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Archive for February, 2006

Orgoglio e Pregiudizio

Friday, February 24th, 2006 by

Potevano un gruppo di squilibrate come il mio personale entourage perdersi questa bellezza di romanticismo britannico targato J. Austen? No, infatti ce lo siamo goduto. Niente scassazebedei in sala e tanto voglia di una storia d’altri tempi.
Non vi racconto i dettagli della storia che si riassume in: amore tormentato, controverso, scorbutico, sincero, tra un’orgogliosa bellezza femminile, Elizabeth, e un finto anaffettivo molto maschio, Mr. Darcy, dotato di quel tanto di pregiudizi che la nostra eroina si divertirà a demolire.
Chi ha letto il libro godrà di una versione dai dialoghi perfetti, sembra che in lingua originale sia un piccolo capolavoro linguistico. E questo di per sè é cosa già preziosa.
Ogni donna che si rispetti nella sua fase romantica avrà sognato di trovarsi nei panni di Elizabeth almeno una volta, certe volte è doveroso sognare uomini d’altri tempi, anche per apprezzare quelli che ci ritroviamo adesso. Ci si consola un po’ così.
Tutto quanto viene sapientemente mischiato con scene di ilare britannicità: perfette le isteriche sorelle e l’ansiogena mamma di lei, strepitoso l’imbranato amico di lui. Figura minore ma potente il padre dell’orgogliosa Elizabeth, merita la citazione finale.
Andate a vedere questa bellezza solo se siete disposte, una volta uscite dalla sala, a tenervi comunque l’anaffettivo maschio che avete al vostro fianco, Mr Darcy non esiste, non è detto che non sia un bene in fondo, tutto quel guardarsi e non sfiorarsi mai è stressante dopo un paio di ore per una ragazza del 2006!

Mr Bennet (alla figlia che si rifiuta di sposare un bigottissimo pretendente): “Vostra madre non vi vorrà più vedere se non sposate Mr Collins … ed io … non vi vorrò più vedere se lo sposate.”

Kung Fu Mahjong

Tuesday, February 21st, 2006 by

Probabilmente dovrei smetterla di vedere film cinesi in lingua originale. Anche se stavolta non è colpa della solita signorina.
Kung Fu Mahjong è una parodia demenziale della mania dei cinesi per il gioco d’azzardo e della “subcultura” del mondo dei giocatori di Mahjong (un gioco orientale di allucinante complessità). E’ un pò un peccato che non si riesca ad apprezzare fino in fondo senza conoscere il Mahjong e ignorando la maggior parte dei riferimenti culturali. Ma l’umorismo (o la scemenza, fate voi) dei cinesi non è certo così sottile da impedire anche a dei poveri occidentali di passare un paio d’ore ridendo come deficienti. Sia chiaro: è una solenne stronzata. Siamo più o meno dalle parti di Ku Fu? Dalla Sicilia con furore, per dire il livello. Ma in salsa cantonese, il che fa ancora più trash, se possibile. Insomma, va benissimo per una serata al cazzeggio con qualche amico, tanta birra e un cartone di pizza, dopo una bella sciata.

P.S.: mi si perdonerà se non ci metto la tradizionale citazione a questo post, ma ho qualche problemino con il cantonese. Non è mica facile come il mandarino, che credete?

The Island

Saturday, February 18th, 2006 by

Dato che, dopo alcune pessime esperienze (nel caso specifico si tratta di uno dei più brutti film mai visti, e per fortuna che l’ho visto in tv dove di tanto in tanto la pubblicità allietava la serata) ho deciso che non avrei mai speso dei soldi per vedere un film di quest’uomo (e faccio notare lo spessore della sua filmografia), ieri sera ho avuto modo di scroccare la visione a casa di un amico di un film che sulla carta pareva molto promettente.
The Island si presenta al pubblico con la promessa di essere un film di fantascienza che aiuta a riflettere su un aspetto molto importante e controverso del nostro futuro prossimo: quello della clonazione di esseri umani.
“Lincoln 6 Echo”, il protagonista, vive in un mondo futuro (neanhe tanto, solo nel 2019) pulito, ordinato, in cui è vietato toccare altre persone e in cui un sistema computerizzato centrale gestisce la dieta e la attività fisiche e di svago per ogni individuo, e in cui il “sistema” imposto dall’alto sembra voler garantire felicità a tutti, salute e benessere.
In particolare la speranza per tutti gli abitanti della comunità, che sono obbligati a restare rinchiusi a causa di una contaminazione esterna di non precisata natura, è quella di essere estratti alla Lotteria, e di poter in questo modo raggiungere “L’Isola”, una specie di paradiso incontaminato in cui i prescelti dovranno riprodursi per dare origine ad una nuova stirpe umana migliore della precedente.

Fino a qui tutto bene, anzi, pure troppo. Pochi errori di sceneggiatura, ottima ambientazione, il regista, amante di esplosioni ed inseguimenti, praticamente irriconoscibile. Idee carine e in parte ben sfruttate.
Poi sopravviene l’imponderabile e tutto precipita: il film e le palle dello spettatore.
Nel momento in cui i due protagonisti riescono a fuggire dal luogo in cui sono stati convinti con l’inganno ad essere rinchiusi, e scoprono la turpe e bieca verità (ovvero di essere carne da macello, ovvero la “polizza assicurativa sulla vita” di ricconi che hanno speso 5milioni di dollari per farsi clonare ed avere così sempre pronti organi nuovi da farsi trapiantare e l’eterna giovinezza a portata di mano), quanto più è turpe la verità scoperta, tanto più i protagonisti e il regista se ne fregano. Volevate meditare, raccogliere spunti di riflessione? Allora dovevate andarvi a vedere un documentario sulle foche, perchè qui c’è MICHAEL-BAY e c’è THE-ISLAND, mica pizza e fichi, YEAHH!!
Nel momento in cui i protagonisti mettono piede a Los Angeles, si avvia una sequela infinita di inseguimenti,esplosioni, esplosioni, esplosioni, incidenti, palle di ferro da 10 gigatonnellate che cadono dai camion e colpicono automobili, elicotteri che si incidentano tra loro, elicotteri che si incidentato con camion, per non parlare di una grande “R” che si stacca dall’insegna di un palazzo, cade per 50 piani sopra un elicottero, il quale cade su un camion, in quale cade su…. vabbè avete capito: è una merda!
D’altra parte Michael Bay, il regista tra i più acclamati di Hollywood, nonchè il più inutile, non poteva deludermi così, facendo un film intelligente e con delle idee. Anzi, a pensarci bene ha fatto meglio del solito: ha preso delle ottime idee e le ha distrutte una per una. E a lui piace distruggere le cose, lo si vede chiaramente dai suoi film…

PS: se vedete il DVD del film, non perdetevi il “Making Of”, vi perdereste una delle più grandi sboronerie mai viste. Il regista che ci spiega come ha fatto a fare quelle scene spettacolarissime. Niente computer, tutto vero. E’ bellissimo vedere la sua faccia orgasmica mentre racconta come ha buttato via 1 milione di dollari per fare la scena della grande “R”, o quella delle palle di ferro che cadono dal camion. Soprattutto quando dichiara che non ci può fare nulla, a lui piace distruggere le cose.
Ancora più bello è l’aiuto regista, che sembra uscito dal Rocky Horror, che aggiunge che gli dà molta soddisfazione sapere che la gente va al cinema a vedere queste cose più uniche che rare…
Al cinema? AL CINEMA?!?! E’ già tanto che il dvd di ieri sera non era piratato…. 😛

Tanto tempo fa…

Saturday, February 18th, 2006 by

In un bar lontano lontano agli estremi confini della capitale dell’Impero……

(rullo di tamburi, parte la sigla)

Il nostalgico post con cui Gin pubblicizzò a suo tempo la nascita di questo blog a più mani, mi ha fatto tornare in mente i bei tempi in cui noialtri si aveva un cazzo da fare tutto il giorno. E di quando, in un pomeriggio assolato che aveva spinto certe persone a indossare interessanti magliettine, ci capitò tra le mani un copia di Famiglia Cristiana. Per quale motivo una copia di Famiglia Cristiana si trovasse in quel luogo di perdizione e come ci fosse arrivata, è rimasto uno di quei misteri insoluti che tormentano l’umanità (un po’ come Atlantide, il Santo Graal e l’esistenza di Rutelli). Fatto sta che, in preda ai postumi della lezione di Geopedologia e sotto l’influenza di dosi massicce di caffeina e coca(-cola), dopo aver esaurito le possibilità di intrattenimento offerte da Gin e il suo chupa-chups, qualcuno ebbe l’insana idea di sfogliarla. Fu allora che scoprimmo l’esistenza delle recensioni preventive. La recensione preventiva è un tipo particolare di recensione che si fa prima di guardare un film, allo scopo, suppongo, di preservarsi dalla contaminazione morale che Hollywood Babilonia diffonde per il mondo. La sublime idiozia di tutto ciò ci entusiasmò a tal punto da spingerci ad andare a vedere Fight Club (giudicato, se non ricordo male, “moralmente ignobile”) il pomeriggio stesso.

Non so se Famiglia Cristiana continui a pubblicare recensioni preventive, ma tanto per ribadire che questo è un mondo basato sulla imbecillità, sono riuscito a scovare qualcosa di altrettanto strepitoso: il sito christiananswers.net, un’incestuosa riunione di cattolici ed evangelici, un covo di born-again christians d’oltreoceano, dove si possono leggere illuminanti saggi come “Ma Adamo aveva l’ombelico?” e acquistare fantastici video come “Storia di Dio: dalla creazione all’eternità”. Insomma gente che vive in un mondo ovattato tutto suo (una stanza imbottita?), dicendo a tutti che Gesù è la risposta, però loro non hanno ben capito la domanda e se, per favore, gliela si potrebbe ripetere. Tra le altre cose, christiananswers.net contiene uno sterminato archivio di recensioni morali, di film, serie TV e videogiochi (la triade del male del bravo bigotto del XX secolo, mancano solo i fumetti).
Così oggi qua si inaugura una nuova rubrica, dedicata a chi non ha voglia di perdere tempo a leggere lunghe recensioni in inglese che normalmente rivelano tutta la trama del film, ma che non può assolutamente perdersi capolavori di involontaria comicità come la recensione di A Beautiful Mind scritta da uno che soffre di Disturbo da ansia generalizzata:

A Beautiful Mind è veramente un capolavoro di recitazione, regia e sceneggiatura. Anche se le scene del crollo mentale di Nash possono essere troppo intense per i bambini, questo film è una perfetta terapia per chi è in cerca di ispirazione. Fornisce la prova che le persone POSSONO guarire e spesso GUARISCONO. Ho lasciato il cinema più felice… più leggero… meno disperato, con la coscienza che non c’è davvero motivo per cui la speranza debba cessare. E’ questa una virtù Cristiana? Certamente. Il sottile messaggio trasmesso è che “posso fare tutto, grazie a Cristo che mi dà forza”. A Beautiful Mind non dice proprio così, ma è certamente uno dei film più spirituali che ho visto. E’ una scelta eccellente per chiunque creda che uno non deve mai smettere di desiderare, sperare e pregare di guarire. Questo film è davvero un dono e ha il mio voto per “Miglior film del 2001”. Grazie alla scienza moderna, c’è una medicina per il mio disordine, ed è arrivata l’ora di prenderla. Io ringrazio Dio ogni giorno per questo.

I segreti di Brokeback Mountain

Tuesday, February 7th, 2006 by

Io che credevo di vedere una sciocchezza hollywoodiana mi sono trovata di fronte a un film drammatico, toccante, crudo che mi ha lasciato senza parole alla fine della proiezione e zeppa di pensieri per giorni.
Innanzitutto è un film ben fatto: scene naturali mozzafiato, paesaggi incantevoli e struggenti, dialoghi intensi, un buon doppiaggio, riprese sempre perfette, nessuna volgarità, nemmeno nella scena più intensa, il primo incontro sessuale che pure è al limite della violenza.
Ma a fare la differenza sono le interpretazioni e la storia in sè. I due cowboy, Jack e Ennis, che si incontrano mentre sorvegliano un gregge di pecore, sono perfetti, non so quanti altri eterosessuali avrebbero potuto interpretare tanto bene due omosessuali. La scoperta della reciproca attrazione avviene in modo crudo, una scena che lascia senza fiato, la sala intorno a me s’è bloccata in un respiro mozzato univoco. E non succede spesso purtroppo.
Da essere umano posso dire che esco dalla sala con un’idea rafforzata: l’amore, l’affetto, l’attrazione tra due persone non ha nulla a che vedere con la razionalità, con quanto stabilito da leggi umane o ipotizzate divine, nasce e vive spontaneo senza un senso apparente.
Da donna vi racconto di essermi commossa, senza lacrime umide, di fronte alle evidenti difficoltà che una relazione del genere deve affrontare, perchè questa è un’ingiustizia profonda. Comunque la si pensi al riguardo. Mi sono commossa per quanto l’affetto e la passione sono ben raccontati, mi sono fatta trascinare in questa storia di attrazione sconvolgente, tale da farti perdere la testa. Questa è la passione sincera, giusta, sempre.
Poi mi sono incazzata perchè l’idea che un uomo (o una donna) possa costruirsi un alibi grande quanto un matrimonio con figli per coprirsi le spalle, per opportunismo, per cercare di nascondere a se stesso le proprie sensazioni è tristissimo. E’ terribilmente ipocrita. Non lo scopro ora, ma balza all’occhio durante la proiezione; i nostri sono eroi moderni, con tanti problemi e altrettanti difetti. Molto veri.
Si diceva con amiche che forse gli uomini sono più promiscui per natura, cioè tendono ad avere più partner (omo o etereo che siano). In fondo la loro funzione in natura è solo spargere del seme, in questo la natura ha costruito bene le sue creature. Non ha fatto i conti coi sentimenti, forse non erano previsti. E sono questi ultimi a giocare il ruolo importante; non è questa una storia boccaccesca di due gay su cavallo. E’ un’intensa rappresentazione dell’amore, dell’irrazionalità, della paura, della generosità, dell’affetto, e soprattutto del bisogno assoluto dell’altro.

“non c’è mai abbastanza tempo, mai abbastanza …”

Curiosità_ la moglie di Ennis, sua partner nel film e nella realtà, sembra abbia costretto i due cowboy a ripetere più volta una delle scene più intense, un bacio appassionato a cui la moglie, fino ad allora ignara, assiste per errore. Questo poter essere perfettamente dentro la sensazione che ogni donna proverebbe scoprendo tale tradimento, e per rendere assolutamente credibile quel bacio. Non so se è merito di tante ripetizioni, ma quella scena è perfetta.
Non perdetelo.