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Posts Tagged ‘Woody Allen’

Melinda and Melinda

Wednesday, January 20th, 2010 by

Sempre cercando di colmare le mie lacune cinematografiche sere fa ho visto questo film di Allen. Per l’ennesima volta mi sono ritrovata a pensare che Allen é un genio, non una gran novità, vero ma é un pensiero che mi si fissa sempre più. So che in queste pagine non sono sola.
La trama é semplice e potrebbe sembrare già vista se la si guarda superficialmente. Quattro amici al tavolo di un ristorante discettano di tragedia e commedia, poi due di loro si lanciano una piccola sfida mentale. Partendo da un’incipit comune, da una storia semplice, uno di loro svilupperà una piccola deliziosissima commedia, l’altro una tragedia non cupa ma decisamente “greca”.
Molti i dualismi in atto insieme a quello tragedia VS commedia, cinema VS teatro, Stravinsky VS jazz; piacevoli da notare e perfetti come sfondo alle storie.
Cosa scegliereste di vivere? Cosa rende la vita interessante e degna di esere vissuta? Qual é la vostra sfumatura preferita? quella in cui vi sentite “voi” fino in fondo?

Possiamo guardare questo film sottolineando gli innumerevoli spunti filosofici, oppure lo possiamo guardare come un film ben fatto, non memorabile come Match Point, ma godibilissimo, pieno delle immancabili battute fulminanti di Allen.

Hobie: You feel like we don’t communicate anymore?
Susan: Of course we communicate. Now can we not talk about it anymore?

Titoli di testa: bianchi su sfondo nero, in perfetto stile newyorkese, molto classici, molto Woody Allen.

Tutto quello che avresto voluto sapere…

Friday, May 29th, 2009 by

Devo ammettere che non sono mai stato un fan sfegatato di Woody Allen. Mi piace tendenzialmente per le singole battute, che spesso (se non sempre) mostrano l’intelligenza enorme che ci sta dietro, e spesso dicono delle verità incontrovertibili. E poi sono disarmanti, battute disarmanti.
Non sono mai stato un fan dei suoi film, forse più per un semplice disinteresse superficiale, che per una scelta consapevole. A dirla tutta il mio è forse un caso atipico, perchè ho conosciuto Woody Allen di recente, nei suoi film che sicuramente non sono campioni di risata, ma al contrario mostrano uno spirito ben più drammatico.

Partendo da lì sono andato a ritroso, e qualche settimana fa, in una specie di serata in cui in compagnia di amici ho guardato due grandi classici della risata (uno quello di cui parlo, l’altro l’indimenticabile “Frankenstein Junior”), mi è capitato di vedere “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non avete mai osato chiedere“. Ironia della sorte, qualche giorno fa mi sono imbattuto in un clip segnalato da un altro conoscente, proprio tratto da questo film.

Fare una recensione del film è impossibile, è sufficiente dire che film così non li fa più nessuno, o forse non li ha mai fatti nessuno. Perchè riesce a dire tutto quello che c’è da dire, senza essere eccessivo, volgare e gratuito, ma essendo comunque molto molto kitsch. E spesso così idiota da rasentare l’incredibile… impossibile non riderci su.

E’ difficile da spiegare… Più di mille parole, valgono 10 minuti, da vedere (e rivedere) assolutamente.

Vicky Cristina Barcelona

Sunday, March 15th, 2009 by

Chiariamolo subito a scanso di equivoci: nonostante l’abbia scoperto in tempi recenti, alla sottoscritta Allen piace da impazzire, come regista intendo. Non sostengo che abbia fatto solo capolavori, ma i suoi film hanno tutti qualcosa di geniale, di profondo, di ridicolo, di esagerato, di provocatorio, lasciano il tempo di pensare e ti fanno capire certe cose o te ne fanno vedere altre che non avevi mai considerato. Per questo mi piace.

Questa pellicola non fa eccezione, molto godibile, divertente, con luci spettacolari, Allen sa fare di più ma forse questo film va bene così com’é.
Qualcuno nei commenti allo stesso film sul un altro blog cinefilo ha detto che se Allen girasse un film a Pescara o Legnano farebbe venire voglia di trasferirsi perfino lì. E’ dannatamente vero, la Barcellona ripresa é calda, assolata, giovane, in perenne movimento, piena di ormoni, di cose belle e di vino tinto, ma quanto bevono in questo film?

Storia: due amiche americane assai diverse tra di loro trascorrono l’estate a Barcellona ospiti di amici. A una mostra incrociano un artista folle noto per il burrascoso passato con l’ex moglie, fanno conoscenza, una della due decide che é giunto il momento e il luogo di buttarsi in un’altra avventura assecondando l’artista e seguendolo in un viaggio che durerà tutta l’estate.
Il film parla di molte cose, parte lento, arriva al culmine, poi torna indietro. Sembra banale, sembra il trionfo della normalità e forse lo é. Ci racconta molte cose sulle relazioni tra persone, sull’amore, sugli equilibri amorosi che forse non sempre prevedono due cuori e una capanna per funzionare, a volte ne servono tre di cuori. Così come certe volte ti serve qualcuno molto distante dal tuo modo di essere per capire cosa non vuoi, per capire quale sia il tuo talento e per seguirlo, per scoprire che non sai dove andare ma sai che devi provare altro.

La famigerata scena del bacio saffico, molto bella, sexy, per niente volgare e decisamente intrigante, non vale l’espressione di S. Johansson quando racconta all’amica e al di lei pedantissimo fidanzato, delle sue esperienze saffiche e della vita a tre: un’espressione semplice, rassicurante, dolce, come stesse dicendo che ha assaggiato il gelato al gusto pistacchio e davvero non é niente male. Insomma fa sembrare tutto una cosa normale, stuzzicante certo ma per nulla morbosa o deviata.
La morbosità sta davvero sempre negli occhi di chi guarda, forse.

A molti é parsa noiosa la voce narrante fuori campo, a me non é dispiaciuta affatto, evidenzia alcuni aspetti della storia e rende più corale il film. Poi forse é stata mal tradotta, vai a sapere lo scempio che han fatto in italiano.

Scarlett Johansson dovrebbe imparare a tenere in mano una macchina fotografica! Per il resto questa ultima musa di Allen ha il pregio di sembrare sembre bimbesca nelle sue espressioni, anche le scene più calde risultano passionali e intriganti ma in modo così lieve ed elegante che nessun’altra forse avrebbe potuto interpretare il ruolo altrettanto bene.
A Penelope Cruz la parte della pazza isterica viene molto bene, sarà perché é latina? Non so se era davvero un’interpretazione da Oscar, però ammetto la sua bravura in questo ruolo, molto sexy anche lei.
Rebecca Hall é davvero parecchio carina e molto brava nel ruolo della bilanciata, razionale, fidanzatissima talvolta petulante americana che però scopre qualcosa nel suo profondo, qualcosa che non sapeva.
Poi c’é Javier Bardem, l’avete presente? No, non é bello, lo so e dopo la sua spettacolare ma allucinante interpretazione ne “Non é un paese per vecchi” temevo di non riuscire più a trovarlo conturbante, invece … invece lo é eccome. Nello stereotipo dell’artista genialodie svitato, sexy, sbruffone, affascinante, sensibile. La smetto, ma resta uno schianta-ormoni.

Vicky: Oh, right. you’re asking us to fly to Oviedo and back.

Juan Antonio: Mmmm. No, we’ll spend the weekend. I mean, I’ll show you around the city, and we’ll eat well. We’ll drink good wine. We’ll make love.

Vicky: Yeah, who exactly is going to make love?

Juan Antonio: Hopefully, the three of us.



Nota d’apprezzamento: Robsom e io abbiamo visto il film all’ultimo spettacolo dell’ultimo giorno di proiezione, in sala eravamo in 6 (sei) persone. Praticamente una proiezione privata, un’esperienza che consiglio appena possibile.

Match Point

Wednesday, January 25th, 2006 by

Secondo alcuni Allen si può solo amare o odiare, niente vie di mezzo, forse è vero. Per chi ama uno dei registi più controversi dei nostri tempi questo è certo un capolavoro.
Molto british, inquietante, realistico, ironico senza farti ridere, con un ritmo in crescendo che forse inzia un po’ troppo lento.
Il nostro eroe cattivo, Chris Wilton, con cui si stringe un patto di simpatia da subito è un maestro di tennis, un perfetto J. Rhys-Meyers, che si infila senza problemi nella ricca vita famigliare degli Hewett in quel di Londra. Entra a far parte della loro serena vita fatta di cene costose, Cartier, maglioncini di vigogna, champagne e opera. Si invaghisce della sorella del suo iniziale allievo di tennis ed amico, diventa dipendente del padre di lei, la sposa. Fin qui tutto si svolge tra i campi da tennis in erba verdissima, ville di campagna piovose e battute di caccia alla quaglia. Poi arriva qualcosa a riportarci nella realtà di tutti, una strepitosa S. Johansson nei panni di Nola, irresistibile futura cognata dell’eroe cattivo.
Succede il pervedibile: invaghimento dei due, passione, tradimento, bugie, la tragedia finale.
Forse lo svolgimento sembrerà scontato letto in questa pagina, non lo è. Allen ci racconta magistralmente la difficoltà di assumersi le responsabilità delle proprie azioni, ci spiega come una volta raggiunto il successo è assai difficile scegliere di lasciarlo. Ci racconta di reali situazioni che tutti viviamo o vediamo vicino a noi: vite basate sull’inganno, sull’opportunismo, sulla finzione, con la freddezza di un giocatore di pocker professionista.
Allen ci fa sentire vicini al cattivo eroe, al punto che vorremmo se la cavasse, nonostante sia palese il suo errore, fino alla fine si resta indecisi, non si vorrebbe la fortuna gli girasse le spalle.
Allen ci mostra infatti come la fortuna nella vita conti più del talento, molto di più.
Il colpo da maestro è il finale, che non voglio svelarvi, ma tenete ben presente la scena inziale del film. Una pallina da tennis in volo dopo aver sfiorato la rete può cadere al di qua o al di là della rete stessa. Di qua si perde, di là si vince. Nella vita di Chris Wilton è la stessa cosa: un anello lanciato nel Tamigi può rimbalzare contro il parapetto e restare sulla balaustra dalla sua parte: il nostro eroe perderà o vincerà?
Da vedere.

Chris Wilton: Hai idea di che effetto hai sugli uomini?
Nola Rice: Pensano che io sia qualcosa di molto speciale.
Chris Wilton: E lo sei?
Nola Rice: Nessuno ha mai voluto i soldi indietro!

Note dell’autrice: d’ora in poi dovrò prenotare e pagare due posti in più al cinema perchè sempre più spesso mi capita di avere vicini molesti. Stavolta i due geniali vicini avevano decisamente sbagliato film, immagino avessero visto una scena sexy nei trailers e si erano convinti fosse un film più leggero e diverso, alla VacanzediNatale, temo. A parte il fatto che la bocca di S. Johansson può lottare in sensualità con quella della Joile, certi sguardi poi lasciano senza fiato, ma non tutti sono capaci di emozionarsi e/o eccitarsi per uno sguardo, troppo complicato immagino. Detto ciò: prenoterò una sala intera la prossima volta, avere vicini che mangiano tre mastelloni di pop-corn, escono durante la proiezione per prendere cola e caramelle, ridono dove non c’è da ridere e urlano, è troppo per una cinefila come me, troppo, troppo. Che nervi.