti più estremi della distopia di Moore sono stati diluiti e quella che in cui si muove il V del film può essere descritta più come uno stato autoritario che come una dittatura fascista. Una visione meno nera di quella originale, ma anche molto più realistica e più attuale. Un’evoluzione della società in una autocrazia “conservatrice” grazie alla lenta e costante erosione dei diritti civili, della privacy e alla manipolazione dei mezzi di comunicazione è molto più probabile che non la nascita di una vera e propria dittatura nel senso tradizionale del termine. Questo è, in effetti, quello che sta succedendo proprio adesso.
Infatti i riferimenti all’attualità si sprecano: dalla fobia islamica all’influenza aviaria, dagli allarmismi ecologici alle campagne anti-gay, dall’emergenza del terrorismo alla distorsione del linguaggio: in cambio di protezione e sicurezza (fittizie) si chiede di “limitare” o rinunciare ad alcuni diritti Ma è un patto con il diavolo (non a caso i riferimenti a Faust e a MacBeth).
C’è qualcosa di terribilmente sbagliato in questo paese. E in questo mondo. Forse qualcuno ne è più responsabile di altri, ma se cerchiamo il colpevole…
… dobbiamo solo guardare nello specchio.

Solo che a noi non verrà nessuno a salvarci.

Our integrity sells for so little, but it is all we really have. It is the very last inch of us. But within that inch we are free.

Le cronache di Narnia – Il leone, la strega, l’armadio.

Sunday, January 1st, 2006 by

Non è per giustificarmi ma davvero questo io non lo volevo vedere.
Mi ci hanno costretto, anche se in fondo sono io ad essere debole, non so dire di no se sento la parola “cinema”.
Avevo ragione.
Il film è una delusione. E’ certamente un film per bambini, ma piccoli. E io sono quella che “La spada nella roccia” la vede con gusto ogni anno a Natale. Per la verità qualcuno ci ha trovato alcuni interessanti collegamenti storici, la storia di Inghilterra non la ricordo, vado a fiducia.
Prima le cose brutte: i tre ragazzi-attori sono terribili, devono avergli dato in mano spade/archi il giorno delle riprese, insomma Legolas è su un’altro pianeta proprio. I tanto decantati effetti speciali non lasciano certo senza fiato, anche se il fauno, la volpe, i lupi e le altre creature della foresta di Narnia sono ben animati. Piuttosto se pesco quello che ha scelto il doppiatore italiano del leone ho da fargli una domanda: perchè scegliere Homar Sharif? Non voglio discutere sulla bravura dell’attore, ma perchè uno straniero? Nella versione originale la voce del leone è di Liam Neeson, scusate s’è poco. Il risultato in italiano è terribile, è evidente che il leone parla una lingua non sua. Forse é un effetto cercato, per dare spessore e un’aurea di saggezza al personaggio, il risultato è una forzatura con frasi che restano poco comprensibili, alla fine il leone sembra solo un po’ stordito.
S’è scritto altrove che il film e il libro da cui è tratto sarebbero la bibbia ricreativa-educativa di una certa cultura ultracattolica. Mi fa un po’ ridere questa cosa. Il libro è pieno di buoni sentimenti, amicizia, tradimenti finiti in riconciliazione, il bene contro il male, il bene che vince … ecco mi domando da tempo: da quando queste cose sono esclusivo appannaggio della religione cattolica? Queste “banalità” sono alla base del vivere di ogni civile essere vivente, la sua religione non conta poi molto. E non mi dilungo oltre.
E’ nota l’amicizia tra lo scrittore di Narnia, C.S. Lewis , e J.R.R. Tolkien, dal film si capisce bene che i due bevevano pinte di birra insieme a Oxford. Ma i livelli sono differenti, poche storie.
Ci sono alcune cose che meritano, insomma ti evitano di dormire per tutta-tutta la durata della proiezione. Il telo che ricopre l’armadio e che scivola via strattonato dalla bimba curiosa è perfetto: sembra di sentire la polvere scenderti addosso, la stoffa si dispiega in modo così avvolgente … dettagli da paranoica, lo so. La strega bianca è semplicemente bellissima, cattiva e gelida. I suoi vestiti sono spettacolari, e l’abbigliamento indossato durante il combattimento è una delle cose belle del film. L’altra cosa bella sono le scene invernali, in questi giorni di buffera sono così reali e abbaglianti. Forse perchè la neve rende meno brutto anche il male, notevole, fa venire voglia di prendere a palle di neve i tre attori-ragazzini.

Susan Pevensie: Peter, just because a man in a red coat gives you a sword doesn’t make you a hero!

Harry Potter e il calice di fuoco

Wednesday, November 30th, 2005 by

Ve lo dico: la prossima volta che vado al cinema lo spettacolo deve iniziare alle 22.30 e inizia invece alle 23, sparo nel proiettore. Se ci aggiungono poi un intervallo, mai esistito in quella sala, di 15 minuti buoni, li denuncio. Non si interrompe un film così a caso.
Nonostante ciò il film me lo sono goduto. Harry cresce e come accade anche ai babbani, finisce in quel guaio chiamato adolescenza, complicato dalla presenza di “chisaitu” che lo vuole morto, secondo copione di ogni cattivo imbecille che si rispetti.
Un episodio più cupo e complesso dei precendenti, in cui il nostro mago affronta prove personali molto dure e gli amici sono lo sfondo della sua crescita a complicare le cose con le prime cotte serie. Hermione e Ron sono solo adorabili e le incomprensioni che si generano tra ragazzi e ragazze perfette. Harry che cerca disperatemente di invitare al ballo una bella compagna è strepitoso, sembra umano anche lui. Il dramma è che certe cose non migliorano crescendo, lo sapranno a Hogwards?
Le ambientazioni sono molto gotiche, il freddo si sente direttamente, il dubbio è che questo dipenda dal fatto che il regista M.Newell è il primo britannico a dirigere la serie. O forse era l’aria condizionata accesa in sala? a fine novembre! Il film dura due ore e mezza ma non bastano per evitare tagli di alcune scene, prima fra tutte l’iniziale competizione, la Coppa Mondiale di Quidditch che nel libro occupa parecchie pagine affascinanti. La sensazione è che sia stata necessaria un’opera di semplificazione estrema per far stare tutto il romanzo in un film unico.
Musica ed effetti speciali non fanno rimpiangere gli episodi precendenti, ma il film non è più solo una commedia fantastica. Da vedere.

Hermione Granger: Ron, hai rovinato tutto!