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November 2005
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La Fabbrica dei Sogni

You only live twice or so it seems. One life for yourself and one for your dreams.

Comments 13 Harry Potter e il calice di fuoco

Ve lo dico: la prossima volta che vado al cinema lo spettacolo deve iniziare alle 22.30 e inizia invece alle 23, sparo nel proiettore. Se ci aggiungono poi un intervallo, mai esistito in quella sala, di 15 minuti buoni, li denuncio. Non si interrompe un film così a caso.
Nonostante ciò il film me lo sono goduto. Harry cresce e come accade anche ai babbani, finisce in quel guaio chiamato adolescenza, complicato dalla presenza di “chisaitu” che lo vuole morto, secondo copione di ogni cattivo imbecille che si rispetti.
Un episodio più cupo e complesso dei precendenti, in cui il nostro mago affronta prove personali molto dure e gli amici sono lo sfondo della sua crescita a complicare le cose con le prime cotte serie. Hermione e Ron sono solo adorabili e le incomprensioni che si generano tra ragazzi e ragazze perfette. Harry che cerca disperatemente di invitare al ballo una bella compagna è strepitoso, sembra umano anche lui. Il dramma è che certe cose non migliorano crescendo, lo sapranno a Hogwards?
Le ambientazioni sono molto gotiche, il freddo si sente direttamente, il dubbio è che questo dipenda dal fatto che il regista M.Newell è il primo britannico a dirigere la serie. O forse era l’aria condizionata accesa in sala? a fine novembre! Il film dura due ore e mezza ma non bastano per evitare tagli di alcune scene, prima fra tutte l’iniziale competizione, la Coppa Mondiale di Quidditch che nel libro occupa parecchie pagine affascinanti. La sensazione è che sia stata necessaria un’opera di semplificazione estrema per far stare tutto il romanzo in un film unico.
Musica ed effetti speciali non fanno rimpiangere gli episodi precendenti, ma il film non è più solo una commedia fantastica. Da vedere.

Hermione Granger: Ron, hai rovinato tutto!


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Comments 1 Star Trek I

Capita che c’è la giornata no. Capita anche la settimana no. Quella dove tutto, ma proprio tutto, ti va storto dalla domenica al venerdì. Tanto che finisci per odiare l’umanità a tal punto che se ci fosse un altro diluvio universale faresti i complimenti a Dio per l’ottima pensata. Ognuno ha i suoi antidoti per casi del genere. C’è chi, per esempio, si dedica a shopping ossessivo-compulsivo di scarpe e lingerie. Per me Star Trek funziona sempre. Ha l’effetto di farmi pensare che in fondo c’è del buono perfino negli esseri umani. Che non è vero, ma uno ogni tanto ha bisogno di crederci per un pò.

Star Trek: Persis Khambatta Il primo dei film della serie è, credo, l’unico caso di film girato su precisa richiesta degli spettatori. La storia di Star Trek è piena di aneddoti del genere e i fans lo hanno sempre capito più e meglio dei produttori.

Come sempre Star Trek non delude quando si tratta di offrire spunti interessanti. Domande essenziali come, per esempio: può una donna completamente calva essere terribilmente sexy? Io non lo avrei mai detto, ma sì, soprattutto se è l’ex Orgoglio dell’India e ha due gambe chilometriche.

Profonde riflessioni a parte, questo è probabilmente uno dei film migliori di Star Trek, sia tecnicamente (mostra la sua età è ovvio) che come storia. E’ anche uno dei più profondi, quasi un viaggio esistenziale alla ricerca dell’essenza e della complessità della natura umana. Non temi nuovi per Star Trek, ma trattati in modo più originale rovesciando i ruoli tradizionali (donna emotiva, uomo razionale) grazie alle new-entry Ilia (vedi sopra) e Decker (che ad aver saputo che sarebbe finito a fare Settimo Cielo potevano aggiungere alla storia anche un dibattito sull’eutanasia) che si aggiungono ai tradizionali scontri McCoy&Spock, in grandissima forma. Tutti i viventi sono alla ricerca di qualcosa, sentono la loro incompletezza e cercano di colmarla. Ma come e cosa nessuno lo sa. Un’aspirazione universale, che accomuna tutte le forme viventi e la loro ricerca di una risposta a domande che non conoscono. Ma cosa succede se il creatore è a sua volta incompleto e imperfetto?
Dopotutto, tutti noi creiamo Dio a nostra immagine e somiglianza. No?

Why is any object we don’t understand always called “a thing”?


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Comments 4 Hiroshima mon amour

Detto in poche parole questo (celebratissimo) film è di una noia mortale. Mai fidarsi del cinema francese, diceva il saggio. E mica aveva torto. Hiroshima mon amour vuole essere una parabola dell’ossessione e del ricordo, della guerra e dell’amore. Avrebbe funzionato se fosse stato un cortometraggio, invece si trascina ossessivamente (appunto) e lentissimamente per un’ora e mezza, tanto che alla fine i due protagonisti sembrano più che altro due psicotici deliranti sotto l’effetto di dosi massicce di morfina. Che poi magari è quello che il regista voleva ottenere, chissà.
La scena iniziale, un montaggio di grande impatto in cui si alternano le immagini di devastazione di Hiroshima con i corpi dei due protagonisti che fanno l’amore, con la polvere che si trasforma in sudore, è praticamente l’unica cosa bella di tutto il film.

We will probably never see each other again… unless there is a war.


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Comments 2 I fratelli Grimm e l’incantevole strega

Io vi do un consiglio: risparmiate questi euro, investiteli in un’altra pellicola, seriamente.
I Fratelli Grimm è un minestrone, ma di quelli che non son venuti bene, attaccaticci al fondo del pentolone, che sanno un po’ di bruciato.
L’idea è divertente: i due fratelli girano per la Germania dominata dai francesi disinfestando cittadine e paeselli dalla paura per i fantasmi messi in azione da loro stessi. Guadagnandosi il pane furbescamente.
Il minestrone diventa lungo e troppo variopinto dopo una mezz’oretta di pellicola. I nostri eroi scanzonati vengono investiti di un compito importante, svelare il mistero che regna dietro la scomparsa di alcune bambine in un villaggio sperduto, umidiccio e inospitale.
Da qui in poi i personaggi delle fiabe cascano dentro il film a valanga, in alcuni casi a sproposito, come se avessero fatto un elenco e li avessero buttati in campo a caso. Iniziano le scene più da “brivido”, si mescolano a scenette di semplice comicità.
E io mi sono chiesta che film stessi vedendo, comico? evocativo? una fiaba noir?
Non si capisce e non si capisce nemmeno perchè il tutto debba durare così a lungo.
La Bellucci, per gli estimatori, compare in poche scene, alla fine, chiudendo il film con poche emozioni ma restando di una bellezza imbarazzante.
Cattiveria: l’attrice italica recita in inglese, si vede dal labiale, ma in Italia è stata doppiata … non da se stessa. Qualcuno ha avuto pietà per le nostre orecchie. Grazie almeno di questo.

Cavaldi (a proposito della lingua tedesca):
Come potete parlare questa lingua? Ogni parola sembra un’esecuzione.


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Comments 7 Elizabethtown

Confessione: Orlando Bloom fa parte della schiera degli intoccabili. Prendetemi tutto ma non il mio Orly, please.
Definitivamente sciroccate ce ne andiamo al cinema nella serata dedicata alle coppie, cercando di spacciarci per un terzetto lesbo. Inutile, abbiamo pagato il ridotto del mercoledì, ma non il superidotto coppiette.
Il film è una commedia divertente, a tratti poetica. Trovarsi come Drew Baylor, O. Bloom, nel guano lavorativo più profondo dopo aver toccato l’apice del successo planetario, scoprire che tuo padre è morto, convincersi di dover recuperare la salma dal paese natio dove una marea famigliar-paesana ti accoglierà con un filin di sospetto. Non sembra facile e non lo sarà.
Buona la prova di Orlando Bloom, il ragazzo ha delle belle espressioni da perso completo (è un complimento?), la fisicità lo aiuta nella conquista della sala, ma non dispero: qualcuno lo vorrà mettere alla prova con sceneggiature più impegnative, se lo merita.
Kirsten Dunst, Claire nel film, è esilarante e dolcissima, imperdibile la logorrea che la coglie al suo ingresso in scena. Sarà lei a convincere lo sventurato Drew che l’incredibile suicidio approntato e interrotto dagli eventi, può attendere.
Susan Sarandon si conferma eccezionale, la sua scena alla commemorazione del marito defunto per cinque minuti fa dimenticare il resto del cast: divertente, toccante e allegra. Forse è così che dovrebbero essere i funerali, c’è da pensarci seriamente.
Non so se c’è un messaggio profondo e recondito nel film, o se è una semplice commedia per alleggerire la serata. Esco convinta che forse la vita va presa con serenità maggiore, che le disavventure infine si superano, che un po’ di sana musica (pop, rock, country, classica…) può risolvere un momento difficile accompagnata dalla certezza di un amico vero.
Quasi dimentico: Orlando ha delle bellissime mani! Ognuno ha le sue manie; l’ho detto che infine è una commedia, vero?

Claire: To have never taken a solitary road trip across country? I mean everybody’s got to take a road trip, at least once in their lives. Just you and some music.


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Comments 3 La Tigre e la Neve

Ancora mi sto chiedendo perchè sono andato a vederlo… eppure lo sapevo.
Probabilmente non tutti saranno d’accordo con le cose che scriverò ora, ma a me questo film non è piaciuto molto, anzi è piaciuto proprio poco.
Lo ammetto, rimpiango il Benigni degli esordi. Il Benigni che fa Benigni. Quello che quando va in tv porta scompiglio, dice quello che gli passa per la testa, quasi in modo liberatorio, per sovrastare il buonismo che ci attanaglia, non quello che va a recitare Dante dicendo di essere un poeta. Quello che ha confezionato dei piccoli grandi capolavori del cinema italiano, a cominciare da “Il Piccolo Diavolo” e “Non ci resta che piangere”, ma anche i più recenti “Il Mostro” e “Johnny Stecchino”.
Tutti film comici, capaci di far ridere e pensare nello stesso tempo. Peccato che poi sia arrivato il classico capolavoro, osannato da tutti a suon di standing ovation, buonismo e premi oscar, e che ha rovinato tutto. Oddio, non voglio dire che “La Vita è Bella” non sia un capolavoro. Lo è indubbiamente, perchè riesce a mescolare generi diversissimi tra loro e a fare sorridere (più che ridere) su temi terribilmente seri, in modo molto umano e toccante. Questo però ha rovinato il Benigni degli esordi, lo ha stravolto.
Vedendo “Le Tigre e la Neve” appare evidente che Roberto, schiacciato dal peso del suo capolavoro, e forse un po’ montato dal fatto che la critica di mezzo mondo l’ha inopportunamente definito “il nuovo Charlie Chaplin” (cara critica di mezzo mondo, per favore, smettila di dire cavolate. Chaplin è Chaplin, e Benigni è Benigni, senza nulla togliere ad alcuno dei due, la differenza è evidentissima), abbia a tutti i costi provato a replicare le atmosfere di “La vita è bella”, senza ovviamente riuscirci.

Il risultato è disarmante:
1) “La Tigre e la Neve” NON E’ un film comico. Anzi, è il film di Benigni che fa meno ridere in assoluto, un po’ perchè non c’è nulla da ridere, un po’ perchè, volendo far ridere su temi delicati di attualità, è più difficile lasciarsi andare come solo lui saprebbe fare. Ci sono pochi momenti comici e geniali, se non la battuta inflazionata in tutti i trailer (e quindi già bruciata, infatti al cinema non ha più riso nessuno) “l’arma di distruzione di massa, l’ho trovata io!” e la scena in cui Roberto, imbottito di medicinali e flebo da portare all’ospedale di Bagdad, incontra un commando americano che lo crede un terrorista imbottito di esplosivi.
2) “La Tigre e la Neve” NON E’ nemmeno un film drammatico. La voglia di far sorridere con temi drammatici ne smorza inevitabilmente la carica
3) “La Tigre e la Neve” NON E’ un film di denuncia. Troppo “politically correct” per esserlo. Se vuoi denunciare la situazione attuale, denunciala, lasciando trasparire il tuo pensiero. In questo film è tutto quanto tropo smorzato per poter costituire una denuncia che possa definirsi tale.
4) “La Tigre e la Neve” infine NON E’ nemmeno un film così tanto poetico come lo descrivono tutti. Almeno per me non lo è: non basta infarcire il film di citazioni tratte da opere poetiche più o meno famose (così tante, che a citarle tutte bisognerebbe trascrivere tutto il film), per dire di aver confezionato un film che parla di poesia.

Ciononostante ci sono cose del film che si salvano. Alcune scene sono ben riuscite, ad esempio l’incontro tra il protagonista e il farmacista di Bagdad che dovrebbe aiutarlo a trovare la medicina giusta, o la già citata scena del commando americano. Promossa a pieni voti la colonna sonora di Piovani, con la partecipazione straordinaria di Tom Waits nella parte di se stesso, e la sequenze oniriche che aprono il film, uno dei pochi momenti davvero toccanti e stralunati, forse davvero poetici, del film.
Peccato che poi la solita morale che “l’amore salva tutto e tutti e vince su tutto” sia un po’ inflazionata, e non la si colga così pienamente da far dire di aver visto un bel film. Peccato. Forse è meglio tornare a far ridere in modo intelligente senza fare la morale a nessuno, come facevi agli esordi, no, Roberto?

Una Cattiveria Colossale: in tutto questo, finalmente, la moglie Nicoletta Braschi, pessima ed inespressiva attrice da sempre, ciononostante onnipresente in tutti i film del marito, ha trovato una parte addatta a lei, e interpretata alla perfezione: quelle della malata in coma! :-P


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Comments 2 La Sposa Cadavere

Non è un film per bambini, questo era chiaro a tutti, non a chi giorni fa s’è trascinato il figlio piccolo a vedere questo animato di Tim Burton. Risultato: il figliolo s’è morto di paura, senza motivo.
Erano comunque abbastanza lontani, il film me lo sono goduto in pace, popcorn e coca-cola.
Sulla genialità di Burton s’è detto pochi post fa. Questo è il suo primo animato che vedo, A nightmare before Christmas lo vedrò a giorni, l’impressione per ora è ottima.
Ho la sensazione che T. Burton adori le citazioni cinematografiche, libri ammucchiati disordinatamente su pavimenti, dentro armadi sgangherati e su scale instabili, deve avere una passione anche per le case diroccate e i disegni sghembi. Tutto sommato credo di adorarlo, soprattutto per i libri confusi.
L’idea base del film è interessante, originale, romantica, divertente e infine imbarazzante per chi ci si dovesse ritrovare all’improvviso; provare a immedesimarsi in Victor il vivo trovatosi sposato a una simpatica e carina, ma pur sempre freddina, sposa cadavere. Terrificante.
Figurarsi, ai più fa senso l’idea di un matrimonio con un vivo!
I personaggi sono geniali: vividi e allegri i morti, mentre per contrasto sono i viventi ad essere grigiastri, spenti, tristi e calcolatori perfidi. Non posso commentare le forme dei visi, si dovrebbe analizzarli tutti, ci trovate le forme più strane e tutte perfette.
Personaggio preferito? Uno scheletro ballerino-canterino da musical di Chicago. Victor il vivo doppiato in inglese da Depp è disegnato a sua immagine, innegabile, il feeling tra l’attore e il regista traspare anche da questo.
La grafica e l’animazione nemmeno le si può commentare, strabilanti. Dovendo per forza trovare un neo si dica che i dialoghi trascinano poco la storia nella parte centrale del film, ma la perfezione in fondo è noiosa.

Perchè tornare su quando la gente muore dalla voglia di scendere quaggiù?


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Comments 4 Eros

Io ho sempre avuto un rapporto difficile con il cosidetto cinema d’autore. Quell’atteggiamento da “sono un regista così bravo che faccio film solo per 5 persone perchè sono gli unici 5 al mondo che possono capire il mio genio” mi ha sempre irritato profondamente. Tanto per cominciare “Genio” ti chiamano gli altri, non ti ci chiami da solo e poi se i tuoi film (libri, canzoni, ecc…) possono essere capiti solo da 5 persone al mondo non sei un genio, ma un incompetente che non è in grado di comunicare quello che vuole. Soprattutto quando alla spocchia intellettualoide spesso si accompagnano innegabili capacità tecniche, che vengono usate tanto per far vedere di esserne in grado. E questo è quello che rovina Eros. Peccato, perchè l’idea di un film a episodi, ognuno lasciato alla fantasia di un regista diverso, per visitare l’erotismo, la passione e il desiderio mi intrigava parecchio.

Cominciamo da Antonioni, uno che è il prototipo di questo tipo di cinema. Il suo episodio (Il filo pericoloso delle cose) è una sequenza di scene mal recitate, vagamente collegate una all’altra, di cui non si capisce quale sia il filo conduttore. Indubbiamente il suo è un caso esemplare di genio incompreso.
Soderbergh, che pure è un bravo regista (e si vede), confeziona Equilibrium, un gioiellino divertente, ben fatto, ottimamente girato, con una meravigliosa gestione delle luci e dei colori che ne rivela chiaramente l’abilità. Un bell’esercizio stilistico, che però cosa c’entri con l’eros rimane un mistero che il regista non si è degnato di chiarire.
Kar Wai Wong con The Hand è l’unico che sembra essere rimasto in tema, anche se la tira decisamente troppo per le lunghe. Nella storia dell’ascesa e caduta di una prostituta d’alto bordo e della strana relazione che si sviluppa con il suo sarto di fiducia riesce a girare, senza mostrare nulla, una delle scene più sensuali che mi sia mai capitato di vedere, dimostrando abilmente che l’erotismo è innanzitutto un fatto di testa.

E’ buffo. Sei alla ricerca della purezza e finisci sempre nella merda.


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