Archive for the ‘storia del cinema/curiosita’ Category

Anni 20

Monday, September 5th, 2011 by

Piccoli pezzi di storia del cinema. Ieri la BBC ricordava la tragedia di Roscoe “Fatty” Arbuckle, star del cinema muto, predecessore e ispiratore di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Bob Hope. Fu il primo attore a essere pagato 1 milione di dollari, una cifra pazzesca per l’epoca, e anche il primo a finire coinvolto in uno scandalo di proporzioni epiche che distrusse la sua carriera. Ripensandoci, ne verrebbe probabilmente fuori un bel film. Ci sono tutti gli ingredienti giusti: un attore di successo con la faccia da bambino, un’attricetta bellissima, feste proibite, sesso e alcool, una morte misteriosa, l’assalto dei tabloid e la rivolta del pubblico, giudici morbosi e avvocati senza scrupoli, la riabilitazione e l’insopportabile crudele ironia della vita.

Per puro caso, qualche giorno fa ho scovato sul tubo questa clip di un vecchio film di Buster Keaton. Sono solo 3 minuti e mezzo, ma lasciano a bocca aperta. Consideriamo che era il 1924 e che scene con veicoli sono state girate con la tecnica dello sfondo mobile fino a tempi relativamente recenti. Qua siamo già tecnicamente parecchi decenni avanti e non avevano ancora nemmeno inventato il sonoro!
L’intero film è pieno di effetti speciali che sarebbero notevoli anche ora – a doverli fare senza computer – inclusa un pazzesca scena in cui Keaton entra nel film.

Nichelle

Tuesday, January 18th, 2011 by

Ieri, Martin Luther King Day, il New York Daily News ha riportato un’intervista a Nichelle Nichols in cui l’attrice ricorda uno degli episodi più stupefacenti della mitologia di Star Trek. Di quando, verso la fine degli anni ’60, stufa di un ruolo limitato e delle molestie che doveva subire da parte dello studio, la bellissima Nichelle era sul punto di lasciare il cast e fu King in persona a convincerla a restare.
Non è una storia nuova per i trekker (o per i drogati di wikipedia), ma mi pare importante ricordarla. Alle volte non ci si pensa di quanto sia stato importante il suo personaggio e di quanto sia stata lunga, dura (e così vicina nel tempo) la battaglia per i diritti civili. Quella che a riguardarla adesso sembra semplicemente la gnocca di turno in minigonna (una divisa vagamente sessista, perdipiù), in quegli anni era così rivoluzionaria da scomodare perfino un Martin Luther King.

Dino

Thursday, November 11th, 2010 by

Oggi, qualche ora fa, è morto Dino De Laurentiis. E’ stato un grandissimo produttore e uno dei pochissimi italiani che e’ riuscito a uscire dal suo piccolo angolino provinciale e affermarsi nella giungla di Hollywood. Vale la pena raccontare brevemente la storia, perchè è così che il cinema italiano è morto.

Tra il 1950 e il 1972 Cinecittà è stata la succursale europea di Hollywood. Grazie alla legge Andreotti, le co-produzioni italo-straniere potevano usufruire di incentivi statali, attirando un mare di soldi dall’America e dall’Europa. Roma era il centro della Dolce Vita (appunto) e Ava Gardner faceva girare tutte le teste di via Veneto e i capricci di Liz Taylor riempivano i giornali nazionali; era l’epoca di Ben Hur, Cleopatra e tanti altri colossal che hanno fatto storia.
Poi, nel 1972, in uno di quegli atti miopi e supremamente imbecilli in cui la classe politica italiana è specializzata, il Parlamento passava la nuova legge sui sussidi cinematografici, riservandoli alle produzioni 100% italiane. I produttori stranieri fecero le valigie e con loro i migliori tra gli italiani, come De Laurentiis e Ponti. E salvo poche occasionali fiammate di ritorno, di Cinecittà non rimane che l’ombra. E non c’è molto altro da dire tranne che questo:

Il problema dei registi italiani è che vogliono fare i film con un occhio alla critica. Noi però siamo show-man e dobbiamo fare film solo per il pubblico.

(Dino, accentando il Leone d’Oro alla carriera nel 2003)

De Laurentiis ha prodotto alcune della cose più belle del cinema degli ultimi 60 anni: Rosselini e Fellini, Monicelli e Steno, De Sica (padre, ovviamente) e Comencini (padre, ovviamente) e poi John Huston, Lumet, Pollack, Lynch… la lista è lunghissima e include immensi capolavori (Serpico) così come terrificanti schifezze (Dune di Lynch). Per non dimenticare il leggendario Barbarella.
Tra tutte queste produzioni, e visto che oggi è proprio l’11 Novembre, vorrei ricordare in particolare La Grande Guerra di Monicelli, una spietata satira agrodolce della guerra e del carattere nazionale:

Parliamo del 3D al cinema?

Wednesday, October 13th, 2010 by

Credo sia venuto il momento di parlare del fenomeno che sta invadendo letteralmente i cinema (che ormai riguarda circa la metà dei film che si possono trovare in un multisala), ovvero quello dei film in 3D. Un po’ credo di aver esplicitato il mio pensiero già in occasione dei commenti al film del secolo, Avatar.

A me viene da fare una domanda un po’ provocatoria: ma non è che il 3D sta un po’ uccidendo il cinema? Dove per cinema intendo tutto l’insieme di cose che fanno diventare un film, semplicemente un gran bel film.
E’ un dubbio lecito, soprattutto quando succede di restare deluso praticamente dal 90% dei film visti e girati con questa tecnica. Mi hanno già accusato da più parti di essere un po’ snob, anche se io posso tranquillamente ribattere che sono di bocca buona, visto che mi ritengo anche un cultore di film trash. E allora perché il 3D non funziona, cosa ha ancora di meno rispetto ad un volgarissimo sottoprodotto di serie C?
Per quanto mi riguarda la risposta è semplice: buona parte di questi film in 3D sono bellissimi da vedere, ma decisamente vuoti.

Sono ben contento che la tecnica si evolva e che le sale cinematografiche, che subiscono la concorrenza spietata di tv satellitari, mega schermi LCD da 180”, blue-ray e perfino dai cellulari che mentre guardi il film ti fanno anche il popcorn , si adattino per poter stare in piedi.
E lo stesso motivo percui si sono salvati soprattutto i multisala, che possono offrire esperienze sensoriali di elevatissima qualità, anche e soprattutto in 3D.

Questo lo dico per sgomberare il campo dalle accuse di non volere vedere il cinema evolversi, o cose simili.
Il problema è proprio che il 3D probabilmente basta da solo a portare la gente al cinema e per questo non è necessario metterci altro. Non ne sentono l’esigenza i produttori e di conseguenza neppure i registi che vi si cimentano.
La gente va, si inforca gli occhiali malefici, prende i popcorn (che immancabilmente si ritrovano allo spettacolo successivo sulle poltrone), il cellulare in mano perché non si sa mai che arrivi un SMS a cui è fondamentale rispondere, e si gode lo spettacolo… ma che spettacolo? Perché se ci guardiamo bene, in cosa consiste questo 3D, se non una serie di espedienti travestiti da sceneggiatura per far provare allo spettatore l’esperienza delle profondità di campo iperboliche, delle vertigini, e dello spavento che possono provocare le cose che sembrano venirci addosso.
Almeno per il momento lo schermo a 180 pollici, il cellulare, il blue-ray, la tv satellitare, ancora non ci danno il 3D (ma manca poco… sale cinematografiche, per favore evolvetevi ancora, ci sono cinque sensi da appagare, sceglietene un altro o la gente si stuferà presto)

E’ triste che tutto si riduca ad una battaglia di tecnologia il cui unico scopo è dare forti sensazioni sensoriali, lasciando in secondo piano le idee. Possiamo dire che anche questo è il trionfo della superficialità e del mondo dell’apparenza?

Sono stato al cinema negli ultimi mesi, dicevo, anche a vedere qualche film in 3D che ovviamente si è mostrato essere quello che dicevo sopra. E’ deludente constatare che Toy Story 3D, ad esempio, sia un film mediocre da ogni punto di vista.
Magari paga la stanchezza tipica del terzo episodio della serie, magari no. La Pixar ha sempre proposto film con una quantità di idee industriali da far venire la congestione al cervello, eppure questo Toy Story 3D in confronto a tutti gli altri… diciamolo, fa schifo. Stesso destino è toccato a Shrek 3D.

Ma c’è di peggio, c’è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Io adoro Tim Burton. Un regista eccezionale che ha fatto solo due film bruttissimi: il remake de “Il pianeta delle scimmie” e “Alice”. Guarda caso Alice è un film in 3D. Perché si evince abbastanza chiaramente che Alice non ha avuto nessun apporto di idee TimBurtonesche (cosa che uno, come minimo, si aspetterebbe da Tim Burton come base contrattuale per decidere di comprare il biglietto del cinema). Io l’ho trovato un film senza qualità, che vive solo perché ha il 3D da offrire ai suoi spettatori. Non aggiunge niente a ciò che esisteva già sul tema.
Quello che Alice ha, è solamente il 3D, ma non il 3D funzionale al film… no, è proprio il 3D facile,quello che vai al cinema, indossi gli occhialini malefici, mangi il popcorn, se puoi lo rovesci sulle poltrone, ogni tanto controlli il cellulare se è arrivato un sms, e poi quando non sei preso da tutte queste cose ti godi il protagonista del film che ti fa cadere addosso qualcosa, e quel senso di vertigine tutto particolare, e tutti i trucchetti travestiti da sceneggiatura che permettono questo.

Non è triste, è squallido. E se c’è caduto anche lui… non ci voglio pensare!

Se metto insieme tutti i tasselli, mi viene proprio da pensare che nessuno di questi sia un caso.
E che anzi, Avatar sia in realtà l’unico vero FILM in 3D (e per questo sono pronto a rivedere il giudizio parzialmente negativo precedentemente dato). Di fatto quando si parlava di Avatar come del primo vero film in 3D, forse avevano tutti ragione… uno dei pochi casi in cui dietro al 3D ci sono delle idee, c’è un regista e soprattutto c’è un film.

Se ci sono altri casi di film veri in 3D, mi piacerebbe farne la lista. Qualcosa che abbia un messaggio più articolato di “piove, prendi l’ombrello, è arrivato un sms, rispondi al cellulare”. Perché sicuramente non li ho visti tutti e forse quelli buoni me li sono persi. Ci voglio credere, per cui venite a confortarmi.

Come se non bastasse, come per ogni teorema anche qui c’è il corollario. Di recente ho visto anche ottimi film ed erano tutti senza 3D. In particolare di uno parlerò a breve, devo solo raccogliere le idee perché non è facile capire da dove iniziare.
Un ottimo film senza la terza dimensione (nonostante se lo sarebbe potuto permettere) e con così tante idee da far venire mal di testa. Sarà un caso che di fronte ad una sceneggiatura così, né il regista né il produttore abbiano sentito l’esigenza di tappare dei vuoti che non ci sono?

L’unica cosa è sperare che sia come per le “Vacanze di Natale”, che questi film che riempiono le sale in modo facile, servano per produrre quelli che le riempiono un po’ meno. Ma per quanto si potrà andare avanti, con la concorrenza spietata di altri mezzi che promettono esperienze sensoriali sempre più esaltanti? Riuscirà tutta la baracca a stare in piedi quando l’uragano “l’esperienza sensoriale più suprema ed inimitabile” sarà passato a chiedere il suo tributo di sangue e di cervello?

Forse è inutile piangere, cerco di chiudere con una nota di ottimismo… Non molti anni fa qualcuno cantava “Video killed the radio star”, e sappiamo che la radio non è affatto morta. E forse io sono solo uno stupido nostalgico, a cui piacerebbe ancora vedere un film che emoziona senza dover ricorrere alle profondità di campo iperboliche, che angoscia senza utilizzare il senso di vertigine, e spaventa senza aver bisogno di lanciarmi addosso nessun oggetto.
Se il cinema deve sottostare alle leggi di mercato e se la gente non ama più andare al cinema ad emozionarsi con uno squallido schermo piatto, allora l’evoluzione si compirà senza che nessuno possa fare niente. Il pubblico si emozionerà solo con le profondità di campo iperboliche e amen.

La nota di ottimismo è che voglio credere che il 3D immaturo che si vede sugli schermi in questi anni non sia il capolinea delle idee, ma che sia solo una inevitabile fase di passaggio verso un cinema 3D più maturo… ci vogliamo credere?

Immaginate di essere a Parigi nel dicembre del 1896. Siete fuori dal Grand Café sul Boulevard des Capucines, ed un cartellone davanti a voi recita “L’arrivée d’un train en gare de la Ciotat”.
Entrate incuriositi, pagate il biglietto, ma non sapete nemmeno cosa state facendo. Vi sedete su una sediaa, si spengono le luci, non ci sono popcorn e cellulari a rompere i coglioni, e su una parete delle sala vedete questo:

Vi alzate terrorizzati poco prima che il treno arrivi.
E’ stata una forte emozione, non è così? Ecco, questa era la profondità di campo iperbolica per un abitante di Parigi, nell’anno 1896.

Adesso tornate al 2010 e pensate a cosa avete davvero visto. Avete visto il primo vagito del cinema, ma tutto sommato pensate a quale inconsistente filmato di 55 secondi avete visto. Un treno che arriva in stazione.

Possiamo tranquillamente affermare che per fortuna il cinema è nato lì, ma non si è fermato lì?

Ecco, speriamo che la fase immatura e infantile del cinema 3D, quella delle profondità di campo iperboliche, finisca presto e non duri anni, perché io mi sono già rotto le balle.

Chiedo troppo?

Quotidiano

Sunday, June 6th, 2010 by

Durante l’ennesima puntata di Friends, riconoscendo una confezione di pasta DeCecco sugli scaffali della cucina di Monica, riflettevo sugli oggetti che vediamo nei film, le cose che circondano la storia, i dettagli che rendono credibile il racconto.
Oggi ho trovato questa notizia, coincidenze.
Lo stesso giornale, la stessa pagina di giornale, é stata avvistata in parecchie diverse serie tv e film, buffo e strano ma con una spiegazione logica. Il giornale é probabilmente fornito da una ditta specializzata in forniture per set cinematografici e la motivazione pratica per cui viene scelto invece di pescare a caso un quotidiano “vero” sono i diritti d’autore che dovrebbero esser corrisposti per l’uso di un giornale autentico. Poi é facile che il tutto sia diventato una specie di Easter egg, una gag tra addetti ai lavori.

Nell’articolo ho scoperto anche cos’é il “Wilhelm scream”, non che sia fondamentale per la vita umana, ma per la vita dei cinefili é almeno divertente.