Posts Tagged ‘2005’

Le cronache di Narnia – Il leone, la strega, l’armadio.

Sunday, January 1st, 2006 by

Non è per giustificarmi ma davvero questo io non lo volevo vedere.
Mi ci hanno costretto, anche se in fondo sono io ad essere debole, non so dire di no se sento la parola “cinema”.
Avevo ragione.
Il film è una delusione. E’ certamente un film per bambini, ma piccoli. E io sono quella che “La spada nella roccia” la vede con gusto ogni anno a Natale. Per la verità qualcuno ci ha trovato alcuni interessanti collegamenti storici, la storia di Inghilterra non la ricordo, vado a fiducia.
Prima le cose brutte: i tre ragazzi-attori sono terribili, devono avergli dato in mano spade/archi il giorno delle riprese, insomma Legolas è su un’altro pianeta proprio. I tanto decantati effetti speciali non lasciano certo senza fiato, anche se il fauno, la volpe, i lupi e le altre creature della foresta di Narnia sono ben animati. Piuttosto se pesco quello che ha scelto il doppiatore italiano del leone ho da fargli una domanda: perchè scegliere Homar Sharif? Non voglio discutere sulla bravura dell’attore, ma perchè uno straniero? Nella versione originale la voce del leone è di Liam Neeson, scusate s’è poco. Il risultato in italiano è terribile, è evidente che il leone parla una lingua non sua. Forse é un effetto cercato, per dare spessore e un’aurea di saggezza al personaggio, il risultato è una forzatura con frasi che restano poco comprensibili, alla fine il leone sembra solo un po’ stordito.
S’è scritto altrove che il film e il libro da cui è tratto sarebbero la bibbia ricreativa-educativa di una certa cultura ultracattolica. Mi fa un po’ ridere questa cosa. Il libro è pieno di buoni sentimenti, amicizia, tradimenti finiti in riconciliazione, il bene contro il male, il bene che vince … ecco mi domando da tempo: da quando queste cose sono esclusivo appannaggio della religione cattolica? Queste “banalità” sono alla base del vivere di ogni civile essere vivente, la sua religione non conta poi molto. E non mi dilungo oltre.
E’ nota l’amicizia tra lo scrittore di Narnia, C.S. Lewis , e J.R.R. Tolkien, dal film si capisce bene che i due bevevano pinte di birra insieme a Oxford. Ma i livelli sono differenti, poche storie.
Ci sono alcune cose che meritano, insomma ti evitano di dormire per tutta-tutta la durata della proiezione. Il telo che ricopre l’armadio e che scivola via strattonato dalla bimba curiosa è perfetto: sembra di sentire la polvere scenderti addosso, la stoffa si dispiega in modo così avvolgente … dettagli da paranoica, lo so. La strega bianca è semplicemente bellissima, cattiva e gelida. I suoi vestiti sono spettacolari, e l’abbigliamento indossato durante il combattimento è una delle cose belle del film. L’altra cosa bella sono le scene invernali, in questi giorni di buffera sono così reali e abbaglianti. Forse perchè la neve rende meno brutto anche il male, notevole, fa venire voglia di prendere a palle di neve i tre attori-ragazzini.

Susan Pevensie: Peter, just because a man in a red coat gives you a sword doesn’t make you a hero!

Harry Potter e il calice di fuoco

Wednesday, November 30th, 2005 by

Ve lo dico: la prossima volta che vado al cinema lo spettacolo deve iniziare alle 22.30 e inizia invece alle 23, sparo nel proiettore. Se ci aggiungono poi un intervallo, mai esistito in quella sala, di 15 minuti buoni, li denuncio. Non si interrompe un film così a caso.
Nonostante ciò il film me lo sono goduto. Harry cresce e come accade anche ai babbani, finisce in quel guaio chiamato adolescenza, complicato dalla presenza di “chisaitu” che lo vuole morto, secondo copione di ogni cattivo imbecille che si rispetti.
Un episodio più cupo e complesso dei precendenti, in cui il nostro mago affronta prove personali molto dure e gli amici sono lo sfondo della sua crescita a complicare le cose con le prime cotte serie. Hermione e Ron sono solo adorabili e le incomprensioni che si generano tra ragazzi e ragazze perfette. Harry che cerca disperatemente di invitare al ballo una bella compagna è strepitoso, sembra umano anche lui. Il dramma è che certe cose non migliorano crescendo, lo sapranno a Hogwards?
Le ambientazioni sono molto gotiche, il freddo si sente direttamente, il dubbio è che questo dipenda dal fatto che il regista M.Newell è il primo britannico a dirigere la serie. O forse era l’aria condizionata accesa in sala? a fine novembre! Il film dura due ore e mezza ma non bastano per evitare tagli di alcune scene, prima fra tutte l’iniziale competizione, la Coppa Mondiale di Quidditch che nel libro occupa parecchie pagine affascinanti. La sensazione è che sia stata necessaria un’opera di semplificazione estrema per far stare tutto il romanzo in un film unico.
Musica ed effetti speciali non fanno rimpiangere gli episodi precendenti, ma il film non è più solo una commedia fantastica. Da vedere.

Hermione Granger: Ron, hai rovinato tutto!

Elizabethtown

Thursday, November 10th, 2005 by

Confessione: Orlando Bloom fa parte della schiera degli intoccabili. Prendetemi tutto ma non il mio Orly, please.
Definitivamente sciroccate ce ne andiamo al cinema nella serata dedicata alle coppie, cercando di spacciarci per un terzetto lesbo. Inutile, abbiamo pagato il ridotto del mercoledì, ma non il superidotto coppiette.
Il film è una commedia divertente, a tratti poetica. Trovarsi come Drew Baylor, O. Bloom, nel guano lavorativo più profondo dopo aver toccato l’apice del successo planetario, scoprire che tuo padre è morto, convincersi di dover recuperare la salma dal paese natio dove una marea famigliar-paesana ti accoglierà con un filin di sospetto. Non sembra facile e non lo sarà.
Buona la prova di Orlando Bloom, il ragazzo ha delle belle espressioni da perso completo (è un complimento?), la fisicità lo aiuta nella conquista della sala, ma non dispero: qualcuno lo vorrà mettere alla prova con sceneggiature più impegnative, se lo merita.
Kirsten Dunst, Claire nel film, è esilarante e dolcissima, imperdibile la logorrea che la coglie al suo ingresso in scena. Sarà lei a convincere lo sventurato Drew che l’incredibile suicidio approntato e interrotto dagli eventi, può attendere.
Susan Sarandon si conferma eccezionale, la sua scena alla commemorazione del marito defunto per cinque minuti fa dimenticare il resto del cast: divertente, toccante e allegra. Forse è così che dovrebbero essere i funerali, c’è da pensarci seriamente.
Non so se c’è un messaggio profondo e recondito nel film, o se è una semplice commedia per alleggerire la serata. Esco convinta che forse la vita va presa con serenità maggiore, che le disavventure infine si superano, che un po’ di sana musica (pop, rock, country, classica…) può risolvere un momento difficile accompagnata dalla certezza di un amico vero.
Quasi dimentico: Orlando ha delle bellissime mani! Ognuno ha le sue manie; l’ho detto che infine è una commedia, vero?

Claire: To have never taken a solitary road trip across country? I mean everybody’s got to take a road trip, at least once in their lives. Just you and some music.

La Tigre e la Neve

Saturday, November 5th, 2005 by

Ancora mi sto chiedendo perchè sono andato a vederlo… eppure lo sapevo.
Probabilmente non tutti saranno d’accordo con le cose che scriverò ora, ma a me questo film non è piaciuto molto, anzi è piaciuto proprio poco.
Lo ammetto, rimpiango il Benigni degli esordi. Il Benigni che fa Benigni. Quello che quando va in tv porta scompiglio, dice quello che gli passa per la testa, quasi in modo liberatorio, per sovrastare il buonismo che ci attanaglia, non quello che va a recitare Dante dicendo di essere un poeta. Quello che ha confezionato dei piccoli grandi capolavori del cinema italiano, a cominciare da “Il Piccolo Diavolo” e “Non ci resta che piangere”, ma anche i più recenti “Il Mostro” e “Johnny Stecchino”.
Tutti film comici, capaci di far ridere e pensare nello stesso tempo. Peccato che poi sia arrivato il classico capolavoro, osannato da tutti a suon di standing ovation, buonismo e premi oscar, e che ha rovinato tutto. Oddio, non voglio dire che “La Vita è Bella” non sia un capolavoro. Lo è indubbiamente, perchè riesce a mescolare generi diversissimi tra loro e a fare sorridere (più che ridere) su temi terribilmente seri, in modo molto umano e toccante. Questo però ha rovinato il Benigni degli esordi, lo ha stravolto.
Vedendo “Le Tigre e la Neve” appare evidente che Roberto, schiacciato dal peso del suo capolavoro, e forse un po’ montato dal fatto che la critica di mezzo mondo l’ha inopportunamente definito “il nuovo Charlie Chaplin” (cara critica di mezzo mondo, per favore, smettila di dire cavolate. Chaplin è Chaplin, e Benigni è Benigni, senza nulla togliere ad alcuno dei due, la differenza è evidentissima), abbia a tutti i costi provato a replicare le atmosfere di “La vita è bella”, senza ovviamente riuscirci.

Il risultato è disarmante:
1) “La Tigre e la Neve” NON E’ un film comico. Anzi, è il film di Benigni che fa meno ridere in assoluto, un po’ perchè non c’è nulla da ridere, un po’ perchè, volendo far ridere su temi delicati di attualità, è più difficile lasciarsi andare come solo lui saprebbe fare. Ci sono pochi momenti comici e geniali, se non la battuta inflazionata in tutti i trailer (e quindi già bruciata, infatti al cinema non ha più riso nessuno) “l’arma di distruzione di massa, l’ho trovata io!” e la scena in cui Roberto, imbottito di medicinali e flebo da portare all’ospedale di Bagdad, incontra un commando americano che lo crede un terrorista imbottito di esplosivi.
2) “La Tigre e la Neve” NON E’ nemmeno un film drammatico. La voglia di far sorridere con temi drammatici ne smorza inevitabilmente la carica
3) “La Tigre e la Neve” NON E’ un film di denuncia. Troppo “politically correct” per esserlo. Se vuoi denunciare la situazione attuale, denunciala, lasciando trasparire il tuo pensiero. In questo film è tutto quanto tropo smorzato per poter costituire una denuncia che possa definirsi tale.
4) “La Tigre e la Neve” infine NON E’ nemmeno un film così tanto poetico come lo descrivono tutti. Almeno per me non lo è: non basta infarcire il film di citazioni tratte da opere poetiche più o meno famose (così tante, che a citarle tutte bisognerebbe trascrivere tutto il film), per dire di aver confezionato un film che parla di poesia.

Ciononostante ci sono cose del film che si salvano. Alcune scene sono ben riuscite, ad esempio l’incontro tra il protagonista e il farmacista di Bagdad che dovrebbe aiutarlo a trovare la medicina giusta, o la già citata scena del commando americano. Promossa a pieni voti la colonna sonora di Piovani, con la partecipazione straordinaria di Tom Waits nella parte di se stesso, e la sequenze oniriche che aprono il film, uno dei pochi momenti davvero toccanti e stralunati, forse davvero poetici, del film.
Peccato che poi la solita morale che “l’amore salva tutto e tutti e vince su tutto” sia un po’ inflazionata, e non la si colga così pienamente da far dire di aver visto un bel film. Peccato. Forse è meglio tornare a far ridere in modo intelligente senza fare la morale a nessuno, come facevi agli esordi, no, Roberto?

Una Cattiveria Colossale: in tutto questo, finalmente, la moglie Nicoletta Braschi, pessima ed inespressiva attrice da sempre, ciononostante onnipresente in tutti i film del marito, ha trovato una parte addatta a lei, e interpretata alla perfezione: quelle della malata in coma! :-P

La Sposa Cadavere

Saturday, November 5th, 2005 by

Non è un film per bambini, questo era chiaro a tutti, non a chi giorni fa s’è trascinato il figlio piccolo a vedere questo animato di Tim Burton. Risultato: il figliolo s’è morto di paura, senza motivo.
Erano comunque abbastanza lontani, il film me lo sono goduto in pace, popcorn e coca-cola.
Sulla genialità di Burton s’è detto pochi post fa. Questo è il suo primo animato che vedo, A nightmare before Christmas lo vedrò a giorni, l’impressione per ora è ottima.
Ho la sensazione che T. Burton adori le citazioni cinematografiche, libri ammucchiati disordinatamente su pavimenti, dentro armadi sgangherati e su scale instabili, deve avere una passione anche per le case diroccate e i disegni sghembi. Tutto sommato credo di adorarlo, soprattutto per i libri confusi.
L’idea base del film è interessante, originale, romantica, divertente e infine imbarazzante per chi ci si dovesse ritrovare all’improvviso; provare a immedesimarsi in Victor il vivo trovatosi sposato a una simpatica e carina, ma pur sempre freddina, sposa cadavere. Terrificante.
Figurarsi, ai più fa senso l’idea di un matrimonio con un vivo!
I personaggi sono geniali: vividi e allegri i morti, mentre per contrasto sono i viventi ad essere grigiastri, spenti, tristi e calcolatori perfidi. Non posso commentare le forme dei visi, si dovrebbe analizzarli tutti, ci trovate le forme più strane e tutte perfette.
Personaggio preferito? Uno scheletro ballerino-canterino da musical di Chicago. Victor il vivo doppiato in inglese da Depp è disegnato a sua immagine, innegabile, il feeling tra l’attore e il regista traspare anche da questo.
La grafica e l’animazione nemmeno le si può commentare, strabilanti. Dovendo per forza trovare un neo si dica che i dialoghi trascinano poco la storia nella parte centrale del film, ma la perfezione in fondo è noiosa.

Perchè tornare su quando la gente muore dalla voglia di scendere quaggiù?