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Archive for the ‘mix’ Category

Lo Hobbit – un viaggio inaspettato

Friday, November 29th, 2013 by

Con colpevole ritardo, ieri sera mi sono visto in dvd il capitolo iniziale della nuova trilogia di Peter Jackson dedicata a “Lo Hobbit”, ovvero “Un viaggio inaspettato”.banner-hobbit-1
La prima perplessità nasce già nel momento in cui devo utilizzare la parola “trilogia”. Mi spiego:
Il Signore degli Anelli: composto da tre libri, un totale di oltre 1200 pagine più appendici varie.
mi pare giusto farne una trilogia dedicata ai tre macro capitoli.
Lo Hobbit: circa 400 pagine, con un suo inizio ed una sua fine.
E ne facciamo una TRILOGIA?! what the…!!?
Ne prendo atto ed inizio la visione. Da estimatore di Tolkien, e del fantasy letto prima ancora che scritto, non posso non notare le incongruenze tra libro e film. Ok, sono meno nerd di quanto vorrei e molte mi sfuggono (ah, la memoria non è più quella di una volta..ma non preccupatevi: come per tutti i film tratti da libri, vi basta una googolata e trovare la lista, paragonabile a quella dei debiti di Paperino). Tuttavia ce ne sono di eclatanti , tipo: Azog, chi era costui!? Nel libro non è assolutamente presente, non c’è nulla di simile. Creare un dualismo Azog – Thorin che si prospetta di durare per l’intera trilogia, è uno stravolgimento non da poco alla trama. E’ l’introduzione del solito dualismo “eroe combattuto vs sua nemesi” che nel libro non c’è. Perchè, mi chiedo, perchè?
E poi il ritrovamento dell’Anello. No, dico, dell’Anello! L’Unico Anello! il mattone portante del Fantasy!
E mi cambi il modo in cui entra in scena!? Bilbo lo trova casualmente, non lo ruba volontariamente a Gollum! Bilbo NON è un ladro, mi spiace. E Saruman!? nel libro non c’è…E Poi scusate, Radagast il Bruno, su una slitta tirata da conigli con in testa una inutile cagata di piccione: qualcuno mi spiega che senso abbia!? che bisogno c’è di una (doppia) pagliacciata di questo tipo!? A sto punto, copio la battuta del mitico ZeroCalcare sul cinema, che andando a vedere un film su Gandhi si vedeva consegnare degli occhialini con la faccia di Boldi per volere dei curatori dell’edizione italiana. Dai, facciamo doppiare Gandalf da De Sica, Bilbo da Zalone, mettiamoci due battute su Berlusconi, e via.
No, davvero, il modo in cui è reso Radagast il Bruno è un’offesa verso chiunque abbia mai tenuto in mano un libro.
Ok, mi calmo, smetto i panni del nerd isterico, e guardo alla realizzazione del film. E non posso che ricollegarmi a quanto appena scritto per Radagast. La domanda è PERCHE’?!
spoiler alert – god,why!? alert
Perchè scene di alberi che cadono, ed i nani (cosi alti un metro e cinquanta per centocinquanta kg di ciccia, pelo e fegato, più almeno altrettanto peso in armi e armature) che saltano di ramo in ramo come Lemuri dopati!? Perchè montagne che si scontrano con tizi in mezzo che non si fanno nemmeno un graffio!? No, dai, ragazzi, ok che è un fantasy, ma un minimo di credibilità… Tra l’altro, anche i nani sono mal assortiti, incongruenti tra loro, e sembrano quasi una compagnia di galli di Asterix…
Incarognito da questa situazione di Occasione Sprecata di proporzioni bibliche, l’ultimo “se ne sarebbe fatto volentieri a meno” è per i le battute di Gandalf (un po’ di rispetto per lui e per Sir Ian McKellen!) che si autocita di continuo (“correte, sciocchi!”, “fuggite!”, “di qua, sciocchi!”) è piuttosto ammorbante.
Ok, la prossima volta prima di scrivere una recensione cercherò di dormire di più, e di non farla in pausa pranzo….

Space Battleship Yamato

Saturday, November 9th, 2013 by

Come inizio, è necessaria una premessa.Space-Battleship-Yamato-film-affiche-poster-02
Se non siete nati tra gli anni ’70 e gli ’80, se non avete mai visto un episodio di “Star Blazers”, beh, allora non sarà facile cogliere tutti gli aspetti della trama e del carattere dei personaggi che risulteranno chiari a chi invece ricorda questo anime, non sarà facile apprezzare tutto ciò che questo film può dare.
Ma se invece da piccoli avete sognato almeno una volta di volare “per lo spazio eterno, misterioso come il suo blu”, di darvi da fare sul ponte della Yamato (Argo, per noi) ai comandi del Capitano Avatàr, o di pilotare un caccia della pattuglia delle Tigri Nere, allora dovete guardare questo film.
Certo, c’è qualche nota dolente, di quelle che i nostalgici di Derek Wildstar (pronunciato rigorosamente “Uilstar”) e soci perdoneranno, ma che risulterà probabilmente indigesta a chi non conosce la serie. E da quelle parto.
Innanzitutto, la trama. Condensare 26 episodi della prima stagione in due ore di film, e dargli anche un finale, non era facile. Perciò alcuni passaggi sono estremamente semplificati.
Poi la recitazione: probabilmente nessuno di questi attori vincerà l’Oscar. Anche se devo dire che sono sempre meglio di certe facce da “fiction” nostrane.
Gli effetti speciali si difendono, non sono male. A un occhio attento non sfuggirà qualche dettaglio troppo “finto”, ma nel complesso, sono decisamente credibili.
Punti di forza, infine, il mecha design, in primis della Corazzata Spaziale Yamato, poi quello dei caccia Tigri Nere e del caccia di Kodai/Wildstar, il Cosmo Zero.
E poi, ovviamente, il velo di epicità che permea tutto il film. Si sa che i giapponesi hanno uno spiccato senso dell’onore e del dovere, fino anche all’estremo sacrificio se fosse il caso. E sono dei grandi idealisti.In questo film ritroviamo quei valori di lealtà, dedizione alla causa, stoicismo che a noi…bambini degli anni 70-80 sono stati trasmessi da anime (che per noi erano sempre “cartoni”) come questo. Ecco, qui mi fermo, perchè mi rendo conto che questo aspetto così enfatizzato è un’arma a doppio taglio: sarà grottesco e plateale per chi non è nello spirito del cartoon, mentre sarà di nuovo motivo di orgoglio per i fan dei vecchia data.
Da ultimo, il finale (ovviamente)… gli ultimi cinque, dieci minuti di film meriterebbero davvero un discorso a parte, ma evito di spoilerare perchè in cuor mio spero che qualcuno dei lettori si incuriosisca e provi a guardare il film.

Ed ora, signori, allacciate le cinture di sicurezza…Orion, motori a tutta! Venture, prepararsi al balzo iperspaziale!

Død Snø – Dead Snow

Sunday, October 23rd, 2011 by

Ed eccoci qua a parlare dell’ennesimo film di zombie. Ma questo è..beh, è diverso dal solito.
Premetto che me lo sono visto in lingua originale (norvegese) con sottotitoli in italiano, ma tanto non è un film che verrà ricordato per i dialoghi. Ma andiamo con ordine:
Norvegia. Un gruppo di studenti di medicina decide di passare le vacanze pasquali in una baita sulle montagne. Solo che, ovviamente, finiranno per risvegliare qualcosa di malvagio, di molto malvagio..

D’accordo, la trama non è delle più originali (gruppo di ragazzi in una baita into the ass of the world vs zombie), c’è pure qualche citazione (plagio? no, dai, vada per citazione) da “la casa”, ma, andiamo..Zombie nazisti!! Zombie, e per di più nazi!! Quale nemico peggiore potrebbe mai immaginare qualsiasi nerd!?
Gli attori non sono propriamente da oscar, ma nelle fiction italiane si vede sicuramente di peggio. Diciamo che se la cavano egregiamente, non fanno brutta figura e non rovinano il film. Che comunque, visto il copione, non richiede certo prove d’attore di alto livello. L’importante è urlare, scappare e, all’occorrenza, sanguinare.
Gli scenari sono davvero mozzafiato, boschi di betulle che si aprono su ampi pendii innevati, con un inevitabile passaggio iniziale lungo un fiordo..un paradiso, se non fosse l’inferno.
Da sottolineare qualche scena splatter degna di nota, con punte di grottesco, comicità (permettetemi di raccontare di come s’incazza un nazi-zombie quando uno dei protagonisti, correndo con in mano due armi improvvisate, ovvero una falce ed un martello, le incrocia davanti al petto…), e demenzialità che cresce, soprattutto nel finale.
Regia decisamente valida, forse dal punto di vista prettamente tecnico la cosa migliore del film: ottimi stacchi, ed a volte il regista osa anche delle inquadrature insolite, ottenendo degli effetti azzeccati.
Infine, conclusione non troppo scontata, col piacere di qualche indizio disseminato qua e là per concedere ai più attenti la soddisfazione di intuirla con un po’ d’anticipo.
E direi che è tutto. Giudizio finale: ottimo per una serata in disimpegno.

Inside – a l’interieur

Sunday, October 16th, 2011 by

litri e litri di sangue finto, sprecati in un’ora e diciotto di pellicola girata inutilmente. Qualche scena sufficientemente splatter, ma una trama inverosimile ai limiti del ridicolo, con l’unico elemento “sorpresa”, svelato nel finale, ma che si intuisce alla mezz’ora… pollice verso

Parliamo del 3D al cinema?

Wednesday, October 13th, 2010 by

Credo sia venuto il momento di parlare del fenomeno che sta invadendo letteralmente i cinema (che ormai riguarda circa la metà dei film che si possono trovare in un multisala), ovvero quello dei film in 3D. Un po’ credo di aver esplicitato il mio pensiero già in occasione dei commenti al film del secolo, Avatar.

A me viene da fare una domanda un po’ provocatoria: ma non è che il 3D sta un po’ uccidendo il cinema? Dove per cinema intendo tutto l’insieme di cose che fanno diventare un film, semplicemente un gran bel film.
E’ un dubbio lecito, soprattutto quando succede di restare deluso praticamente dal 90% dei film visti e girati con questa tecnica. Mi hanno già accusato da più parti di essere un po’ snob, anche se io posso tranquillamente ribattere che sono di bocca buona, visto che mi ritengo anche un cultore di film trash. E allora perché il 3D non funziona, cosa ha ancora di meno rispetto ad un volgarissimo sottoprodotto di serie C?
Per quanto mi riguarda la risposta è semplice: buona parte di questi film in 3D sono bellissimi da vedere, ma decisamente vuoti.

Sono ben contento che la tecnica si evolva e che le sale cinematografiche, che subiscono la concorrenza spietata di tv satellitari, mega schermi LCD da 180”, blue-ray e perfino dai cellulari che mentre guardi il film ti fanno anche il popcorn , si adattino per poter stare in piedi.
E lo stesso motivo percui si sono salvati soprattutto i multisala, che possono offrire esperienze sensoriali di elevatissima qualità, anche e soprattutto in 3D.

Questo lo dico per sgomberare il campo dalle accuse di non volere vedere il cinema evolversi, o cose simili.
Il problema è proprio che il 3D probabilmente basta da solo a portare la gente al cinema e per questo non è necessario metterci altro. Non ne sentono l’esigenza i produttori e di conseguenza neppure i registi che vi si cimentano.
La gente va, si inforca gli occhiali malefici, prende i popcorn (che immancabilmente si ritrovano allo spettacolo successivo sulle poltrone), il cellulare in mano perché non si sa mai che arrivi un SMS a cui è fondamentale rispondere, e si gode lo spettacolo… ma che spettacolo? Perché se ci guardiamo bene, in cosa consiste questo 3D, se non una serie di espedienti travestiti da sceneggiatura per far provare allo spettatore l’esperienza delle profondità di campo iperboliche, delle vertigini, e dello spavento che possono provocare le cose che sembrano venirci addosso.
Almeno per il momento lo schermo a 180 pollici, il cellulare, il blue-ray, la tv satellitare, ancora non ci danno il 3D (ma manca poco… sale cinematografiche, per favore evolvetevi ancora, ci sono cinque sensi da appagare, sceglietene un altro o la gente si stuferà presto)

E’ triste che tutto si riduca ad una battaglia di tecnologia il cui unico scopo è dare forti sensazioni sensoriali, lasciando in secondo piano le idee. Possiamo dire che anche questo è il trionfo della superficialità e del mondo dell’apparenza?

Sono stato al cinema negli ultimi mesi, dicevo, anche a vedere qualche film in 3D che ovviamente si è mostrato essere quello che dicevo sopra. E’ deludente constatare che Toy Story 3D, ad esempio, sia un film mediocre da ogni punto di vista.
Magari paga la stanchezza tipica del terzo episodio della serie, magari no. La Pixar ha sempre proposto film con una quantità di idee industriali da far venire la congestione al cervello, eppure questo Toy Story 3D in confronto a tutti gli altri… diciamolo, fa schifo. Stesso destino è toccato a Shrek 3D.

Ma c’è di peggio, c’è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Io adoro Tim Burton. Un regista eccezionale che ha fatto solo due film bruttissimi: il remake de “Il pianeta delle scimmie” e “Alice”. Guarda caso Alice è un film in 3D. Perché si evince abbastanza chiaramente che Alice non ha avuto nessun apporto di idee TimBurtonesche (cosa che uno, come minimo, si aspetterebbe da Tim Burton come base contrattuale per decidere di comprare il biglietto del cinema). Io l’ho trovato un film senza qualità, che vive solo perché ha il 3D da offrire ai suoi spettatori. Non aggiunge niente a ciò che esisteva già sul tema.
Quello che Alice ha, è solamente il 3D, ma non il 3D funzionale al film… no, è proprio il 3D facile,quello che vai al cinema, indossi gli occhialini malefici, mangi il popcorn, se puoi lo rovesci sulle poltrone, ogni tanto controlli il cellulare se è arrivato un sms, e poi quando non sei preso da tutte queste cose ti godi il protagonista del film che ti fa cadere addosso qualcosa, e quel senso di vertigine tutto particolare, e tutti i trucchetti travestiti da sceneggiatura che permettono questo.

Non è triste, è squallido. E se c’è caduto anche lui… non ci voglio pensare!

Se metto insieme tutti i tasselli, mi viene proprio da pensare che nessuno di questi sia un caso.
E che anzi, Avatar sia in realtà l’unico vero FILM in 3D (e per questo sono pronto a rivedere il giudizio parzialmente negativo precedentemente dato). Di fatto quando si parlava di Avatar come del primo vero film in 3D, forse avevano tutti ragione… uno dei pochi casi in cui dietro al 3D ci sono delle idee, c’è un regista e soprattutto c’è un film.

Se ci sono altri casi di film veri in 3D, mi piacerebbe farne la lista. Qualcosa che abbia un messaggio più articolato di “piove, prendi l’ombrello, è arrivato un sms, rispondi al cellulare”. Perché sicuramente non li ho visti tutti e forse quelli buoni me li sono persi. Ci voglio credere, per cui venite a confortarmi.

Come se non bastasse, come per ogni teorema anche qui c’è il corollario. Di recente ho visto anche ottimi film ed erano tutti senza 3D. In particolare di uno parlerò a breve, devo solo raccogliere le idee perché non è facile capire da dove iniziare.
Un ottimo film senza la terza dimensione (nonostante se lo sarebbe potuto permettere) e con così tante idee da far venire mal di testa. Sarà un caso che di fronte ad una sceneggiatura così, né il regista né il produttore abbiano sentito l’esigenza di tappare dei vuoti che non ci sono?

L’unica cosa è sperare che sia come per le “Vacanze di Natale”, che questi film che riempiono le sale in modo facile, servano per produrre quelli che le riempiono un po’ meno. Ma per quanto si potrà andare avanti, con la concorrenza spietata di altri mezzi che promettono esperienze sensoriali sempre più esaltanti? Riuscirà tutta la baracca a stare in piedi quando l’uragano “l’esperienza sensoriale più suprema ed inimitabile” sarà passato a chiedere il suo tributo di sangue e di cervello?

Forse è inutile piangere, cerco di chiudere con una nota di ottimismo… Non molti anni fa qualcuno cantava “Video killed the radio star”, e sappiamo che la radio non è affatto morta. E forse io sono solo uno stupido nostalgico, a cui piacerebbe ancora vedere un film che emoziona senza dover ricorrere alle profondità di campo iperboliche, che angoscia senza utilizzare il senso di vertigine, e spaventa senza aver bisogno di lanciarmi addosso nessun oggetto.
Se il cinema deve sottostare alle leggi di mercato e se la gente non ama più andare al cinema ad emozionarsi con uno squallido schermo piatto, allora l’evoluzione si compirà senza che nessuno possa fare niente. Il pubblico si emozionerà solo con le profondità di campo iperboliche e amen.

La nota di ottimismo è che voglio credere che il 3D immaturo che si vede sugli schermi in questi anni non sia il capolinea delle idee, ma che sia solo una inevitabile fase di passaggio verso un cinema 3D più maturo… ci vogliamo credere?

Immaginate di essere a Parigi nel dicembre del 1896. Siete fuori dal Grand Café sul Boulevard des Capucines, ed un cartellone davanti a voi recita “L’arrivée d’un train en gare de la Ciotat”.
Entrate incuriositi, pagate il biglietto, ma non sapete nemmeno cosa state facendo. Vi sedete su una sediaa, si spengono le luci, non ci sono popcorn e cellulari a rompere i coglioni, e su una parete delle sala vedete questo:

Vi alzate terrorizzati poco prima che il treno arrivi.
E’ stata una forte emozione, non è così? Ecco, questa era la profondità di campo iperbolica per un abitante di Parigi, nell’anno 1896.

Adesso tornate al 2010 e pensate a cosa avete davvero visto. Avete visto il primo vagito del cinema, ma tutto sommato pensate a quale inconsistente filmato di 55 secondi avete visto. Un treno che arriva in stazione.

Possiamo tranquillamente affermare che per fortuna il cinema è nato lì, ma non si è fermato lì?

Ecco, speriamo che la fase immatura e infantile del cinema 3D, quella delle profondità di campo iperboliche, finisca presto e non duri anni, perché io mi sono già rotto le balle.

Chiedo troppo?