A dieci anni dalla morte di un genio del cinema vorrei ricordare uno dei suoi capolavori.

Da un’idea di Kekkoz.
Un bel post della Giulia, denso di link a spezzoni video, è dedicato alla rappresentazione delle donne nei vari film di San Quintino (dal leggendario Pulp Fiction al bizzarro Grindhouse).
Non ci avevo mai fatto caso, ma è indubbiamente vero. I personaggi femminili di Tarantino sono vere eroine post-femministe. Non più “damigelle in pericolo” che devono essere salvate dal’uomo di turno, nè stupide “oche” al traino, ma nemmeno virago mascolinizzate. Tarantino vive in un mondo tutto al femminile, dove le donne fanno di tutto, e meglio, degli uomini.
E’ il post-femminismo, baby.
Per dire, se l’avesse girato Tarantino, Ann Darrow a King Kong l’avrebbe preso a calci nelle palle…

Con agghiacciante tempismo, tre giorni dopo che ho iniziato a leggere “2001: Odissea nello Spazio”, A.C. ha tirato le ali. Facendo i debiti scongiuri per gli autori degli altri libri che ho in coda, ne parliamo qui, e non solo perchè è stato il co-autore di una delle più grandiose opere cinematografiche di tutti i tempi (di cui abbiamo già detto).
Nella prefazione del libro, Clarke racconta che al termine della missione Apollo 13, il capo della NASA, Tom Paine, gli spedì una copia del rapporto della missione su cui aveva annotato: “proprio come tu avevi sempre detto che sarebbe successo, Arthur”. Questo anedotto sintetizza la vita di Clarke: riuscì a ispirare molta gente a fare l’impossibile e predisse il futuro con accuratezza sconcertante. Di profeti il mondo ne ha visti molti, ma ben pochi ne hanno azzeccate così tante.
Clarke era l’ultimo sopravvissuto della Trinità della Fantascienza (il primo ad andarsene è stato Heinlein nel 1988, seguito da Asimov nel 1992). Credeva, come Asimov, che la Fantascienza avesse un ruolo sociale molto importante: One of the biggest roles of science fiction is to prepare people to accept the future without pain and to encourage a flexibility of mind. Politicians should read science fiction, not westerns and detective stories. E aveva (ancora) ragione. Come già abbiamo notato la maggior parte dei dibattiti sui pericoli delle tecnologie più recenti (bio-, nano-, cyber-, etc…) e delle questione ecologiche sono non solo banali e superficiali, ma anche irrimediabilmente superati da decenni di speculazione fantascientifica.
In un certo senso Sir Arthur è stato l’ultimo di un’epoca. Dopo la scomparsa di Isaac, era praticamente rimasto l’unico a credere nella Scienza come unico mezzo per migliorare la condizione umana (e forse, eventualmente, superarla). Un incrollabile ottimismo, in parte giustificato e largamente stemperato da buone dosi di cinismo e humour britannico, che la cultura moderna sembra aver mai perso o abbandonato di fronte agli effetti collaterali, ai rischi e ai danni del progresso. Anche lui si rendeva conto che l’illusione illuminista sulle “magnifiche sorti progressive” dell’umanità è entrata ormai in crisi da parecchio per conto suo, lasciando spazio al ritorno prepotente sulla scena delle grandi religioni organizzate e al dilagare incontrollato di superstizione e irrazionalità, ma si rifiutava orogogliosamente di rinunciare a guardare le stelle e a sognare. E questa è forse la cosa più importante che si è lasciato dietro.
Grazie, Arthur.
I’m sure the extraterrestrials are all over the place. I am surprised and disappointed they haven’t come here already – assuming they haven’t. Maybe they are waiting for the right moment to come. And I hope they are not hungry!
Non sono certo io che devo mettermi a fare la recensione o gli elogi di un film che tutti e quattro i frequentatori di questo blog conoscono quasi a memoria. Ma questa visione è stata speciale. Prima di tutto perchè si trattava della versione americana non censurata (Pulp Fiction ha un mare di versioni, censurate e non censurate: quella americana non censurata ha almeno una scena in più rispetto a quella italiana non censurata. Non chiedetemi perchè, le ragioni dei censori, nonchè la loro stessa esistenza, vanno al di là delle mie capacità di comprensione). Poi perchè questa visione si è svolta in questo fantastico anfiteatro all’aperto. Il tempio adatto per un’orda di cultori e fans venuti ad adorare San Quintino, che quando è comparso Harvey Keitel e ha detto: I’m Winston Wolfe. I solve problems. sono scoppiati in un boato che l’hanno sentito fino sulle Grandi Pianure.
Che dire? Pulp Fiction è come tutti i (pochi) film di Tarantino una summa della (sotto)cultura pop americana, e quindi, ormai, mondiale. E’ il prodotto di qualcuno che ha passato buona parte della sua esistenza a lavorare in un videostore guardando tutto ciò su cui riusciva a mettere le mani. E che, allo stesso tempo (e forse anche per questo), è anche parecchio, ma parecchio, fuori di testa. Ne vengono fuori questi film che sembrano un frullato di interi generi cinematografici in cui tutto è esasperato ed eccessivo, la violenza verbale e fisica è così esagerata che nemmeno fa impressione e le storie così surreali che hanno persino un loro senso. Insieme a colonne sonore da paura e un montaggio delle scene che sembra fatto con un generatore di numeri casuali. Ma per far funzionare un tale casino non basta essere un regista coi controcazzi. Bisogna anche essere un fottuto genio.
Jules: Whoa, whoa, whoa, whoa… stop right there. Eatin’ a bitch out, and givin’ a bitch a foot massage ain’t even the same fuckin’ thing.
Vincent: It’s not. It’s the same ballpark.
Jules: Ain’t no fuckin’ ballpark neither. Now look, maybe your method of massage differs from mine, but, you know, touchin’ his wife’s feet, and stickin’ your tongue in her Holiest of Holies, ain’t the same fuckin’ ballpark, it ain’t the same league, it ain’t even the same fuckin’ sport. Look, foot massages don’t mean shit.
Vincent: Have you ever given a foot massage?
Jules: Don’t be tellin’ me about foot massages. I’m the foot fuckin’ master.
Vincent: Given a lot of ‘em?
Jules: Shit yeah. I got my technique down and everything, I don’t be ticklin’ or nothin’.
Vincent: Would you give a guy a foot massage?
Jules: Fuck you.
Vincent: You give them a lot?
Jules: Fuck you.
Vincent: You know, I’m getting kinda tired. I could use a foot massage myself.
Jules: Man, you best back off, I’m gittin’ a little pissed here.
Jules: Look, just because I don’t be givin’ no man a foot massage don’t make it right for Marsellus to throw Antwan into a glass motherfuckin’ house fuckin’ up the way the nigger talks. Motherfucker do that shit to me, he better paralyze my ass cuz I’ll kill the motherfucker, know what I’m sayin’?
Vincent: I ain’t saying it’s right. But you’re saying a foot massage don’t mean nothing, and I’m saying it does. Now look, I’ve given a million ladies a million foot massages, and they all meant something. We act like they don’t, but they do, and that’s what’s so fucking cool about them. There’s a sensuous thing going on where you don’t talk about it, but you know it, she knows it, fucking Marsellus knew it, and Antwan should have fucking better known better. I mean, that’s his fucking wife, man. He can’t be expected to have a sense of humor about that shit. You know what I’m saying?
Jules: That’s an interesting point. Come on, let’s get into character.
e il prossimo appuntamento a Red Rocks è The Shining…
Kirk: Take us out.
Chekov: Very good, sir.
Scotty: Brought a tear to my eye.
Kirk: Oh, be quiet.
Sono sicuro che anche lassù avrai trovato la tua sala motori, right where I left it, sir! e che in questo momento starai borbottando they don’t make them like they used to e starai cercando the right tool for the right job!
Addio, Scotty, parting is such sweet sorrow. Don’t we hear the chimes at midnight?