Archive for the ‘tutubo’ Category

Anni 20

Monday, September 5th, 2011 by

Piccoli pezzi di storia del cinema. Ieri la BBC ricordava la tragedia di Roscoe “Fatty” Arbuckle, star del cinema muto, predecessore e ispiratore di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Bob Hope. Fu il primo attore a essere pagato 1 milione di dollari, una cifra pazzesca per l’epoca, e anche il primo a finire coinvolto in uno scandalo di proporzioni epiche che distrusse la sua carriera. Ripensandoci, ne verrebbe probabilmente fuori un bel film. Ci sono tutti gli ingredienti giusti: un attore di successo con la faccia da bambino, un’attricetta bellissima, feste proibite, sesso e alcool, una morte misteriosa, l’assalto dei tabloid e la rivolta del pubblico, giudici morbosi e avvocati senza scrupoli, la riabilitazione e l’insopportabile crudele ironia della vita.

Per puro caso, qualche giorno fa ho scovato sul tubo questa clip di un vecchio film di Buster Keaton. Sono solo 3 minuti e mezzo, ma lasciano a bocca aperta. Consideriamo che era il 1924 e che scene con veicoli sono state girate con la tecnica dello sfondo mobile fino a tempi relativamente recenti. Qua siamo già tecnicamente parecchi decenni avanti e non avevano ancora nemmeno inventato il sonoro!
L’intero film è pieno di effetti speciali che sarebbero notevoli anche ora – a doverli fare senza computer – inclusa un pazzesca scena in cui Keaton entra nel film.

Dino

Thursday, November 11th, 2010 by

Oggi, qualche ora fa, è morto Dino De Laurentiis. E’ stato un grandissimo produttore e uno dei pochissimi italiani che e’ riuscito a uscire dal suo piccolo angolino provinciale e affermarsi nella giungla di Hollywood. Vale la pena raccontare brevemente la storia, perchè è così che il cinema italiano è morto.

Tra il 1950 e il 1972 Cinecittà è stata la succursale europea di Hollywood. Grazie alla legge Andreotti, le co-produzioni italo-straniere potevano usufruire di incentivi statali, attirando un mare di soldi dall’America e dall’Europa. Roma era il centro della Dolce Vita (appunto) e Ava Gardner faceva girare tutte le teste di via Veneto e i capricci di Liz Taylor riempivano i giornali nazionali; era l’epoca di Ben Hur, Cleopatra e tanti altri colossal che hanno fatto storia.
Poi, nel 1972, in uno di quegli atti miopi e supremamente imbecilli in cui la classe politica italiana è specializzata, il Parlamento passava la nuova legge sui sussidi cinematografici, riservandoli alle produzioni 100% italiane. I produttori stranieri fecero le valigie e con loro i migliori tra gli italiani, come De Laurentiis e Ponti. E salvo poche occasionali fiammate di ritorno, di Cinecittà non rimane che l’ombra. E non c’è molto altro da dire tranne che questo:

Il problema dei registi italiani è che vogliono fare i film con un occhio alla critica. Noi però siamo show-man e dobbiamo fare film solo per il pubblico.

(Dino, accentando il Leone d’Oro alla carriera nel 2003)

De Laurentiis ha prodotto alcune della cose più belle del cinema degli ultimi 60 anni: Rosselini e Fellini, Monicelli e Steno, De Sica (padre, ovviamente) e Comencini (padre, ovviamente) e poi John Huston, Lumet, Pollack, Lynch… la lista è lunghissima e include immensi capolavori (Serpico) così come terrificanti schifezze (Dune di Lynch). Per non dimenticare il leggendario Barbarella.
Tra tutte queste produzioni, e visto che oggi è proprio l’11 Novembre, vorrei ricordare in particolare La Grande Guerra di Monicelli, una spietata satira agrodolce della guerra e del carattere nazionale:

Sci-Fi 107

Wednesday, September 2nd, 2009 by

Era il primo settembre del 1902, centosette anni fa, e in Francia debuttava uno dei primi “blockbuster” della storia: Le Voyage dans la Lune di Georges Méliès. Vagamente ispirato al quasi omonimo racconto di Verne, può essere considerato il primo film di fantascienza mai girato.

Un articolo commemorativo di Wired ripercorre la storia di quello che all’epoca fu un successone. Sono passati solo 7 anni dal giorno in cui i fratelli Lumière presentarono il primissimo film e già si intravedono le basi della tecnica cinematografica (compreso l’uso di animazione ed effetti speciali). Eccolo qui, nella sua versione commentata in francese dalla nipote di Méliès *, un autentico tesoro della storia della cinema:

* Il film è stato rimaneggiato più volte ed esiste anche una versione commentata in inglese e una versione “colorata” a cui sono state aggiunte le fotografie da una scena finale tagliata (in pratica, la special edition con i bonus).

Tutto quello che avresto voluto sapere…

Friday, May 29th, 2009 by

Devo ammettere che non sono mai stato un fan sfegatato di Woody Allen. Mi piace tendenzialmente per le singole battute, che spesso (se non sempre) mostrano l’intelligenza enorme che ci sta dietro, e spesso dicono delle verità incontrovertibili. E poi sono disarmanti, battute disarmanti.
Non sono mai stato un fan dei suoi film, forse più per un semplice disinteresse superficiale, che per una scelta consapevole. A dirla tutta il mio è forse un caso atipico, perchè ho conosciuto Woody Allen di recente, nei suoi film che sicuramente non sono campioni di risata, ma al contrario mostrano uno spirito ben più drammatico.

Partendo da lì sono andato a ritroso, e qualche settimana fa, in una specie di serata in cui in compagnia di amici ho guardato due grandi classici della risata (uno quello di cui parlo, l’altro l’indimenticabile “Frankenstein Junior”), mi è capitato di vedere “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non avete mai osato chiedere“. Ironia della sorte, qualche giorno fa mi sono imbattuto in un clip segnalato da un altro conoscente, proprio tratto da questo film.

Fare una recensione del film è impossibile, è sufficiente dire che film così non li fa più nessuno, o forse non li ha mai fatti nessuno. Perchè riesce a dire tutto quello che c’è da dire, senza essere eccessivo, volgare e gratuito, ma essendo comunque molto molto kitsch. E spesso così idiota da rasentare l’incredibile… impossibile non riderci su.

E’ difficile da spiegare… Più di mille parole, valgono 10 minuti, da vedere (e rivedere) assolutamente.

Scary-Poppins e i trailer imbroglioni

Wednesday, March 11th, 2009 by

Un amico mi ha segnalato, su Tutubo, l’esistenza di un trailer un po’ particolare, quello di un film horror che non esiste, ma molto molto credibile.

Al di là del divertimento che suscita (diciamo che si tratta probabilmente di humor britannico), sarebbe interessante soffermarsi anche un attimo a meditare sulla validità dei trailer che quotidianamente vediamo in tv o nei cinema, e che di fatto non perdono occasione per raccontarci un film diverso da quello che vedremo in sala.

E’ interessante meditare sul fatto che i trailer ormai si sono trasformati in pubblicità vere e proprie, e quindi ne adottano le stesse bugiarde tecniche, con l’intento di portare nei cinema ipotetici spettatori che forse altrimenti non vedrebbero mai un film. Ad esempio possono pubblicizzare un film romantico, magari mettendo in risalto aspetti secondari che potrebbero portare nei cinema non solo gli amanti del genere romantico (che già ci vanno per i cavoli loro), ma anche gli amanti della commedia, dei film comici, o dei polizieschi?
Fino al caso limite di pubblicizzare come thriller un film da bambini? Beh, il montaggio e la musica fanno miracoli, da soli possono trasformare un film, figuriamoci che cosa possono fare in un trailer… se pur con intento ironico, lo avete visto, no?