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July 2008
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La Fabbrica dei Sogni

You only live twice or so it seems. One life for yourself and one for your dreams.

Comments l’armata

branca

mi è venuta voglia di rivederlo…
forse perchè l’ho visto anni fa, ero un ragazzino e ho solo un ricordo un po’ frammentario e confuso…
ma un capolavoro è un capolavoro, no?


Comments MOMENTI per V

Ci sono momenti, capitano ogni tanto, in cui io sento il bisogno di rivederlo, per tanti motivi, questo film ha così tante sfumature è così colmo di significati che mi lascia sempre una sensazione piacevole e la voglia di pensare. Non mi sembra poco.


Comments fa bene alla salute!

Non sono un grande fan nè di Manfredi nè di questo film in particolare, ma dato l’alto contenuto sociale mi sembra giusto riproporre questo spezzone:

… sa mai che, in campagna elettorale, qualcuno abbia bisogno di idee… ;)


Comments 2 … just as you always said it would be…
Monolito

Con agghiacciante tempismo, tre giorni dopo che ho iniziato a leggere “2001: Odissea nello Spazio”, A.C. ha tirato le ali. Facendo i debiti scongiuri per gli autori degli altri libri che ho in coda, ne parliamo qui, e non solo perchè è stato il co-autore di una delle più grandiose opere cinematografiche di tutti i tempi (di cui abbiamo già detto).
Nella prefazione del libro, Clarke racconta che al termine della missione Apollo 13, il capo della NASA, Tom Paine, gli spedì una copia del rapporto della missione su cui aveva annotato: “proprio come tu avevi sempre detto che sarebbe successo, Arthur”. Questo anedotto sintetizza la vita di Clarke: riuscì a ispirare molta gente a fare l’impossibile e predisse il futuro con accuratezza sconcertante. Di profeti il mondo ne ha visti molti, ma ben pochi ne hanno azzeccate così tante.
Clarke era l’ultimo sopravvissuto della Trinità della Fantascienza (il primo ad andarsene è stato Heinlein nel 1988, seguito da Asimov nel 1992). Credeva, come Asimov, che la Fantascienza avesse un ruolo sociale molto importante: One of the biggest roles of science fiction is to prepare people to accept the future without pain and to encourage a flexibility of mind. Politicians should read science fiction, not westerns and detective stories. E aveva (ancora) ragione. Come già abbiamo notato la maggior parte dei dibattiti sui pericoli delle tecnologie più recenti (bio-, nano-, cyber-, etc…) e delle questione ecologiche sono non solo banali e superficiali, ma anche irrimediabilmente superati da decenni di speculazione fantascientifica.
In un certo senso Sir Arthur è stato l’ultimo di un’epoca. Dopo la scomparsa di Isaac, era praticamente rimasto l’unico a credere nella Scienza come unico mezzo per migliorare la condizione umana (e forse, eventualmente, superarla). Un incrollabile ottimismo, in parte giustificato e largamente stemperato da buone dosi di cinismo e humour britannico, che la cultura moderna sembra aver mai perso o abbandonato di fronte agli effetti collaterali, ai rischi e ai danni del progresso. Anche lui si rendeva conto che l’illusione illuminista sulle “magnifiche sorti progressive” dell’umanità è entrata ormai in crisi da parecchio per conto suo, lasciando spazio al ritorno prepotente sulla scena delle grandi religioni organizzate e al dilagare incontrollato di superstizione e irrazionalità, ma si rifiutava orogogliosamente di rinunciare a guardare le stelle e a sognare. E questa è forse la cosa più importante che si è lasciato dietro.
Grazie, Arthur.

I’m sure the extraterrestrials are all over the place. I am surprised and disappointed they haven’t come here already - assuming they haven’t. Maybe they are waiting for the right moment to come. And I hope they are not hungry!


Comments Parlami d’amore

Ci risiamo: per accontentare un’amica molto bionda e per niente amante del cinema sono stata trascinata a vedere questa cosa, a buttare via i miei dieci euro, immolati alla famiglia cinematografica italiana che meno mi interessa, i Muccino.
L’ho presa come una lezione di vita, ho definitivamente messo una pietra su un certo filone cinematografico.
Sono imbarazzata, non so nemmeno cosa scrivere, perdonatemi.
L’idea di base non è male: una seria quarantenne insegna la sottile arte della seduzione ad uno spiantato venticinquenne per aiutarlo nella dura conquista di una ragazzina oltremodo viziata e instabile. Forse non sarà originale come storia, no di certo, però la questione è sempre interessante.
Peccato che le capacità recitative dei soggetti siano limitate oltre ogni possibile previsione, Muccino Jr poi è in grado di fare solo se stesso: leggermente spaesato, incapace di trattenere le arrabbiature per più di trenta secondi, con l’aria un po’ da unto. Capitemi, già non è il mio tipo, se poi fa sempre le stesse parti, scrivendosi il soggetto e curandosi la regia… è troppo perfino per me.
I dialoghi sono terribili, di palesi frasi ad effetto, continue e scontate. Al decimo minuto si capisce perfettamente come finirà tutta la faccenda, il che non sarebbe male se il modo in cui si arriva alla fine fosse ben strutturato, vivo e appassionante. Invece no, devo dirlo.
Per non parlare della palese copiatura da EyesWideShut della festa in maschera, copiatura terribile non essendoci Kubrick in regia.

Nota positiva: la casa della quarantenne è davvero molto bella, stipata di scaffali di libri, mobili, cose antiche e ancora libri; la voglio anche io. Dovevo trovare qualcosa di bello, vi pare?


Comments 2 i colonnelli di Monicelli

Ok, cerchiamo di ridare pò di vita a questo blog, che se no Gin ci sgrida :)
Visto che quest’anno le produzioni sono state piuttosto avare, vediamo qualcosa dal passato. Per esempio scavando nel Tubo ecco una - ingiustamente - misconosciuta gemma (rara nel panorama di solito desolante del cinema italiano) di Monicelli, con un meraviglioso Tognazzi.


Comments 1 INTO THE WILD

Spero che qualcuno degli amici di questo cine-blog (un po’ spento, ma in fase di riattivazione) scriva al più presto una vera recensione di un film bellissimo. Io non ce la faccio, dovrei rivederlo e leggere il libro per esserne capace. Lascio qui solo quello che spontaneamente viene.
Into the wild si candida ad essere il più bel film visto quest’inverno, quel film, le sue parole, le sue immagini, il significato profondo, i significati nascosti tra le pieghe di quelle due ore sono così tanti che saperli scrivere non è cosa da bionda.
Le immagini sono poesia pura, colore vitale, spiegano il motivo per cui tante persone decidono di dedicare la loro vita allo studio della natura nei suoi più vari aspetti, parlano del senso del rispetto che tutti dovremmo portare nei confronti di ciò che viviamo tutti i giorni, raccontano perchè ci si alza all’alba in un inverno gelido per scattare una fotografia.
Tutte le emozioni del protagonista, le sue più intime paure, l’incompresione degli altri, le insoddisfazioni profonde, le sconfitte terribili, arrivano dritte al cervello e ti lasciano incollato alla poltrona. Perchè ognuno di noi ci può trovare un piccolo momento di se’ dentro quel film e la conclusione è perfetta, semplicemente perfetta: la felicità è vera solo quando condivisa.
Da soli niente ha il pieno gusto della felicità.

Che sia difficile trovare i giusti compagni di viaggio è chiaramente un’altra faccenda.


Comments Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie

Io ve lo dico poi fate quel che volete: non andate a vedere l’ultima impresa cinematografica di D. Hoffman. Mi riferisco a Mr Magorium e la bottega delle meraviglie; lo spot per di Hoffman una famosa marca di caffe’ è più meritevole.
Il film ha due soli pregi, il primo è la sua breve durata il secondo ve lo scrivo tra un attimo.
Trattasi secondo me di caso semplice: buona idea buttata via.
La storia è simpatica: un antico e magico negozio di giocattoli ogni giorno porta un briciolo di follia nella vita dei tanti bambini che lo affollano, vi succedono le cose più straordinarie, libri magici che creano con un battito di pagine il giocattolo cercato, porte che si aprono su stanze sempre diverse, palline rimbalzine dispettose che si nascondono dentro le scatole di altri giocattoli a via dicendo. Un negozio molto curato, in vecchio stile, perfetto per chi vuol fuggire dalle catene di giocattoli tutte uguali in tutto il mondo, tanti colori, tanta allegria e un proprietario folle che vive al piano di sopra in compagnia di una zebra.
Un giorno il negozio inzia a perdere colore, le magie scompaiono o impazziscono, Mr Magorium sta morendo e il suo negozio con lui perchè nessun altro ha il suo stesso tocco magico per tenerlo in vita.
Quale è il problema del film? gli mancano buoni 30 minuti di sceneggiatura, nessuno capisce da dove siano arrivati i personaggi, le loro relazioni, i loro legami come si sono generati, da dove arrivano i poteri di Mr Magorium? La sensazione è quella di essere entrati in sala a pellicola già iniziata.
Una buona occasione sprecata.
Il secondo pregio del film? la scena conclusiva, una dolcissima Natalie Portman che con il suo tocco magico da pianista, danzando tra i giocattoli morti e ingrigiti rianima tutto il negozio delle meraviglie; scena ben girata con romantiche riprese ad altezza pavimento, il movimento di quelle deliziose scarpe fa venire voglia di averne un paio uguali.

Poi ci sarebbe un’altra faccenda ma è questione da trattare in altro blog.


Comments Sacco and Vanzetti

Sacco e Vanzetti verso la sentenza
Here’s to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!

(Joan Baez)

Sono passati pochi giorni dall’80esimo anniversario dell’omicidio legalizzato dei due anarchici italiani Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, il 23 agosto del 1927 a Boston, Massachusetts. Per ricordare, volevo in realtà vedere il film del 1971 con Gian Maria Volontè e musiche di Morricone, ma era pretendere troppo dal mio spacciatore di DVD di fiducia, così mi sono preso un documentario.
La storia è nota, paradossalmente più in America che in Italia, dove si preferisce dimenticare il lato oscuro della nostra emigrazione (Mafia a parte). Erano i tempi in cui il nemico pubblico N. 1 di tutti i governi del mondo erano gli anarchici e l’Italia umbertina e borghese ne esportava in quantità esagerate. Erano i tempi in cui l’anarchia era considerata (a torto) una forma estrema di comunismo e in cui si poteva ancora pensare che la dinamite sarebbe riuscita a distruggere lo Stato oppressore. Ma erano anche i tempi in cui il Sogno Americano, alimentato da uno sviluppo vertiginoso, era più forte che mai.

Vanzetti e Sacco, dovevano ben presto scoprire un aspetto importante del loro sogno. L’America offre grandi possibilità, ma non aiuta nessuno. E’ generosa, ma spietata. Un paese di immigrati che teme l’immigrazione, un paese di libertari che idolatra le istituzioni statali, una nazione fondata sulla libertà e l’uguaglianza continuamente preda di tentazioni autoritarie e razziste. Contraddizioni che forse non sarebbero così stridenti se non fosse per quello che l’America vuole e dice di essere. Le disillusioni poilitiche e sociali spinsero Sacco e Vanzetti, e altri come loro, verso l’anarchia. Lo Stato era responsabile dell’ingiustizia e dell’oppressione, lo Stato avrebbe pagato.
Il film prende la vicenda soprattutto dal lato politico riflettendo sulla vita dei due come piccoli pesci di un movimento anarchico italiano, finiti tra l’incudine di una delle cicliche “cacce alle streghe” cui l’America va soggetta e il martello di una storia di gangster da Far West. Ma il processo contro Sacco e Vanzetti non fu soltanto politico. L’aspetto razzista viene un pò sorvolato, nonostante sia evidente (i testimoni a favore di Vanzetti vennero respinti come inaffidabili in quanto italiani) che abbia svolto un ruolo cruciale. Fu una combinazione di cose: erano radicali e anarchici, quindi bolscevichi e comunisti, italiani, quindi delinquenti e cattolici, quindi papisti, i demoni dell’immaginario collettivo protestante anglosassone.

Fu forse il primo processo mediatico della storia. Furono condannati perchè italiani? Perchè anarchici? Vanzetti era sicuramente innocente, ma Sacco forse era colpevole? Ha senso parlare di pregiudizio anti-italiano visto che i veri colpevoli erano molto probabilmente banditi italiani? In molti sensi, sono domande poco importanti. L’innocenza o la colpevolezza di un imputato è irrilevante quando un processo è così platealmente falsato. Disse l’avvocato difensore: An Italian accused of murder in Massachusetts stands about as much chance of a fair trial as a black man accused of rape in the South. Questo è il vero nodo della storia. La violazione e la sospensione dei diritti civili, delle garanzie legali, dell’habeas corpus, dei contrappesi costituzionali, di cui questo paese, che pure è stato creato su di essi, per essi e con essi, sembra sempre capace con angosciante disinvoltura ogni volta che si sente in pericolo, vero o percepito o indotto. Una volta erano italiani, cattolici, anarchici; oggi sono arabi, musulmani, terroristi. Quando certi principi vengono lasciati o fatti cadere, la legittimità dell’autorità cade con loro.
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti volevano distruggere uno Stato che vedevano violento, oppressore e ingiusto. Uccidendoli, lo Stato gli ha dato implicitamente e paradossalmente ragione, nel modo più clamoroso possibile.

Sacco and Vanzetti lay bare a lot of mythology about American society, right? It certainly shows what America is supposed to be about and what it has been in certain circumstances.

This is not about Vanzetti. It is not a question of whether he was guilty or innocent. It’s about us.


Comments Pulp Fiction

Non sono certo io che devo mettermi a fare la recensione o gli elogi di un film che tutti e quattro i frequentatori di questo blog conoscono quasi a memoria. Ma questa visione è stata speciale. Prima di tutto perchè si trattava della versione americana non censurata (Pulp Fiction ha un mare di versioni, censurate e non censurate: quella americana non censurata ha almeno una scena in più rispetto a quella italiana non censurata. Non chiedetemi perchè, le ragioni dei censori, nonchè la loro stessa esistenza, vanno al di là delle mie capacità di comprensione). Poi perchè questa visione si è svolta in questo fantastico anfiteatro all’aperto. Il tempio adatto per un’orda di cultori e fans venuti ad adorare San Quintino, che quando è comparso Harvey Keitel e ha detto: I’m Winston Wolfe. I solve problems. sono scoppiati in un boato che l’hanno sentito fino sulle Grandi Pianure.

Che dire? Pulp Fiction è come tutti i (pochi) film di Tarantino una summa della (sotto)cultura pop americana, e quindi, ormai, mondiale. E’ il prodotto di qualcuno che ha passato buona parte della sua esistenza a lavorare in un videostore guardando tutto ciò su cui riusciva a mettere le mani. E che, allo stesso tempo (e forse anche per questo), è anche parecchio, ma parecchio, fuori di testa. Ne vengono fuori questi film che sembrano un frullato di interi generi cinematografici in cui tutto è esasperato ed eccessivo, la violenza verbale e fisica è così esagerata che nemmeno fa impressione e le storie così surreali che hanno persino un loro senso. Insieme a colonne sonore da paura e un montaggio delle scene che sembra fatto con un generatore di numeri casuali. Ma per far funzionare un tale casino non basta essere un regista coi controcazzi. Bisogna anche essere un fottuto genio.

Jules: Whoa, whoa, whoa, whoa… stop right there. Eatin’ a bitch out, and givin’ a bitch a foot massage ain’t even the same fuckin’ thing.
Vincent: It’s not. It’s the same ballpark.
Jules: Ain’t no fuckin’ ballpark neither. Now look, maybe your method of massage differs from mine, but, you know, touchin’ his wife’s feet, and stickin’ your tongue in her Holiest of Holies, ain’t the same fuckin’ ballpark, it ain’t the same league, it ain’t even the same fuckin’ sport. Look, foot massages don’t mean shit.
Vincent: Have you ever given a foot massage?
Jules: Don’t be tellin’ me about foot massages. I’m the foot fuckin’ master.
Vincent: Given a lot of ‘em?
Jules: Shit yeah. I got my technique down and everything, I don’t be ticklin’ or nothin’.
Vincent: Would you give a guy a foot massage?
Jules: Fuck you.
Vincent: You give them a lot?
Jules: Fuck you.
Vincent: You know, I’m getting kinda tired. I could use a foot massage myself.
Jules: Man, you best back off, I’m gittin’ a little pissed here.
Jules: Look, just because I don’t be givin’ no man a foot massage don’t make it right for Marsellus to throw Antwan into a glass motherfuckin’ house fuckin’ up the way the nigger talks. Motherfucker do that shit to me, he better paralyze my ass cuz I’ll kill the motherfucker, know what I’m sayin’?
Vincent: I ain’t saying it’s right. But you’re saying a foot massage don’t mean nothing, and I’m saying it does. Now look, I’ve given a million ladies a million foot massages, and they all meant something. We act like they don’t, but they do, and that’s what’s so fucking cool about them. There’s a sensuous thing going on where you don’t talk about it, but you know it, she knows it, fucking Marsellus knew it, and Antwan should have fucking better known better. I mean, that’s his fucking wife, man. He can’t be expected to have a sense of humor about that shit. You know what I’m saying?
Jules: That’s an interesting point. Come on, let’s get into character.

e il prossimo appuntamento a Red Rocks è The Shining ;)