Melinda and Melinda

January 20th, 2010 by gin

Sempre cercando di colmare le mie lacune cinematografiche sere fa ho visto questo film di Allen. Per l’ennesima volta mi sono ritrovata a pensare che Allen é un genio, non una gran novità, vero ma é un pensiero che mi si fissa sempre più. So che in queste pagine non sono sola.
La trama é semplice e potrebbe sembrare già vista se la si guarda superficialmente. Quattro amici al tavolo di un ristorante discettano di tragedia e commedia, poi due di loro si lanciano una piccola sfida mentale. Partendo da un’incipit comune, da una storia semplice, uno di loro svilupperà una piccola deliziosissima commedia, l’altro una tragedia non cupa ma decisamente “greca”.
Molti i dualismi in atto insieme a quello tragedia VS commedia, cinema VS teatro, Stravinsky VS jazz; piacevoli da notare e perfetti come sfondo alle storie.
Cosa scegliereste di vivere? Cosa rende la vita interessante e degna di esere vissuta? Qual é la vostra sfumatura preferita? quella in cui vi sentite “voi” fino in fondo?

Possiamo guardare questo film sottolineando gli innumerevoli spunti filosofici, oppure lo possiamo guardare come un film ben fatto, non memorabile come Match Point, ma godibilissimo, pieno delle immancabili battute fulminanti di Allen.

Hobie: You feel like we don’t communicate anymore?
Susan: Of course we communicate. Now can we not talk about it anymore?

Titoli di testa: bianchi su sfondo nero, in perfetto stile newyorkese, molto classici, molto Woody Allen.

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Speed Racer

January 12th, 2010 by schuck

Ieri sera, come ogni lunedì, sono andato a casa del Dante per giocare a D&D.
Mentre aspettavamo che arrivassero tutti, Paola mette su un dvd.
Morale della favola, abbiamo iniziato a giocare DOPO la fine del film, che nel frattempo ci aveva..incuriositi.
Il film in questione è appunto Speed Racer. Film del 2008 dei fratelli Wachowski.
Ispirato al cartone animato giapponese degli anni ‘60 noto in italia come “Go! Mach 5″ (o meglio: alla riedizione statunitense che portava lo stesso titolo del film), il lungometraggio narra le avventure di Speed Racer (nome e cognome del protagonista, interpretato da Emile Hirsch), giovane pilota di auto da corsa (che guida, appunto, la “Mach5″).
Senza entrare nel dettaglio della trama, per evitare possibili spoiler (giusto per restare in tema di corse…) diciamo solo che il plot è piuttosto semplice, con qualche tradimento inaspettato ed un paio di colpi di scena prevedibilissimi. Speed vive per correre (beh, con un nome così..) fin da quando era piccolo (divertenti le scene a scuola, sul banco che nella sua fantasia diventa una monoposto), il suo idolo è il fratello Rex, fortissimo pilota professionista che dopo aver tentato invano di opporsi al cartello che controlla i risultati delle corse, ha un tragico incidente che lo toglie di scena.
Della trama non aggiungo altro, passiamo piuttosto alla realizzazione del film, che merita decisamente qualche parola in più. A tratti, per lunghi tratti, la combinazione di dialoghi, scenografie, costumi, azioni…scende precipitevolissimevolmente verso la soglia del ridicolo, e spesso la oltrepassa sconfinando nel grottesco, nel parodistico, per poi risultarne quindi sinceramente comico.
Il design delle vetture è…avvincente (coraggioso persino per un fumetto, ma ricordiamo in quali anni è stato disegnato), ma le scene di corsa sono troppo confusionarie: più che all’originale “Go! Mach 5″, mi faceva spesso pensare alle mitiche “Wacky Races” di Dick Dastardly e Muttley… (“Accidenti! doppio e triplo accidenti!”). Le transizioni tra le scene invece ricordano vagamente il montaggio di Sin City.
Passando ai personaggi: perfetto X Racer, il corridore misterioso, una specie di giustiziere senza paura, amico/rivale di Speed. Delirante il fratellino Spritle (con la scimmia Chim Chim). Ottimo John Goodman nei panni di Pops, il padre di Speed. Onesta la mamma, Susan Sarandon. Piacevole (soprattutto per il pubblico maschile, ma non solo) la fidanzata Trixie, ovvero Christina Ricci. Il personaggio forse meno indovinato è purtroppo proprio Speed Racer/Emile Hirsch, che quando si toglie il casco sembra tanto (troppo) il Ritchie Valens del film “La Bamba”.
E visto che siamo in tema di confronti cinematografici, la fabbrica d’auto del losco multimiliardario ricorda molto quella di cioccolato di Wille Wonka.
Ma quello che colpisce di più è l’uso (l’abuso) del colore.
Negli arredi, nei costumi, nelle scenografie, nei veicoli, nelle luci…
non avevo più visto tanto LSD in un film dai tempi di “Yellow Submarine”.
Psichedelico.

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Catwoman

December 28th, 2009 by robsom

Chiudiamo l’anno (il più produttivo della storia di questo blog – complimenti a tutti) con un’altra mini-recensione un po’ sull’onda di quella fatta da Schuck un po’ di tempo fa.

Dunque…

ecco, diciamo che l’unico motivo per cui vale la pena di spendere due ore (1 ora e 50 minuti) della vostra vita per guardare Catwoman è che Halle Berry è di una bellezza sconvolgente.

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Good news?

December 8th, 2009 by gin

A quanto sembra non siamo i soli a detestare i rititolamenti ad minchiam che ogni tanto compaiono anche qui sotto la categoria “but make me the pleasure“. Se ne sono accorti perfino a LaRepubblica, la riflessione che ne esce é una cosa che avevamo già notato: la parola “amore” é abusata nei titoli italiani, anche quando proprio non se ne vede la ragione … ma si sa, l’amore vince su tutto! Ultimo esempio qui.
Vi lascio l’articolo dove, se volete, potete anche decidere di votare il ritirolamento più imbecille, buon divertimento.

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Harry Brown

December 4th, 2009 by gin

Confesso di essermi precipitata a vedere questo film senza troppe informazioni, mi bastava l’interprete principale, Sir Michael Caine, sulla fiducia. Fiducia meritata e ripagata da una pellicola intensa, senza un solo minuto o una sola inquadratura di troppo.
La storia é ambientata e girata in uno dei quartieri più difficili di Londra, quartiere in cui per altro Caine é nato e cresciuto, donandogli tra le altre cose il suo famigerato accento cockney.
E’ la storia di un uomo rimasto solo, che non riesce a salutare la moglie in punto di morte per colpa di un sottopasso occupato, la storia di un veterano con un solo amico con cui passare le giornate giocando a scacchi al pub, sorseggiando una Ale. E’ la storia di un uomo che decide di diventare un vigilante perché l’alternativa é soccombere, chiudere gli occhi e probabilmente morire dentro ancor prima di finire sottoterra.
Harry Brown si butta senza paura in un mondo che sebbene sia quello in cui é invecchiato non é più il suo mondo, un mondo di spacciatori, di violenti assassini, di drogati senza più niente da perdere, di giovani senza niente da fare e nessuno da rispettare, se non il fornitore di turno. Harry si butta in tutto questo con una determinazione da soldato, usando ogni respiro rimasto.

Inutile dire che Caine é magistrale, regge tutto il film da solo, un’interpretazione perfetta, molto inglese, con zero trucchi per ringiovanirlo o renderlo il giustiziere della notte in stile americano. Ogni scena violenta é reale senza essere splatter, non c’é un filo di machismo americano in questo film e per questo é perfetto, arriva dritto allo stomaco come un pugno.
Vi consiglio di vedere Harry Brown perché sebbene parli di violenza é chiaramente contro la violenza. Ce la mostra brutale, cruda, improvvisa, nuda, senza risparmiare niente. Confesso di aver socchiuso gli occhi in un paio di occasioni, non ce la facevo, ma questa é la verità, questi sono i quartieri-dormitorio che ogni grande città ha, ovunque nel mondo occidentale e questa é la violenza che ci si trova, a volte é utile ricordarcelo.

Di attori come Sir Michael Caine ne restano pochi, pochissimi, per cui se vi va di sentire un po’ di accento cockney, che nella versione italiana si perderà ovviamente, vi lascio quest’intervista, non perdetevela.

Harry-Brown-001

Nota Titoli di Testa: ho da tempo la fissa per i titoli di testa, credo sia colpa di quelli dei vari 007, sempre notevoli, per cui credo metterò sempre questa postilla a fondo recensione.
I titoli di testa di Harry Brown sono minimalisti, in perfetto accordo con il film che precedono. Sfondo completamente nero, caratteri bianchi, piccoli, quasi si fatica a leggerli, font semplice. I nomi degli attori, così come il titolo del film, compaiono uno alla volta, appena scompare un nome appare il successivo, come scritti uno dopo l’altro su una riga invisibile.

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