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Archive for the ‘sport’ Category

Rush

Monday, October 7th, 2013 by

Settimana scorsa sono andato a vedere Rush: bello, mi è piaciuto. C’è da dire che sono di parte, vista la mia passione per la Formula 1, ma è oggettivamente ben fatto. Se devo riconoscergli una pecca, è quella che secondo me i due protagonisti sono troppo “caricataturizzati”. Nel senso che sono più personaggi che persone, sono portati all’estremo i tratti caratteriali per cui sono generalmente conosciuti. Così Hunt è l’incosciente sbruffone, a cui piace divertirsi e non far calcoli. Lauda è il cinico calcolatore incapace di provare emozioni (fino al matrimonio). A parte questo, però, tutto il resto è perfetto. Le auto, i circuiti, l’abbigliamento: tutto rasenta la perfezione. Chi ha la mia età, rivedrà delle figure sullo schermo vestito in un modo che non ci è nuovo..Vedevo Lauda con la sua tuta, col giubbino della Ferrari col nome ricamato in corsivo e pensavo alle pubblicità sul Topolino, alle foto dell’ “eroe” della Ferrari..
Regia e fotografia, poi, manco a dirlo, superlative.
E poi prima del film, il trailer di Dragon Trainer 2 mi ha messo più che di buon umore!

Speed Racer

Tuesday, January 12th, 2010 by

Ieri sera, come ogni lunedì, sono andato a casa del Dante per giocare a D&D.
Mentre aspettavamo che arrivassero tutti, Paola mette su un dvd.
Morale della favola, abbiamo iniziato a giocare DOPO la fine del film, che nel frattempo ci aveva..incuriositi.
Il film in questione è appunto Speed Racer. Film del 2008 dei fratelli Wachowski.
Ispirato al cartone animato giapponese degli anni ’60 noto in italia come “Go! Mach 5” (o meglio: alla riedizione statunitense che portava lo stesso titolo del film), il lungometraggio narra le avventure di Speed Racer (nome e cognome del protagonista, interpretato da Emile Hirsch), giovane pilota di auto da corsa (che guida, appunto, la “Mach5”).
Senza entrare nel dettaglio della trama, per evitare possibili spoiler (giusto per restare in tema di corse…) diciamo solo che il plot è piuttosto semplice, con qualche tradimento inaspettato ed un paio di colpi di scena prevedibilissimi. Speed vive per correre (beh, con un nome così..) fin da quando era piccolo (divertenti le scene a scuola, sul banco che nella sua fantasia diventa una monoposto), il suo idolo è il fratello Rex, fortissimo pilota professionista che dopo aver tentato invano di opporsi al cartello che controlla i risultati delle corse, ha un tragico incidente che lo toglie di scena.
Della trama non aggiungo altro, passiamo piuttosto alla realizzazione del film, che merita decisamente qualche parola in più. A tratti, per lunghi tratti, la combinazione di dialoghi, scenografie, costumi, azioni…scende precipitevolissimevolmente verso la soglia del ridicolo, e spesso la oltrepassa sconfinando nel grottesco, nel parodistico, per poi risultarne quindi sinceramente comico.
Il design delle vetture è…avvincente (coraggioso persino per un fumetto, ma ricordiamo in quali anni è stato disegnato), ma le scene di corsa sono troppo confusionarie: più che all’originale “Go! Mach 5”, mi faceva spesso pensare alle mitiche “Wacky Races” di Dick Dastardly e Muttley… (“Accidenti! doppio e triplo accidenti!”). Le transizioni tra le scene invece ricordano vagamente il montaggio di Sin City.
Passando ai personaggi: perfetto X Racer, il corridore misterioso, una specie di giustiziere senza paura, amico/rivale di Speed. Delirante il fratellino Spritle (con la scimmia Chim Chim). Ottimo John Goodman nei panni di Pops, il padre di Speed. Onesta la mamma, Susan Sarandon. Piacevole (soprattutto per il pubblico maschile, ma non solo) la fidanzata Trixie, ovvero Christina Ricci. Il personaggio forse meno indovinato è purtroppo proprio Speed Racer/Emile Hirsch, che quando si toglie il casco sembra tanto (troppo) il Ritchie Valens del film “La Bamba”.
E visto che siamo in tema di confronti cinematografici, la fabbrica d’auto del losco multimiliardario ricorda molto quella di cioccolato di Wille Wonka.
Ma quello che colpisce di più è l’uso (l’abuso) del colore.
Negli arredi, nei costumi, nelle scenografie, nei veicoli, nelle luci…
non avevo più visto tanto LSD in un film dai tempi di “Yellow Submarine”.
Psichedelico.

Cinderella Man

Thursday, September 29th, 2005 by

Motivi che possono spingere quattro donne a precipitarsi a vedere Cinderella Man:
una c’era perchè al cinema ci vivrebbe;
una c’era perchè Russel Crowe è sempre un argomento interessante;
una, Gin, c’era per la somma delle suddette cose;
l’altra c’è stata trascinata nonostante l’odio per il pugilato.

Il film va visto, e lo dice una che non capisce lo sport in questione. Crowe è bravo da svenire, non parlo dei muscoli ma dell’interpretazione, la regia impeccabile, Howard è diventato una garanzia. Sangue non se ne vede molto, niente splatter, ma certi pugni arrivano nello stomaco lo stesso, buona l’inquadratura finale perpendicolare al ring e sfumata dal colore al seppia, senza smancerie inutili. Renee Zellweger dovrebbe cambiare doppiatrice italiana, terribile i primi 10 minuti, poi ci si concentra su altro per fortuna.
E’ una vicenda umana toccante, emozionante e reale. E’ interessante e apre una porta su un periodo non facile per gli USA (anni ’30), a quanto pare non siamo gli unici che nella storia han patito la fame vera. Gli scorci di Central Park adibita a baraccopoli sono emozionanti, una scena ben diversa dai newyorkesi in t-shirt e shorts che fanno jogging. Fa riflettere, considerato il comune pensiero che dà all’America il ruolo di Paese Ricco, come se certi problemi non l’avessero mai toccata.

Curiosità
Aspetto conferma da chi vedrà la versione in lingua originale, nel frattempo vi sottopongo un quesito: durante una conferenza stampa J.J.Braddock (Crowe) a domanda risponde qualcosa tipo: “Credo che passerò dal fruttivendolo perchè mia moglie mi ha detto di tornare con la cintura (da campione), ma i miei figli han capito verdura!
Nelle immagini finali mentre i testi ci dicono di come sia stata normale e piena la vita di J.J.Braddock, lo si vede rientrare in casa con un acquario e delle piccole tartarughe per i figli.
E’ possibile che la battuta di cui sopra in lingua originale giocasse non su Cintura-Verdura ma sull’assonanza, intraducibile, Title-Turtle?
Ho pensato una delle mie idiozie o regge? Agli angolfoni il responso.