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Posts Tagged ‘Rosario Dawson’

Death Proof

Sunday, October 20th, 2013 by

Me l’immagino cosí io quando han chiesto a Kurt Russell se voleva fare un film con Tarantino. Mi immagino gli abbiano detto una cosa tipo:

‘Tu sei un pazzo fulminato con una brutta cicatrice sul viso, insegui ragazze che stanno passando una serata alcolica di puro divertimento tra di loro. Le insegui a bordo di una macchina ‘death proof’ tamarrissima con tanto di teschio disegnato sul cofano e un papero cromato come simbolo. Qualcuno potrebbe farsi male, magari anche tu, ma nel mentre Vanessa Ferlito ti fa una lapdance tipo questa:

Roba da diventare lesbica.
Fossi stata Kurt Russell avrei detto una cosa tipo: ‘Dove firmo?’.

Il resto é puro Tarantino; ci sono un mare di dettagli femminili, piedini al vento, pancini scoperti, gambe lunghissime, capelli selvaggi.
La storia é tutta un riferimento e un omaggio ai B movies che Tarantino adora, un bellissimo omaggio. La fotografia é la sua: spettacolare come sempre; in certi punti la pellicola é fintamente tagliata male, come certi film degli anni 70 appunto.
Kurt Russell é uno strepitoso cattivo. Le ragazze, ‘the girls’ come sono accreditate dei titoli di testa, sono perfette, ce n’é una per tutti i gusti. L’incredibile Rosario Dawson, che ogni volta mi domando da che pianeta sia arrivata, e la stuntwoman Zoe Bell (Uma Thurman in Kill Bill), che nel film interpreta … se stessa!

Tarantino o si odia o si ama, io ho deciso da tempo da che parte stare, Death Proof é l’ennesima piacevole conferma.

Le donne di Tarantino

Thursday, September 18th, 2008 by

Un bel post della Giulia, denso di link a spezzoni video, è dedicato alla rappresentazione delle donne nei vari film di San Quintino (dal leggendario Pulp Fiction al bizzarro Grindhouse).
Non ci avevo mai fatto caso, ma è indubbiamente vero. I personaggi femminili di Tarantino sono vere eroine post-femministe. Non più “damigelle in pericolo” che devono essere salvate dal’uomo di turno, nè stupide “oche” al traino, ma nemmeno virago mascolinizzate. Tarantino vive in un mondo tutto al femminile, dove le donne fanno di tutto, e meglio, degli uomini.
E’ il post-femminismo, baby.

Per dire, se l’avesse girato Tarantino, Ann Darrow a King Kong l’avrebbe preso a calci nelle palle…

Sin City

Tuesday, June 14th, 2005 by

In genere posso bullarmi di avere un intuito abbastanza buono per i film e raramente mi sbaglio sulla prima impressione (o magari più che intuito è semplice culo). Quando ho visto il trailer di Sin City ho pensato: “o è una cagata pazzesca (fantozzianamente parlando, è chiaro) oppure è un figata assurda”. La seconda che hai detto, per fortuna.

Al di là del fatto che la storia possa o meno piacere (è così estremamente e gratuitamente violento da dare persino fastidio all’inizio), è di sicuro uno dei film più innovativi e creativi degli ultimi anni. Miscela in modo incredibile le tecniche digitali con un uso magistrale del bianco/nero e soprattutto del colore (anzi delle macchie di colore) e riesce a rendere alla perfezione il mondo di china creato da Frank Miller (il Maestro che ha resuscitato Batman, mica cazzi), a dare l’impressione del fumetto senza diventare un cartone animato. La trama è così fedele all’originale che i fumetti possono quasi essere considerati la storyboard del film (l’unica dolorosa assenza: il topless di Jessica Alba, sigh sigh!) e per chi ama il tratto e il disegno di Miller è una vera goduria per gli occhi.

Con un cast d’eccezione per le mani, tra cui meritano una citazione speciale un redivivo Mickey Rourke, un inquietante Elijah Wood e una Jessica Alba così bella da far svenire, Rodriguez (con lo zampino di Tarantino, bizzarramente accreditato come special guest director) si sbizzarisce a intrecciare tre delle storie di Miller (The Hard Goodbye, The Big Fat Kill, That Yellow Bastard più una citazione da The Customer is Always Right). Un mondo perduto di killer e prostitute, poliziotti corrotti, potenti e ricchi psicopatici, spogliarelliste e maniaci, perchè se svolti l’angolo giusto a Sin City puoi trovare di tutto. Una Città del Peccato dove tutti sono “cattivi”, soprattutto i “buoni”, e dove non esiste speranza o possibilità di perdono. E dove il riscatto può passare improbabilmente attraverso una puttana che ha l’odore che dovrebbero avere gli angeli e per cui valga la pena morire, per cui valga la pena uccidere, per cui valga la pena andare all’inferno.
Amen.

An old man dies. A young girl lives. Fair trade.